Signori Membri della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina!
1. Ringrazio vivamente le Loro Eccellenze per la gentile accoglienza e per
le cordiali espressioni che il Presidente della Presidenza mi ha rivolto, a nome
di tutti. Porgo Loro ed alle loro famiglie il mio deferente saluto, che estendo
volentieri alle Autorità presenti ed a quanti, in vario modo, hanno
responsabilità civili e militari nella quotidiana opera di consolidamento
della pace e della civile convivenza in Bosnia ed Erzegovina.
In questa regione da secoli si sono incontrati, e non di rado scontrati,
l'Oriente e l'Occidente. Da molto tempo viene qui sperimentata la possibilità
della convivenza tra culture diverse che hanno, ciascuna a suo modo, arricchito
di valori la regione. In Bosnia ed Erzegovina convivono i popoli degli slavi del
sud, uniti nella stirpe, eppur divisi dalla storia. In questa città
capitale, ad esempio, s'innalzano verso il cielo la cattedrale cattolica, la
cattedrale ortodossa, la moschea musulmana e la sinagoga ebraica. Questi quattro
edifici non sono soltanto il luogo in cui i credenti nel Dio unico confessano la
loro fede; essi costituiscono anche un visibile monito per il tipo di società
civile che gli uomini di questa regione vogliono edificare: una società
di pace, i cui membri riconoscono Dio quale unico Signore e Padre di tutti.
Le tensioni, che possono crearsi fra gli individui e le etnie come eredità
del passato e come conseguenza della vicinanza e della diversità, devono
trovare nei valori della religione motivi di moderazione e di freno, anzi di
intesa in vista di una costruttiva cooperazione.
2. Ho avuto modo di affermare - e lo ripeto qui quest'oggi - che Sarajevo,
città-crocevia di tensioni di culture, religioni e popoli diversi, può
essere considerata come la città simbolo del nostro secolo. Proprio qui
ha preso avvio nel 1914 la prima guerra mondiale; qui s'è scatenata con
intensità la violenza della seconda guerra mondiale; qui, infine, nella
fase terminale del secolo, la popolazione ha sperimentato, tra distruzioni e
morte, interminabili anni di paura e di angoscia.
Ora, dopo tanta sofferenza, la Bosnia ed Erzegovina è impegnata
finalmente a edificare la pace. Impresa non facile, come l'esperienza dei mesi
trascorsi dalla fine del conflitto ha mostrato. Tuttavia, con il concorso della
Comunità Internazionale, la pace è possibile, anzi la pace è
necessaria. In una prospettiva storica, Sarajevo e tutta la Bosnia ed
Erzegovina, se consolideranno nella pace il loro assetto istituzionale, potranno
divenire alla fine di questo secolo un esempio di convivenza nella diversità
per tante nazioni che sperimentano questa difficoltà, in Europa e nel
mondo.
3. Il metodo a cui occorre attenersi rigorosamente nella soluzione dei
problemi che insorgono lungo l'arduo cammino è quello del dialogo,
ispirato all'ascolto dell'altro e al mutuo rispetto. Il metodo del dialogo che,
nonostante le resistenze, si va sempre più affermando, richiede infatti,
in quanti vi prendono parte, lealtà, coraggio, pazienza, perseveranza. La
fatica del confronto sarà ampiamente ripagata. Si potranno lentamente
guarire le ferite causate dalla trascorsa terribile guerra, e si farà
spazio alla concreta speranza di un futuro più degno per tutte le
popolazioni che insieme vivono in questo territorio.
Il dialogo dovrà svilupparsi nel rispetto della parità dei
diritti, garantita ai singoli cittadini mediante adeguati strumenti legali,
senza preferenze o discriminazioni. E' necessario impegnarsi urgentemente perché
a tutti sia assicurato il lavoro, fonte di ripresa e di sviluppo, nel rispetto
della dignità della persona; perché i profughi e i rifugiati, di
qualsiasi parte della Bosnia ed Erzegovina, possano fruire del diritto di
recuperare le case che hanno dovuto abbandonare nella tempesta del conflitto.
Parità di diritti sia attribuita alle comunità
etnico-religiose. La Bosnia ed Erzegovina è un mosaico di culture, di
religioni, di etnie che, se riconosciute e tutelate nelle loro diversità,
possono contribuire con i rispettivi doni ad arricchire il patrimonio unitario
della società civile.
4. Costruire una pace vera e duratura è un grande compito affidato
all'impegno di tutti. Molto dipende certamente da coloro che hanno pubbliche
responsabilità. Tuttavia, i destini della pace, pur essendo in gran parte
affidati alle formule istituzionali, che vanno efficacemente disegnate nel
dialogo sincero e nel rispetto della giustizia, dipendono in misura non meno
decisiva da una rinnovata solidarietà degli animi. E' questa interiore
disposizione che si deve coltivare sia entro i confini della Bosnia ed
Erzegovina che nei rapporti con gli Stati limitrofi e con la Comunità
delle Nazioni. Ma una disposizione del genere non può affermarsi se non
sulla base del perdono. Per essere stabile, sullo sfondo di tanto sangue e tanto
odio, l'edificio della pace dovrà poggiare sul coraggio del perdono.
Occorre saper chiedere perdono e perdonare!
Signori Presidenti, nell'affidare a Loro queste considerazioni, intendo
consegnarle pure alle altre Autorità di ogni grado e ambito, affinché
si consolidi la speranza di un costante rafforzamento della pace faticosamente
raggiunta, e si realizzi un futuro sempre più sereno e proficuo per ogni
abitante di questa amata Bosnia ed Erzegovina. Pur tra le difficoltà, gli
ostacoli, le resistenze, non si spenga mai la speranza! Dio non abbandona gli
operatori di pace.
A Lui, onnipotente Signore dell'universo, chiedo di donare a tutti la sua
consolazione, di rafforzare nei cuori propositi generosi di dialogo sincero, di
ragionevole intesa, di comune impegno per la ricostruzione e la pace.