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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO
DEL SINDACATO "SOLIDARNOSC" DALLA POLONIA

Martedì, 11 novembre 2003

 

Do il mio cordiale benvenuto a tutti i presenti. In modo particolare saluto il Signor Presidente Lech Wałęsa e l’attuale Presidente del Sindacato. Saluto il Mons. Tadeusz Gocłowski, responsabile da parte dell’Episcopato per la pastorale del mondo del lavoro. Sono lieto di poter nuovamente ospitare in Vaticano i rappresentanti di "Solidarność".

Non è la prima volta che ci incontriamo l’11 novembre, giorno particolare per la Polonia. Ricordo che tale udienza ebbe luogo anche nel 1997. Dissi allora: "Porto nel profondo del mio cuore e ogni giorno affido a Dio nella preghiera i vostri problemi, le vostre aspirazioni, le vostre ansie e le vostre gioie, la vostra fatica unita con il lavoro". Oggi lo ripeto ancora una volta per assicurarvi, che costantemente mi è cara la sorte degli uomini di lavoro in Polonia.

Ricordando la data dell’11 novembre non posso fare a meno di richiamarmi alla libertà nazionale riconquistata quel giorno, dopo anni di lotte che costarono alla nostra nazione tante rinunce e tanti sacrifici. Questa libertà esteriore non durò a lungo, ma sempre abbiamo potuto appellarci ad essa nella lotta per conservare la libertà interiore, la libertà dello spirito. So quanto caro era questo giorno a tutti coloro che nel periodo del comunismo cercavano di opporsi alla programmata soppressione della libertà dell’uomo, all’umiliazione della sua dignità e alla negazione dei suoi fondamentali diritti. Più tardi da quell’opposizione nacque il movimento di cui siete artefici e continuatori. Anche questo movimento si ricollegava all’11 novembre, a quella libertà che nel 1918 trovò la sua espressione esteriore, politica, e che nacque dalla libertà interiore dei singoli cittadini della Repubblica Polacca spartita e dalla libertà spirituale di tutta la nazione.

Questa libertà di spirito, benché repressa sin dalla fine della seconda guerra mondiale e dagli accordi di Jalta, è sopravvissuta, ed è divenuta il fondamento delle pacifiche trasformazioni nel nostro Paese, e in seguito in tutta l’Europa, compiutesi anche grazie al sindacato "Solidarność". Rendo grazie a Dio per l’anno 1979, nel quale il senso di unità nel bene e il comune desiderio della prosperità dell’oppressa nazione sconfisse l’odio e la voglia di vendetta, e divenne il germoglio di costruzione di uno stato democratico. Sì, ci sono stati dei tentativi per distruggere quest’opera. Tutti abbiamo nella memoria il 13 dicembre 1981. Si riuscì a sopravvivere a tali prove. Ringrazio Dio perché il 19 aprile 1989 ho potuto pronunciare le seguenti parole: Maria, "raccomando alla Tua sollecitudine materna "Solidarność" che oggi, dopo la nuova legalizzazione del 17 aprile, può tornare ad agire. Ti raccomando il processo legato a questo avvenimento, teso a plasmare la vita della Nazione secondo le leggi della società sovrana. Prego Te, Signora di Jasna Góra, affinché sul cammino di questo processo tutti continuino a dimostrare il coraggio, la saggezza e la ponderatezza indispensabili per servire il bene comune".

Ricordo questi eventi, perché hanno un significato particolare nella storia della nostra nazione. E sembra che essi stiano sfuggendo dalla memoria. Le generazioni più giovani ormai non li conoscono di propria esperienza. Si potrebbe dunque domandare se apprezzeranno giustamente la libertà che possiedono, se non si renderanno conto del prezzo pagato per essa. "Solidarność" non può trascurare la premura per questa storia, così vicina e allo stesso tempo ormai lontana. Non si può fare a meno di ricordare la storia postbellica del riacquisto della libertà. E’ il patrimonio a cui occorre tornare costantemente, affinché la libertà non degeneri nell’anarchia, ma assuma la forma di comune responsabilità per le sorti della Polonia e di ogni suo cittadino.

Il 15 gennaio 1981 dissi ai rappresentanti di "Solidarność": "Penso, cari Signori e Signore, che Voi avete la piena coscienza dei doveri, che stanno davanti a voi (...). Sono, questi, doveri di enorme importanza. Essi si collegano con il bisogno di una piena assicurazione della dignità e dell’efficacia del lavoro umano, mediante il rispetto di tutti i diritti personali, familiari e sociali di ogni uomo: che è soggetto del lavoro. In tal senso questi doveri hanno un significato fondamentale per la vita di tutta la società, dell’intera nazione: per il suo bene comune. Infatti il bene comune della società si riduce, in definitiva, alla domanda: chi è la società, chi è ogni uomo; come egli vive e come lavora. E perciò la vostra autonoma attività ha, e deve avere sempre, un chiaro riferimento all’intera morale sociale. Prima di tutto alla morale legata al campo del lavoro, alle relazioni tra il lavoratore e il datore".

Sembra che oggi questa esortazione a garantire la dignità e l’efficacia del lavoro umano non abbia perso la sua importanza. So quanto queste due caratteristiche del lavoro siano oggi in pericolo. Insieme con lo sviluppo dell’economia di mercato appaiono nuovi problemi i quali toccano dolorosamente i lavoratori. Più volte ho parlato ultimamente del problema della disoccupazione, che, in molte regioni della Polonia acquista dimensioni pericolose. Apparentemente sembra che i sindacati non abbiano influenza su questo. Occorre però domandarsi se non abbiano influenza sul modo di assumere i dipendenti, dal momento che con una sempre maggiore frequenza esso ha carattere temporaneo, oppure sul modo di procedere ai licenziamenti che vengono fatti senza alcuna cura per le sorti dei singoli dipendenti e delle loro famiglie. Sì, "Solidarność" dimostra una maggiore attività nelle grandi aziende, specialmente in quelle di proprietà dello Stato. Ci si può tuttavia domandare se il sindacato sia abbastanza sollecito per le sorti dei dipendenti nelle aziende piccole, private, nei supermercati, nelle scuole, negli ospedali o in altri soggetti dell’economia di mercato, che non dispongono della forza che hanno le miniere o le acciaierie. Bisogna che il vostro sindacato prenda apertamente le difese degli uomini del lavoro ai quali i datori del lavoro negano il diritto di voce, il diritto di opporsi ai fenomeni che violano i diritti fondamentali del lavoratore.

So che nel nostro Paese capita che ai lavoratori non vengano pagati i salari. Poco tempo fa, riferendomi alla lettera che a tal proposito hanno pubblicato i vescovi polacchi, dissi che il blocco del pagamento dovuto per il lavoro è peccato che grida vendetta al cielo. "Uccide il prossimo chi gli toglie il nutrimento, versa sangue chi rifiuta il salario all’operaio" (Sir 34, 22). Questo abuso è la causa della drammatica situazione di molti uomini del lavoro e delle loro famiglie. Il sindacato "Solidarność" non può rimanere indifferente di fronte a questo angosciante fenomeno.

Un problema a parte è il frequente trattare i lavoratori esclusivamente come mano d’opera. Accade che i datori di lavoro in Polonia rifiutino ai loro dipendenti il diritto al riposo, all’assistenza medica, e perfino alla maternità. Non significa questo limitare la libertà, per la quale lottò "Solidarność"? Rimane tanto da fare sotto questo aspetto. Questo dovere grava sulle autorità dello Stato, sulle istituzioni giuridiche, ma anche su "Solidarność", con cui il mondo del lavoro ha unito tanta speranza. Non si può deluderla.

Nell’anno 1981, mentre ancora perdurava lo stato di emergenza, dissi ai rappresentanti di "Solidarność": "L’attività dei sindacati non ha carattere politico, non deve essere strumento dell’azione di nessuno, di nessun partito politico, per potersi concentrare in modo esclusivo e pienamente autonomo, sul grande bene sociale del lavoro umano e degli uomini del lavoro" (15 gennaio 1981). Sembra che proprio la politicizzazione del sindacato - probabilmente dovuta alla necessità storica – abbia portato al suo indebolimento. Come scrissi nell’Enciclica Laborem excercens, chi detiene il potere nello Stato è un indiretto datore di lavoro, i cui interessi di solito non vanno di pari passo con le necessità del dipendente. Pare che "Solidarność", entrando in una certa tappa della storia direttamente nel mondo della politica e assumendo la responsabilità per il governo del paese, abbia dovuto per forza rinunciare alla difesa degli interessi dei lavoratori in molti settori della vita economica e pubblica. Mi sia permesso di dire che oggi "Solidarność", se veramente vuole servire la nazione, dovrebbe tornare alle proprie radici, agli ideali che l’illuminavano come sindacato. Il potere passa di mano in mano, e gli operai, gli agricoltori, gli insegnanti, gli operatori sanitari e tutti gli altri lavoratori, indipendentemente da chi detiene il potere nel paese, attendono aiuto nella difesa dei loro giusti diritti. Qui "Solidarność" non può mancare.

E’ un compito difficile ed esigente. Perciò ogni giorno accompagno con la mia preghiera tutti i vostri sforzi. Difendendo i diritti di chi lavora state operando per una causa giusta, perciò potete contare sull’aiuto da parte della Chiesa. Credo, che tale operato sarà efficace e porterà il miglioramento della sorte degli uomini del lavoro nel nostro Paese. Con l’aiuto di Dio continuate a svolgere l’opera che abbiamo iniziato insieme anni fa. Dio vi benedica.

 

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