Eccellentissimo Metropolita di Dabar-Bosnia, Mons. Nikolaj,
cari
Fratelli in Cristo!
1. Rendo vive grazie alla divina Provvidenza, che mi ha consentito, durante
questa visita a Sarajevo, di incontrarmi con voi. Saluto "con il bacio
santo" (Rm 16, 16) della pace e della carità del Signore Gesù
tutti i serbi-ortodossi della Bosnia ed Erzegovina, per i quali nutro sentimenti
di profondo rispetto.
Il mio saluto cordiale va innanzitutto a Lei, Eccellentissimo Metropolita
Nikolaj, e si estende poi a tutti coloro che Le sono di aiuto nel ministero di
reggere, santificare e guidare i fedeli della Chiesa Ortodossa Serba.
Rivolgo il mio deferente pensiero e fraterno saluto a Sua Beatitudine il
Patriarca Pavle ed ai Pastori delle vostre Comunità che guidano
spiritualmente questa porzione del Popolo di Dio in Bosnia ed Erzegovina,
annunciando il Vangelo e celebrando i divini misteri.
2. La grazia divina ci unisce nella fede in Dio Uno e Trino, rivelatoci in
Cristo, e ci associa nella stima e nell'amore per le Sacre Scritture, che
costituiscono le comuni radici della dottrina predicata dai Padri ed enunciata
già dai primi Concili Ecumenici. Di questa dottrina siamo chiamati a
farci banditori sulle orme degli Apostoli, ai quali è stato affidato il
ministero della riconciliazione (cfr 2 Cor 5, 18).
E' un compito che, nel contesto delle difficoltà presenti, ci spinge
ad unire gli sforzi per offrire ai nostri contemporanei, spesso attratti dalle
lusinghe del mondo, la sola Parola che veramente risana e la grazia che infonde
speranza. Dopo gli anni della tristissima guerra fratricida, all'alba ormai di
un nuovo millennio cristiano, sentiamo tutti l'urgenza di una reale
riconciliazione fra cattolici e ortodossi, così che, con un cuore nuovo e
uno spirito nuovo, si possa riprendere il cammino di una sempre più
perfetta sequela di Cristo, Sommo Sacerdote e unico Pastore del suo gregge.
Perdoniamo e chiediamo perdono: è questo l'inizio per suscitare nuova
fiducia e nuovi rapporti tra quanti riconoscono nel Figlio di Dio l'unico
Salvatore dell'umanità.
3. Il patrimonio che ci unisce, dono vivo dello Spirito Santo, è ben
più grande di quanto ancora ci divide, impedendoci di proclamare in
totale sintonia la nostra fede. L'unità di tutti i cristiani è
dono del Signore e nella preghiera lo imploriamo costantemente.
Cristo Risorto vive con noi, cammina con la sua Chiesa, suscita
costantemente discepoli, elargisce abbondantemente il suo perdono che risana e
la grazia che vivifica. Insieme, dunque, siamo impegnati dalla volontà
del Maestro ad evangelizzare ogni uomo. Insieme ci troviamo animati dal
desiderio che la fede cresca e che dalla fede scaturisca la pace tra tutti i
popoli della Bosnia ed Erzegovina.
Siamo tutti coscienti che la pace non può essere data dal mondo. E'
per questo che ci rivolgiamo a Cristo ed ascoltiamo ancora una volta la sua
voce: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo
io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore, e non abbia timore" (Gv
14, 27).
4. L'impegno a realizzare la pace ci affratella ancor di più nella
comune testimonianza al Signore della storia. Questa è anche la preghiera
che insieme eleviamo a Lui quest'oggi unendoci spiritualmente a tutte le nostre
Comunità.
Siamo tutti figli di una testimonianza d'amore, quella di un Dio che "ha
tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque
crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16). Ognuno è
chiamato a gustare e a comunicare i doni stupendi che Dio ha voluto disseminare,
mediante l'opera della salvezza, nel nostro cuore e nella storia dell'umanità.
La nostalgia di una pace piena e la concreta volontà di edificarla, unite
al vivo desiderio di una perfetta unità, guidino anche oggi i nostri
passi.
E' con questi sentimenti che voglio porgere all'intera Comunità
Ortodossa della Bosnia ed Erzegovina l'augurio dell'Apostolo: "Il Signore
della pace vi dia egli stesso la pace, sempre e in ogni modo. Il Signore sia con
tutti voi" (2 Ts 3, 16).