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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI VESCOVI DI COSTA RICA IN VISITA 
"AD LIMINA APOSTOLORUM"


Venerd́, 30 novembre 2001

 

Cari Fratelli nell'Episcopato,

1. In questi giorni della vostra visita ad Limina avete avuto l'opportunità di venerare le tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, rinnovando dinanzi ad esse la fedeltà alla fede ricevuta, e di rivitalizzare lo spirito evangelizzatore, che fece di questi grandi testimoni di Cristo, insieme agli altri Apostoli, un saldo fondamento della Chiesa di tutti i tempi (cfr Ef 2, 20). È quindi come un ritorno alle origini stesse del ministero apostolico che svolgete nelle diverse Chiese particolari di Costa Rica, piantando e irrigando il seme del Vangelo, affinché Dio lo faccia crescere abbondantemente (cfr 1 Cor 6-7).

Con questo spirito vi ricevo oggi con grande gioia, per condividere le vostre preoccupazioni pastorali, incoraggiare gli sforzi per radicare ogni giorno di più il Vangelo nel cuore degli amati figli e figlie costaricensi e svolgere il compito affidato a Pietro da Gesù di confermare i fratelli nella fede (cfr Lc 22, 32).

Ringrazio cordialmente Monsignor Román Arrieta Villalobos, Arcivescovo di San José e Presidente della Conferenza Episcopale, per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti, esprimendo la vicinanza e lo spirito di comunione con il Vescovo di Roma, al quale vi uniscono vincoli di unità, di amore e di pace (cfr Lumen gentium, n. 22). In esse sento anche il palpitare di un popolo "di feconda storia e amante della pace" (Saluto nell'Aeroporto di San José, 2-3-1983, n. 1), del quale serbo un ricordo tanto gradito dalla mia Visita Pastorale nel 1983.

2. Sono lieto di sapere che, di fronte alle sfide del nuovo millennio, il vostro Paese è aperto alla speranza, fondata soprattutto sulla generosa dedizione dei Pastori e dei loro collaboratori alla missione evangelizzatrice. Essa è incoraggiata quest'anno dalla commemorazione del centenario di un esimio predecessore vostro, Monsignor Bernardo Agusto Thiel, secondo Vescovo di San José, che svolse una lunga e prolifica attività pastorale e seppe diffondere prontamente i primi semi della dottrina sociale della Chiesa. A ciò si deve, in buona parte, la lunga tradizione democratica, di dialogo e di tolleranza in Costa Rica, preziosa eredità che vi deve portare a una rinnovata fiducia nella forza pacificatrice del Vangelo, in un momento storico in cui questo valore, indispensabile per le nazioni e per tutto il genere umano, sembra tanto minacciato e quasi impossibile da raggiungere.

Questa convinzione contribuirà anche a focalizzare con lungimiranza cristiana i processi attuali di convivenza sociale, uno dei quali è la presenza in Costa Rica di numerosi emigranti provenienti da Paesi confinanti.

È parimenti motivo di soddisfazione la vostra sensibilità nel conservare e far crescere lo spirito di comunione, sia in ognuna delle vostre comunità ecclesiali sia fra voi stessi e con le Chiese sorelle dell'America Centrale. Tali rapporti acquistano un grande valore non solo perché promuovono con maggiore efficacia determinati aspetti dell'azione pastorale, ma anche perché fanno della Chiesa "la casa e la scuola della comunione", che è "la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia" (Novo Millennio ineunte, n. 43).

3. La spiritualità di comunione ha un ambito privilegiato di applicazione nei rapporti dei Vescovi con i loro sacerdoti, per la perfetta sintonia e concordia che devono esistere fra il Pastore e i suoi più immediati collaboratori nel dare impulso alla pastorale congiunta di tutta la Diocesi (cfr Christus Dominus, n. 16). Nelle relazioni che avete inviato si nota l'attenzione particolare che prestate al vostro clero, relativamente numeroso in termini comparativi, e del quale ora vi preoccupa soprattutto il rinnovamento spirituale e pastorale. Volete che ogni sacerdote viva "il suo incontro personale con Gesù Cristo vivo, per essere agente qualificato di conversione, comunione e solidarietà, e dare così impulso alla Nuova Evangelizzazione", come avete detto nel recente messaggio che avete inviato loro (Il Sacerdote che vogliamo. Messaggio dei Vescovi di Costa Rica ai loro Sacerdoti, 12-4-2001, IV).

Tutto ciò deve tradursi in azioni concrete che portino a un discernimento più attento nell'ammissione dei candidati, a un'intensificazione della formazione soprattutto spirituale dei seminaristi, seguendoli e guidandoli "verso una maturità affettiva che li renda atti ad abbracciare il celibato sacerdotale e capaci di vivere in comunione con i confratelli nella vocazione sacerdotale" (Ecclesia in America, n. 40). Non si devono neanche dimenticare i necessari programmi di formazione permanente per tutti i sacerdoti poiché, se ogni azione pastorale ha come obiettivo prioritario la santità, i ministri del Vangelo devono essere i primi a rendere testimonianza di questo "compito, che deve governare l'intera esistenza cristiana" (Novo Millennio ineunte, n. 30). In questo ambito, insostituibile è il rapporto personale, di amicizia e di vicinanza, del Vescovo con i suoi sacerdoti, per incoraggiarli nella loro vocazione, orientarli nelle loro attività, ravvivare in essi lo zelo apostolico e, se fosse necessario, correggerli paternamente, con bontà e prontezza.

4. In Costa Rica, come in altri Paesi, gli uomini stanno vivendo un momento drammatico e, allo stesso tempo, affascinante. Da un lato sembra diffondersi ovunque uno stile di vita basato su criteri meramente materiali, che incitano al triviale consumismo, il che comporta tante conseguenze negative per la dignità delle persone e il bene comune della società. Dall'altro, si apprezza tuttavia il rinascere di un profondo spirito religioso, ben radicato nel popolo costaricense, e la ricerca di un significato profondo e consistente della vita. In questo contesto diventa ancora più attuale, se possibile, l'urgenza di "ricuperare e riproporre il vero volto della fede cristiana, che non è semplicemente un insieme di proposizioni da accogliere e ratificare con la mente. È invece una conoscenza vissuta di Cristo, una memoria vivente dei suoi comandamenti, una verità da vivere" (Veritatis splendor, n. 88). In effetti, la Chiesa ha la missione di portare la luce del Vangelo a tutti gli ambiti dell'esistenza umana, affinché tutti gli uomini ottengano la salvezza (cfr Lumen gentium, n. 24) e si realizzi in ognuno la vocazione universale alla santità.

Per questo è di somma importanza intraprendere con decisione un'azione evangelizzatrice che non solo raggiunga tutti i settori della società, ma che faccia anche crescere nei fedeli la gioia di credere e di celebrare la propria fede, la loro responsabilità di essere membri del Corpo di Cristo (cfr 1 Cor 12, 27) e la loro partecipazione alla missione di proclamare la Buona Novella a tutte le creature (cfr Mc 16, 15). A tal fine è necessario un decisivo impulso della catechesi affinché essa, lentamente ma in modo costante e ben articolato, offra una formazione sempre più consistente nella fede. Così facendo, si preparano i cristiani di oggi a dare una risposta a quanti chiedono ragione della speranza che è in loro (cfr 1 Pt 3, 15) fra le tendenze secolariste. Allo stesso tempo, facendosi eco fedele dell'insegnamento di Gesù che tanta meraviglia suscitava nella folla (cfr Mt 22, 22-33), si offre il vero significato trascendente dell'esistenza, prevenendo così i progressi proselitisti delle sette e dei nuovi gruppi religiosi (cfr Ecclesia in America, n. 73).

5. Sono a conoscenza dei vostri sforzi per coinvolgere i laici in questo compito, come vi ho già indicato nella mia visita in Costa Rica (cfr Ai Vescovi dell'America Centrale, 2-3-1983, n. 3), e constato con soddisfazione l'aumento dei catechisti negli ultimi anni nelle vostre Diocesi. Essi sono spesso la via più diretta attraverso la quale il dono della fede cresce nei bambini e illumina le diverse fasi e situazioni della vita e dunque meritano una particolare attenzione da parte dei Pastori, di modo che non manchi loro la dovuta formazione teologica e spirituale, siano con la loro vita testimoni di ciò che insegnano e prendano pienamente coscienza dell'aspetto trascendente della loro missione nella Chiesa.

Inoltre, i catechisti laici, per il loro particolare vincolo con la parrocchia e con altre comunità ecclesiali, per la loro formazione teologica e la loro familiarità con la dottrina della Chiesa, devono essere anche cristiani impegnati nei diversi ambiti della vita quotidiana. In tal modo uniscono la loro collaborazione con i Pastori nei compiti più direttamente pastorali alla loro vocazione specifica, che li porta ad agire nell'ordine temporale "guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, ... direttamente e in modo concreto" (Apostolicam actuositatem, n. 7; cfr Novo Millennio ineunte, n. 46).

Le grandi speranze che in Costa Rica, come nel resto dell'America e nelle altre Chiese nel mondo, sono riposte nel laicato, devono richiamare l'attenzione dei Pastori affinché sentano come un'urgenza indifferibile l'occuparsi con sollecitudine della salda formazione nella vita spirituale e nei criteri cristiani che i fedeli laici devono rendere operativi nel mondo della famiglia, della società, della politica, del lavoro e della cultura (cfr Ecclesia in America, n. 44). A tal fine sarà di grande aiuto seguire da vicino e promuovere movimenti e associazioni specifiche, che fungano da via per un aiuto reciproco dei loro membri, un più facile inserimento delle nuove generazioni e un'attuazione più organizzata e stabile dei loro membri.

6. Avete anche manifestato la vostra preoccupazione per la situazione della famiglia nel vostro Paese, che non è stato immune dalla "crisi diffusa e radicale di questa fondamentale istituzione" (Novo Millennio ineunte, n. 47). Forse in alcune delle vostre Diocesi questo fenomeno può aver esercitato un impatto particolare, sia per la rapidità con cui si è prodotto sia per la grande stima in cui tradizionalmente la famiglia è tenuta, provocando un certo scoraggiamento dinanzi a un fenomeno inatteso e in apparenza inesorabile. Desidero perciò ricordarvi le confortanti parole di Gesù dinanzi alla titubanza dei suoi discepoli più vicini:  " Coraggio sono io, non abbiate paura" (Mt 14, 27). Con queste parole nella mente e nel cuore allontaneremo la tentazione di vacillare nel dovere di vegliare sul grande tesoro di amore e di vita che Dio ci ha dato con l'istituzione della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile.

Di fatto, la Chiesa non può restare indifferente quando vengono messi in discussione il dono e il diritto fondamentale alla vita fin dall'inizio o quando s'impoverisce l'amore dei coniugi, si sminuisce il valore della fedeltà reciproca o s'infrange il naturale rapporto fra uomo e donna, che raggiunge la sua autentica pienezza nel matrimonio. Per la fedeltà al Vangelo e la radicale stima della dignità di ogni essere umano, non si può restare neutrali dinanzi a fenomeni che denotano una cultura edonistica, di egoismo e di morte, per quanto grandi siano le difficoltà e potenti le influenze esterne.

A tale proposito, è necessario rivitalizzare costantemente una pastorale familiare che prepari adeguatamente i giovani a formare una nuova famiglia, che segua anche i coniugi nelle difficoltà che potranno incontrare, aiutandoli ad accogliere gioiosamente i figli, a educarli con tenerezza e a trasmettere loro la fede. Sarà altresì necessario dare impulso alle condizioni sociali, economiche e legali atte a salvaguardare l'unità e la stabilità dei focolari domestici, invitando le famiglie a "farsi soggetti attivi di un'efficace presenza ecclesiale e sociale a tutela dei loro diritti" (Novo Millennio ineunte, n. 47).

7. Desidero parimenti ricordare in questo incontro con voi un settore tanto decisivo per la Chiesa come è quello degli istituti religiosi e delle persone consacrate. Essi hanno contribuito in modo determinante, non solo all'evangelizzazione delle vostre terre, ma anche a forgiare in buona misura l'identità culturale di Costa Rica, potenziando significativamente l'attuale azione pastorale in diversi settori.

La Chiesa rende continuamente grazie allo Spirito Santo per la vita consacrata che Egli suscita al suo interno, la quale "affonda le sue radici nel Vangelo e produce frutti copiosi in ogni stagione" (Vita consecrata, n. 5). Alcuni di questi frutti sono ben visibili attraverso numerose opere e istituzioni dedite all'educazione, all'apostolato giovanile, alla cura dei malati o all'attenzione per le molteplici forme di povertà e di emarginazione. Tuttavia, al di là delle sue attività concrete, la comunità ecclesiale deve apprezzare il fatto che sia "una manifestazione particolarmente ricca dei beni evangelici e un'attuazione più compiuta del fine della Chiesa" (Ibidem, n. 5). Lo sviluppo della vita consacrata in ogni Chiesa particolare denota in un certo modo la sua capacità di presentare Cristo con un vigore e un fascino tali da suscitare in molti dei suoi membri il desiderio di seguirlo con totale radicalità evangelica.

I Pastori hanno dunque il dovere di promuovere le vocazioni anche alla vita consacrata e di vegliare affinché venga rispettata l'identità propria di ogni Istituto (cfr C.I.C., cc. 385 e 586), per la qual cosa devono promuovere fra i fedeli la stima di una vita totalmente consacrata a Dio e stabilire forme di pastorale vocazionale che mostrino "l'impegno corale di tutta la Chiesa" in questo campo (cfr Vita consecrata, n. 64).

8. Vi incoraggio dunque, cari Fratelli Vescovi di Costa Rica, a continuare a dare un nuovo impulso ai compiti dell'evangelizzazione, per soddisfare con il messaggio di Cristo gli aneliti più profondi di tutti i settori del Popolo di Dio:  bambini e giovani, malati e anziani, donne e uomini, famiglie e popoli, persone povere e abbandonate. Affido alla protezione di Nuestra Señora de los Ángeles, Madre e Avvocatessa del popolo costaricense, i propositi pastorali che vi animano e che, in stretta collaborazione con i sacerdoti, con le persone consacrate e i laici impegnati, devono rivitalizzare, in questo inizio di millennio, la solidità della fede nelle Chiese particolari che vi sono state affidate.

Mentre vi ringrazio per la generosità con cui svolgete il vostro ministero, vi chiedo di trasmettere alle comunità che vi attendono, dopo questa visita ad Limina, il saluto cordiale e la vicinanza affettuosa del Papa, insieme alla Benedizione Apostolica, che vi imparto di cuore.

      

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