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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA (31 MAGGIO - 10 GIUGNO 1997)
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto «Balice»
(Kraków)
- Giovedì, 17 Giugno 1997
Cari fratelli e sorelle, miei connazionali
1. Il mio pellegrinaggio nella diletta Patria volge al termine. Torno ancora
una volta con il cuore e con il pensiero alle sue singole tappe. Alle Chiese
locali e alle città, che mi è stato dato di visitare. Ho vive
davanti agli occhi le moltitudini dei fedeli in preghiera, che mi hanno
accompagnato in tutti i luoghi di questa visita. Al momento del congedo, cari
Connazionali, voglio salutarvi tutti ancora una volta. Non voglio tralasciare
nessuno! Saluto in modo particolare la gioventù polacca, che in tutte le
tappe di questa visita è stata presente così numerosa, e
specialmente a Poznań. Saluto le famiglie polacche, che in Dio hanno sempre
trovato la potenza e la forza che unisce. Saluto coloro con cui mi è
stato dato di incontrarmi personalmente, come anche coloro che hanno seguito lo
svolgimento di questa visita per mezzo della radio e della televisione, in modo
particolare i malati e le persone in età avanzata.
Abbraccio con il cuore ancora una volta voi tutti che vi affaticate -
ciascuno a modo vostro - per il bene della terra patria, affinché essa
diventi una casa, sempre più confortevole e sicura, per tutti i Polacchi,
affinché sappia recare il suo contributo creativo nel comune tesoro della
grande famiglia dei paesi europei, alla quale appartiene da oltre mille anni.
Percorrendo l'itinerario di questo pellegrinaggio dalla Bassa Slesia,
attraverso la Wielkopolska fino alla Malopolska, fino ai Tatra, mi è
stato nuovamente dato di ammirare la bellezza di questa terra, specialmente la
bellezza delle montagne polacche, a cui sono così affezionato sin dai
tempi della mia giovinezza. Ho visto i cambiamenti che avvengono nella mia
Patria. Ho ammirato l'intraprendenza dei miei Connazionali, la loro iniziativa e
la voglia di lavorare per il bene della Patria. Mi congratulo con voi di tutto
cuore per tutto questo! Ovviamente, ci sono anche numerosi problemi, che esigono
una soluzione. Sono convinto che i Polacchi troveranno in se stessi la saggezza
e la perseveranza necessarie per costruire una Polonia giusta, che garantisca
una vita degna a tutti i suoi cittadini - una Polonia che sappia unirsi intorno
ai fini comuni e ai valori fondamentali per ogni uomo.
2. Rendo grazie soprattutto alla Divina Provvidenza perchè mi è
stato dato di servire una volta ancora la Chiesa in Polonia, mia Patria, e tutti
i miei Connazionali. Sono venuto qui per servirvi, cari Connazionali, nel nome
di Cristo Redentore del mondo! Questa è la missione della Chiesa, a cui
essa cerca di essere fedele.
Rendendo grazie a Dio per il dono di questa visita, occorre esprimere il
ringraziamento anche agli uomini, grazie ai quali essa ha potuto aver luogo ed
ha avuto uno svolgimento così bello. Nelle mani del Signor Presidente
della Repubblica di Polonia depongo ancora una volta il mio ringraziamento per
l'invito rivoltomi a nome delle Autorità dello Stato, ed anche per il
contributo nella positiva realizzazione di questo pellegrinaggio. Grazie tante
per tutte le manifestazioni di benevola collaborazione e di disponibilità
ad aiutare, dove ciò occorreva. Rivolgo parole di ringraziamento anche ai
Rappresentanti delle autorità locali, che non hanno risparmiato fatica e
mezzi, perchè la visita potesse svolgersi in modo efficiente e degno.
Bisognerebbe qui elencare le autorità locali di tutte le città,
attraversate dal percorso di questo viaggio: Wrocław , Legnica, Gorzów
Wielkopolski, Gniezno, Poznan, Kalisz, Czestochowa, Zakopane, Ludzmierz, Kraków,
Dukla e Krosno. Ringrazio anche la Radio, la Televisione, i giornalisti, e tutti
coloro che hanno collaborato per trasmettere alla pubblica opinione notizie
accurate ed ampie, riguardanti il pellegrinaggio papale in Polonia. Ringrazio
per ogni gesto di buona volontà e per la disponibilità alla
cooperazione. Dio vi ripaghi per un'accoglienza così ospitale!
Ringrazio la polizia, l' esercito e tutti coloro che durante tutto il
viaggio hanno svolto i loro compiti con dedizione e calore.
3. Speciali parole di riconoscenza rivolgo in questo momento a tutta la
Chiesa in Polonia, deponendo il mio grazie nelle mani del qui presente
Episcopato Polacco con a capo il Cardinal Primate. Ringrazio una volta ancora
per l'invito in Patria, come pure per tutta la fatica pastorale e organizzativa
affrontata nella preparazione e nello svolgimento del pellegrinaggio. In ogni
tappa di questa visita si è avvertito un grande raccoglimento e un grande
impegno. Alla base di tutti questi incontri di preghiera c'era, infatti, un
concorde sforzo pastorale dei Vescovi, dei presbiteri, dei religiosi e delle
religiose, ed anche di tutta la schiera dei cattolici laici. Mi congratulo per
questo intenso lavoro ed auguro che esso produca durevoli frutti nella vita
della Chiesa e in quella della Polonia.
Penso che questa visita sia stata in qualche modo diversa dalle precedenti,
ma che al contempo abbia confermato la continuità spirituale di questa
Nazione e di questa Chiesa. Durante la visita la Chiesa in Polonia si è
rivelata ancora una volta come una Chiesa consapevole della propria missione,
una Chiesa di grande lavoro evangelizzatore nelle condizioni nuove, in cui le è
dato di vivere.
Tra i ringraziamenti non può mancare una parola speciale alla Chiesa
di Wrocław , che ha ospitato il 46° Congresso Eucaristico Internazionale.
Nelle mani del Cardinale Arcivescovo Metropolita di Wrocław pongo l'espressione
di un cordiale grazie per la fatica dell'organizzazione di questo Congresso,
mediante il quale la Chiesa in Polonia ha avuto occasione di rendere servizio
alla Chiesa universale.
4. "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre" (Eb
13, 8). Queste parole della Lettera agli Ebrei hanno costituito il filo
conduttore di questa mia visita in Patria. La Chiesa, che si sta preparando al
Grande Giubileo, concentra quest'anno lo sguardo della fede sulla figura di
Cristo Redentore dell'uomo. Nelle singole tappe di questa visita abbiamo cercato
di leggere insieme quale posto occupi Cristo nella vita dei singoli e nella vita
della Nazione. Ce l'ha ricordato il Congresso Eucaristico di Wrocław e lo
storico incontro di Gniezno, presso la tomba di sant'Adalberto, dove abbiamo
celebrato il millennio del suo martirio. Adalberto ci ha ricordato il dovere di
costruire una Polonia fedele alle sue radici. Questo ci ha pure ricordato il
giubileo della fondazione iagellonica dell'Università di Cracovia, e
specialmente della sua Facoltà di Teologia.
La fedeltà alle radici non significa una meccanica duplicazione dei
modelli del passato. La fedeltà alle radici è sempre creativa,
disposta a scendere nel profondo, aperta alle nuove sfide, sensibile ai "segni
dei tempi". Si esprime anche nella sollecitudine per lo sviluppo della
cultura nativa, nella quale l'elemento cristiano è stato presente sin
dall'inizio. La fedeltà alle radici significa soprattutto la capacità
di costruire una sintesi organica tra i valori perenni, confermatisi tante volte
nella storia, e la sfida del mondo di oggi, tra la fede e la cultura, tra il
Vangelo e la vita. Auguro ai miei Connazionali ed auguro alla Polonia di saper
essere proprio in questo modo fedele a se stessa e alle radici da cui è
cresciuta. La Polonia fedele alle sue radici. L'Europa fedele alle sue radici.
In questo contesto ha acquistato un'importanza storica la partecipazione dei
Presidenti della Repubblica Ceca, della Germania, dell'Ungheria, della
Slovacchia, della Lituania, dell'Ucraina e della Polonia alle celebrazioni
riguardanti Adalberto, e di questo sono loro molto grato.
Durante questo pellegrinaggio ho compiuto la canonizzazione e la
beatificazione di santi e beati Polacchi: santa Edvige Regina, san Giovanni da Dukla, la beata Maria Bernardina Jablonska e la beata Maria Karlowska. I santi
della Chiesa sono una rivelazione particolare dei più alti orizzonti
della libertà umana. Ci dicono che il destino definitivo dell'umana
libertà è la santità. Perciò è così
incisiva l'eloquenza della canonizzazione e della beatificazione, che ho
compiuto nel corso di questa visita.
5. Al momento del congedo ho voluto condividere questi pensieri con voi
tutti, cari Fratelli e Sorelle. La profondità del contenuto spirituale
racchiuso in questo mio incontro con voi, nell'incontro con la Chiesa in
Polonia, esce ovviamente fuori dall'ambito di questo breve discorso.
Congedandomi da voi, elevo la mia preghiera perchè questa semina porti
frutti abbondanti secondo la volontà del Padrone della messe. Il Padrone
della messe è Cristo, e noi tutti siamo suoi "servi inutili"
(cfr Lc 17, 10).
I momenti dell'addio sono sempre difficili. Mi congedo da voi, diletti
Connazionali, con la profonda consapevolezza che questo congedo non significa la
rottura del legame che mi unisce a voi - che mi unisce alla mia diletta Patria.
Tornando in Vaticano porto nel cuore con me voi tutti, le vostre gioie e le
vostre preoccupazioni, porto con me tutta la mia Patria. Vorrei che ricordaste
che nella "geografia della preghiera del Papa" per la Chiesa
universale e per il mondo intero, la Polonia occupa un posto particolare. Allo
stesso tempo vi prego, seguendo l'esempio di san Paolo apostolo, di farmi un po'
di spazio nei vostri cuori (cfr 2 Cor 6, 11-13) e nelle vostre preghiere,
affinché
possa servire la Chiesa di Dio fino a quando Cristo me lo richiederà.
Dio vi ripaghi dell'ospitalità!
Egli benedica la mia Patria e tutti i miei Connazionali!
© Copyright 1997 - Libreria
Editrice Vaticana
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