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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI
PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO
DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
Signori Cardinali, Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel
Sacerdozio, Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Vi rivolgo con piacere il mio saluto cordiale in occasione
della Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti. Saluto il Signor Cardinale Jorge Arturo Medina Estévez, che guida
con generosa dedizione il Dicastero, e con lui saluto i Signori Cardinali, i
venerati Presuli e tutti coloro che, a vario titolo, lavorano in codesta
Congregazione per il servizio alla Chiesa e all'evangelizzazione.
La vostra Plenaria è stata preceduta da numerosi incontri dei
Vescovi Membri di Conferenze Episcopali con i responsabili del vostro Dicastero,
incontri segnati da atmosfera di fraterna collaborazione e tesi ad approfondire
la vita liturgica nel Popolo di Dio ed a favorire l'applicazione fedele degli
orientamenti del Concilio Vaticano II.
2. La Sacra Liturgia, che la Costituzione Sacrosanctum
Concilium qualifica come il culmine della vita ecclesiale, non può mai
essere ridotta a semplice realtà estetica, né può essere considerata come uno
strumento con finalità meramente pedagogiche o ecumeniche. La celebrazione dei
santi misteri è innanzitutto azione di lode alla sovrana maestà di Dio, Uno e
Trino, ed espressione voluta da Dio stesso. Con essa l'uomo, in modo personale e
comunitario, si presenta dinanzi a Lui per rendergli grazie, consapevole che il
suo essere non può trovare la sua pienezza senza lodarlo e compiere la sua
volontà, nella costante ricerca del Regno che è già presente, ma che verrà
definitivamente nel giorno della Parusia del Signore Gesù. La Liturgia e
la vita sono realtà indissociabili. Una Liturgia che non avesse un riflesso
nella vita diventerebbe vuota e certamente non gradita a Dio.
3. La celebrazione liturgica è un atto della virtù di
religione che, coerentemente con la sua natura, deve caratterizzarsi per un
profondo senso del sacro. In essa l'uomo e la comunità devono essere
consapevoli di trovarsi in modo speciale dinanzi a Colui che è tre volte santo
e trascendente. Di conseguenza l'atteggiamento richiesto non può
che essere permeato dalla riverenza e dal senso dello stupore
che scaturisce dal sapersi alla presenza della maestà di Dio. Non voleva forse
esprimere questo Dio nel comandare a Mosè di togliersi i sandali dinanzi al
roveto ardente? Non nasceva forse da questa consapevolezza l'atteggiamento di
Mosè e di Elia, che non osarono guardare Iddio facie ad faciem?
Il Popolo di Dio ha bisogno di vedere nei sacerdoti e nei
diaconi un comportamento pieno di riverenza e di dignità, capace di aiutarlo a
penetrare le cose invisibili, anche senza tante parole e spiegazioni. Nel
Messale Romano, detto di San Pio V, come in diverse Liturgie orientali, vi sono
bellissime preghiere con le quali il sacerdote esprime il più profondo senso di
umiltà e di riverenza di fronte ai santi misteri: esse rivelano la sostanza
stessa di qualsiasi Liturgia.
La celebrazione liturgica presieduta dal sacerdote è
un'assemblea orante, radunata nella fede e attenta alla Parola di Dio. Essa ha
come scopo primario quello di presentare alla divina Maestà il Sacrificio vivo,
puro e santo, offerto sul Calvario una volta per sempre dal Signore Gesù, che
si fa presente ogni volta che la Chiesa celebra la Santa Messa per esprimere il
culto dovuto a Dio in spirito e verità.
Mi è noto l'impegno profuso da codesta Congregazione per
promuovere, insieme con i Vescovi, l'approfondimento della vita liturgica nella
Chiesa. Nell'esprimere il mio apprezzamento, auspico che tale preziosa opera
contribuisca a rendere le celebrazionì sempre più degne e fruttuose.
4. La vostra Plenaria, anche in vista della preparazione di un
apposito Direttorio, ha scelto come tema centrale quello della religiosità
popolare. Essa costituisce un'espressione della fede che si avvale di elementi
culturali di un determinato ambiente, interpretando ed interpellando Ia
sensibilità dei partecipanti in modo vivace ed efficace.
La religiosità popolare, che si esprime in forme diversificate
e diffuse, quando è genuina, ha come sorgente la fede e deve’essere,
pertanto, apprezzata e favorita. Essa, nelle sue manifestazioni più autentiche,
non si contrappone alla centralità della Sacra Liturgia, ma, favorendo la fede
del popolo che la considera una sua connaturale espressione religiosa,
predispone alla celebrazione dei sacri misteri.
5. Il corretto rapporto tra queste due espressioni di fede deve
tener presenti alcuni punti fermi e, tra questi, innanzitutto che la Liturgia è
il centro della vita della Chiesa e nessun'altra espressione religiosa può
sostituirla od essere considerata allo stesso livello.
E' importante ribadire, inoltre, che la religiosità popolare ha
il suo naturale coronamento nella celebrazione liturgica, verso la quale, pur
non confluendovi abitualmente, deve idealmente orientarsi, e ciò deve essere
illustrato con un'appropriata catechesi.
Le espressioni della religiosità popolare appaiono talora
inquinate da elementi non coerenti con la dottrina cattolica. In tali casi esse
vanno purificate con prudenza e pazienza, attraverso contatti con i responsabili
e una catechesi attenta e rispettosa, a meno che incongruenze radicali non
rendano necessarie misure chiare e immediate.
Queste valutazioni competono innanzitutto al Vescovo diocesano o
ai Vescovi del territorio interessati a tali forme di religiosità. In questo
caso è opportuno che i Pastori confrontino le loro esperienze per offrire
orientamenti pastorali comuni, evitando contraddizioni dannose per il popolo
cristiano. Tuttavia, a meno di palesi motivi contrari, i Vescovi abbiano nei
confronti della religiosità popolare un atteggiamento positivo ed
incoraggiante.
6 Desidero, infine, manifestare il mio compiacimento per il
lavoro svolto dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, dopo l'ultima Plenaria del 1996. In questo periodo sono state
pubblicate la terza Edizione Tipica del Messale Romano, la prima del Libro degli
Esorcismi e quella del Martirologio Romano. Inoltre, sono state emanate le
Istruzioni sulle traduzioni liturgiche e sull'esame per via amministrativa delle
richieste di dichiarazione di nullità della sacra Ordinazione.
A tale proposito, esorto i Vescovi e la Congregazione a pone
ogni cura perché le traduzioni liturgiche siano fedeli all'originale delle
rispettive edizioni tipiche in lingua latina. Una traduzione, infatti, non
rappresenta un esercizio di creatività, ma un accurato impegno per conservare
il senso dell'originale senza cambiamenti, omissioni o aggiunte. La non
osservanza di tale criterio rende talora necessario e urgente il lavoro di
revisione di alcuni testi. Accanto al lavoro già ricordato, la Congregazione si
è inoltre occupata delle dispense sacerdotali e di quelle sui matrimoni rati e
non consumati, dell'approvazione dei testi liturgici dei nuovi santi e beati e
di quella dei calendari particolari, nonché delle recognitiones di
numerosissime traduzioni dei testi liturgici nelle lingue volgari. Si tratta di
un'attività notevole svolta con competenza ed accuratezza, per la quale voglio
esprimere al Signor Cardinale Prefetto, a Mons. Segretario, l'Arcivescovo
Francesco Pio Tamburrino, ai Monsignori Sottosegretari ed a tutti i Membri,
Consultori e Commissari della Congregazione il mio sincero ringraziamento.
Affido questo prezioso lavoro ed i progetti dell' intera
Congregazione alla celeste protezione della Madre di Dio e con affetto imparto a
tutti una particolare Benedizione Apostolica.
Da Castel Gandolfo, 21 Settembre 2001
IOANNES PAULUS II
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