Signor Presidente della comunità ebraica di Sarajevo,
cari
amici e fratelli!
1. Benedico il Signore, Dio dei nostri Padri, e ringrazio tutti voi per
questo incontro, nel quale mi è dato di condividere con voi l'auspicio
della pace. Nel porgere il mio cordiale saluto a voi, qui presenti, intendo
rivolgermi a tutti i vostri fratelli e sorelle di fede presenti nel territorio
della Bosnia ed Erzegovina.
Il grande patrimonio spirituale, che ci unisce nella parola divina
annunciata nella Legge e nei Profeti, è per tutti noi costante e sicura
guida sul cammino della pace, della concordia e del reciproco rispetto. Infatti,
è Dio ad annunciare la pace al suo popolo e a farsi garante dei beni che
da essa conseguono. Egli suscita in noi un impegno forte nell'attuarla, perché
essa è il programma dettato al Popolo dell'Alleanza.
2. Shalom! La pace è dono dall'Altissimo, ma è anche compito
dell'uomo. Dobbiamo perciò invocarla e, al tempo stesso, impegnarci a far
fruttificare l'opera divina mediante scelte concrete, atteggiamenti pieni di
rispetto, opere di fraternità.
E' un impegno che richiede a ciascuno la conversione del cuore. Ad essa Dio
viene incontro con l'abbondanza delle sue benedizioni: "Se ti convertirai
al Signore tuo Dio e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il
cuore e con tutta l'anima, secondo quanto io ti comando, allora il Signore Dio
farà tornare i tuoi deportati, avrà pietà di te e ti
accoglierà di nuovo da tutti i popoli in mezzo ai quali il Signore tuo
Dio ti aveva disperso" (Dt 30, 2-3).
Camminiamo, dunque, coraggiosamente come veri fratelli ed eredi delle
promesse, sulla via della riconciliazione e del reciproco perdono. E' questa la
volontà di Dio: "Amerai il tuo Dio con tutto il cuore... Amerai il
prossimo tuo come te stesso" (Dt 6, 5; Lv 19,18). Noi, testimoni dei dieci
Comandamenti, sappiamo bene che la perfetta osservanza del precetto "Non
uccidere" si ha soltanto con la generosa adesione all'impegno di amare.
3. Su questa via noi vogliamo camminare, sorretti dall'aiuto di Dio, per
edificare una società dove lutti e lacrime non siano più causati
dalle azioni malvagie dell'uomo. Una società nella quale tutti concorrano
alla costruzione di una civiltà nuova, le cui fondamenta non siano altro
che quelle innalzate dall'amore vero verso tutti.
Rivolgiamo gli occhi e la mente al Signore e lodiamolo per il felice
incontro odierno, con la speranza che, anche grazie ad esso, possa sorgere
l'alba nuova di una comunità umana che ponga a suo fondamento i valori
perenni della giustizia, della solidarietà, della collaborazione, della
tolleranza e del rispetto.
E l'un l'altro diciamoci: "Celebrate il Signore perché è
buono, perché eterna è la sua misericordia" (Sal 136/135, 1).