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VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
A CUBA (21-26 GENNAIO 1998)
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto
internazionale «José Martí» di La Habana 25 gennaio 1998
Signor Presidente, Signor Cardinale e Fratelli nell'Episcopato,
Eccellentissime Autorità, Amatissimi fratelli e sorelle di
Cuba:
1. Ho vissuto giornate intense ed emozionanti con il Popolo di Dio che
peregrina nella bella terra di Cuba, il che ha lasciato in me un segno profondo.
Porto con me il ricordo dei volti delle tante persone che ho incontrato nel
corso di queste giornate. Vi sono grato per la cordiale ospitalità,
espressione autentica dell'anima cubana, e soprattutto per aver potuto
condividere con voi intensi momenti di preghiera e di riflessione nelle
celebrazioni della Santa Messa a Santa Clara, a Camagüey, a Santiago de
Cuba e qui a La Habana, negli incontri con il mondo della cultura e con quello
del dolore, così come nella visita che ho compiuto poche ore fa alla
Cattedrale Metropolitana.
2. Chiedo a Dio di benedire e di ricompensare tutti coloro che hanno
cooperato alla realizzazione di questa visita, desiderata da lungo tempo. La
ringrazio, Signor Presidente, e ringrazio anche le altre autorità della
Nazione, per la loro presenza qui, e anche per la collaborazione offerta nello
svolgimento di questa visita, alla quale hanno partecipato più persone
possibili, sia assistendo alle celebrazioni sia seguendole attraverso i mezzi di
comunicazione sociale. Sono molto riconoscente ai miei Fratelli Vescovi di Cuba
per gli sforzi e la sollecitudine pastorale con cui hanno preparato la mia
visita così come la missione popolare che l'ha preceduta, i cui frutti
immediati sono stati manifesti nella calorosa accoglienza riservatami, e che in
qualche modo deve avere una continuità.
3. Sono venuto come Successore dell'Apostolo Pietro e seguendo il mandato
del Signore: sono venuto come messaggero della verità e della speranza, a
confermarvi nella fede e a lasciarvi un messaggio di pace e di riconciliazione
in Cristo. Per questo vi incoraggio a continuare a lavorare insieme, animati dai
principi morali più alti, affinché il noto dinamismo che
contraddistingue questo nobile popolo produca abbondanti frutti di benessere e
di prosperità spirituale e materiale a beneficio di tutti.
4. Prima di lasciare questa Capitale, desidero rivolgere un commosso saluto
a tutti i figli di questo Paese: a quanti abitano nelle città e nelle
campagne, ai bambini, ai giovani e agli anziani, alle famiglie e a ogni persona,
fiducioso che continueranno a conservare e a promuovere i valori più
autentici dell'anima cubana che, fedele all'eredità dei propri avi, deve
saper mostrare, anche nelle difficoltà, la sua fiducia in Dio, la sua
fede cristiana, il suo legame con la Chiesa, il suo amore per la cultura e le
patrie tradizioni, la sua vocazione alla giustizia e alla libertà. In
tale processo, tutti i cubani sono chiamati a contribuire al bene comune, in un
clima di rispetto reciproco e con un profondo senso di solidarietà.
Ai nostri giorni nessuna nazione può vivere sola. Per questo, il
popolo cubano non può vedersi privato dei vincoli con gli altri popoli,
che sono necessari per lo sviluppo economico, sociale e culturale, soprattutto
quando l'isolamento forzato si ripercuote in modo indiscriminato sulla
popolazione, accrescendo le difficoltà dei più deboli, in aspetti
fondamentali come l'alimentazione, la sanità e l'educazione. Tutti
possono e devono compiere passi concreti per un cambiamento in tal senso. Che le
Nazioni, e soprattutto quelle che condividono lo stesso patrimonio cristiano e
la stessa lingua, lavorino efficacemente per estendere i benefici dell'unità
e della concordia, per unire gli sforzi e superare gli ostacoli affinché
il popolo cubano, protagonista della sua storia, mantenga rapporti
internazionali che favoriscano sempre il bene comune. In tal modo si contribuirà
a superare l'angoscia causata dalla povertà, materiale e morale, le cui
cause possono essere, fra le altre, le ingiuste disuguaglianze, le limitazioni
delle libertà fondamentali, la spersonalizzazione e lo scoraggiamento
degli individui, e le misure economiche restrittive imposte dall'esterno del
Paese, ingiuste ed eticamente inaccettabili.
5. Cari cubani, nel lasciare questa amata terra, porto con me un ricordo
indimenticabile di questi giorni e una grande fiducia nel futuro della vostra
Patria. Costruitelo con gioia, guidati dalla luce della fede, con il vigore
della speranza e la generosità dell'amore fraterno, capaci di creare un
ambiente di maggiore libertà e pluralismo, con la certezza che Dio vi ama
intensamente e rimane fedele alle sue promesse. In effetti, «noi infatti ci
affatichiamo e combattiamo perché abbiamo posto la nostra speranza nel
Dio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini» (1 Tm
4, 10). Che Egli vi colmi delle sue benedizioni e vi faccia sentire la sua
vicinanza in ogni momento!
Sia lodato Gesù Cristo!
(Al termine del discorso il Papa ha salutato i presenti con le parole
che pubblichiamo in una nostra traduzione italiana:)
Un'ultima parola sulla pioggia. Adesso ha smesso, però dopo la mia
visita alla Cattedrale de La Habana ha cominciato a piovere piuttosto forte. Mi
sono chiesto perché, dopo queste giornate di intenso calore, dopo il gran
caldo di Santiago de Cuba, sia arrivata la pioggia. Questo potrebbe essere un
segno: il cielo cubano piange perché il Papa se ne va, perché ci
sta lasciando. Ma questa sarebbe un'ermeneutica superficiale. Quando noi
cantiamo nella liturgia: «Rorate coeli desuper et nubes pluant iustum»,
questo rappresenta un incoraggiamento. Questa mi sembra un'ermeneutica più
profonda.
Questa pioggia delle ultime ore della mia permanenza a Cuba può
significare un incoraggiamento. Voglio esprimere il mio augurio che questa
pioggia sia un segno buono di un rinnovato incoraggiamento nella vostra storia.
Grazie tante.
© Copyright 1998 - Libreria Editrice
Vaticana
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