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VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
IN NIGERIA (21-23 MARZO 1998)

INCONTRO CON I CAPI MUSULMANI

Domenica, 22 marzo 1998

 

Sua Altezza Reale il Sultano di Sokoto,
Vostre Altezze Reali gli Emiri,
Illustri Capi Musulmani,

1. Nonostante la brevità della mia permanenza in Nigeria, non ho voluto che trascorresse senza questo importante incontro con i massimi rappresentanti dell'Islam in questo Paese. Permettetemi di esprimervi la mia gratitudine per aver accolto l'invito a venire qui questa sera; sono profondamente riconoscente per l'opportunità che mi si offre di salutare, per vostro tramite, l'intera comunità musulmana in Nigeria. Ringrazio Sua Altezza Reale per le sue gentili parole, e a mia volta vi rivolgo un saluto di Pace, la pace che ha la sua autentica fonte in Dio, che, nella vostra tradizione, tra i suoi "splendidi appellativi", ha anche quello di al-Salam, Pace.

Come sapete, lo scopo della mia visita è stato quello di proclamare solennemente la santità di un figlio di questo Paese, Padre Cyprian Michael Iwene Tansiche è stato dichiarato un modello di religioso che ha amato gli altri e si è sacrificato per loro. L'esempio di quanti vivono vite sante ci insegna non soltanto ad esercitare il rispetto e la comprensione reciproci, ma a diventare noi stessi modelli di bontà, di riconciliazione e di collaborazione, al di là dei confini etnici e religiosi, per il bene dell'intero Paese e a maggior gloria di Dio.

2. In quanto cristiani e musulmani, condividiamo la fede in "un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale" (Lumen Gentium, n. 16). Anche se differiamo nel modo d'intendere quest'Unico Dio, siamo tuttavia simili nel nostro sforzo di conoscere e fare la sua volontà. Questa aspirazione religiosa costituisce di per sé un vincolo spirituale tra cristiani e musulmani, vincolo che può stabilire una solida ed ampia base di collaborazione in molti campi. Questo è importante ovunque cristiani e musulmani vivono insieme, ma lo è in modo particolare in Nigeria, dove cristiani e musulmani presenti in così grande numero.

Tra le importanti convinzioni che condividiamo, sia il Cristianesimo sia l'Islam pongono l'accento sulla dignità di ogni persona umana, in quanto creata da Dio per un fine speciale. Ciò ci porta a sostenere il valore della vita umana in tutti i suoi stadi e la famiglia in quanto unità essenziale della società. Di conseguenza consideriamo un peccato contro il Creatore ogni abuso nei confronti dei membri più deboli della società, in particolare donne e bambini. Inoltre le nostre religioni pongono molta enfasi sulla responsabilità degli individui di rispondere a quanto, in coscienza, ritengono che Dio desideri da loro. E' inquietante la riflessione sull'attuale condizione dei diritti umani poiché in alcune parti del mondo le persone vengono ancora perseguitate e imprigionate per motivi di coscienza e per il loro credo religioso. Quali vittime innocenti, rappresentano la triste prova che è stata la forza - e non i principi democratici - a prevalere, che l'intenzione non è quella di servire la verità e il bene comune, bensì di difendere interessi particolari ad ogni costo. Viceversa, entrambe le nostre tradizioni propugnano un'etica che rifiuta un individualismo che è alla ricerca della propria soddisfazione e che non presta attenzione alle necessità altrui. Noi crediamo che, agli occhi di Dio, le risorse della terra siano destinate a tutti e non solamente a pochi. Siamo consapevoli che l'esercizio del potere e dell'autorità debba intendersi come un servizio alla comunità e che tutte le forme di corruzione e di violenza rappresentino una grave offesa alla volontà di Dio per la famiglia umana.

Abbiamo in comune così tanti insegnamenti riguardo alla bontà, la verità e la virtù, che è possibile tra noi una grande comprensione. Anzi, è necessaria. Nel Messaggio che ho rivolto alla Comunità Musulmana a Kaduna, nel corso della mia prima visita nel vostro Paese, nel 1982, ho affermato: "Sono convinto che se noi (cristiani e musulmani) uniamo le nostre forze in nome di Dio, possiamo fare molto bene... Possiamo collaborare nella promozione della giustizia, della pace e dello sviluppo. Spero fermamente che la nostra solidarietà in quanto fratelli, in nome di Dio, sarà veramente per il bene futuro della Nigeria e di tutta l'Africa" (14 febbraio 1982, n. 4).

3. In tutte le società possono nascere divergenze. Talvolta le dispute e i conflitti che ne derivano assumono un carattere religioso. La religione stessa viene a volte chiamata in causa senza scrupoli per generare conflitti. La Nigeria ha conosciuto tali lotte, anche se occorre riconoscere con gratitudine che in molte parti del Paese persone di differenti tradizioni religiose vivono fianco a fianco in un rapporto di buono e pacifico vicinato. Le differenze etniche e culturali non dovrebbero mai essere chiamate in causa per giustificare i conflitti. Piuttosto, come voci diverse in un coro, tali diversità possono vivere in armonia, sempre che esista un autentico desiderio di rispetto reciproco.

I cristiani e i musulmani concordano sul fatto che, in materia religiosa, non possono esserci coercizioni. Siamo impegnati a promuovere atteggiamenti di apertura e di rispetto nei confronti dei seguaci di altre religioni. Tuttavia è possibile fare un errato uso della religione ed è compito dei capi religiosi vegliare affinché questo non accada. Soprattutto, ogni qual volta viene fatta violenza in nome della religione, dobbiamo chiarire a tutti che, in tali circostanze, non ci troviamo di fronte alla vera religione. L'Onnipotente infatti non può tollerare la distruzione della propria immagine nei suoi figli. Da questo luogo nel centro dell'Africa Occidentale, rivolgo un appello a tutti i Musulmani, proprio come ho fatto coi miei confratelli Vescovi e con tutti i Cattolici: fate sì che l'amicizia e la cooperazione siano la nostra ispirazione! Lavoriamo insieme per una nuova era di solidarietà e di servizio congiunto dinanzi all'enorme sfida di costruire un mondo migliore, più giusto e più umano! Quando sorgono problemi, sia a livello locale, regionale o nazionale, le soluzioni vanno cercate attraverso il dialogo. Non è questa la consuetudine della tradizione africana? Quando nigeriani di diversa estrazione si riuniscono per pregare per i bisogni del Paese - ogni gruppo secondo la propria tradizione - essi sono consapevoli di stare insieme come un popolo unito. In questo modo rendono veramente onore all'Altissimo Signore del cielo e della terra.

  

 © Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

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