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LETTERA ENCICLICA
Fin dagli anni della Nostra giovinezza spesso si affaccia al
Nostro animo il grato ricordo di quelle lettere encicliche (2)
che il Nostro predecessore di imm. mem. Leone XIII, nell'imminenza del mese di
ottobre, più volte indirizzò al mondo cattolico, per esortare i fedeli,
specialmente durante quel mese, alla pia pratica del santo rosario. Si tratta di
encicliche varie per il loro contenuto, ricche di sapienza, vibranti di sempre
nuova ispirazione e opportune quanto mai alla vita cristiana. Era, quello, un
forte e suadente richiamo a rivolgere fiduciose suppliche a Dio, mediante la
potentissima intercessione della vergine Madre di Dio, con la recita del santo
rosario. Questo, infatti, come è a tutti noto, è un modo eccellentissimo di
preghiera meditata, costituito a guisa di mistica corona, in cui le orazioni del
«Padre nostro», dell' «Ave Maria» e del «Gloria al Padre», si intrecciano alla
considerazione dei più alti misteri della nostra fede, per cui viene presentato
alla mente come in tanti quadri il dramma dell'incarnazione e della redenzione
di Nostro Signore. Questo soave ricordo della Nostra età giovanile, col passare
degli anni, non Ci ha mai abbandonato, e neppure si è affievolito; anzi - lo
diciamo con paterna confidenza - esso valse a rendere caro assai al Nostro
spirito il santo rosario che non tralasciamo mai di recitare intero in ogni
giorno dell'anno: atto di pietà mariana che soprattutto desideriamo compiere con
particolare fervore nel mese di ottobre. Durante il corso di questo primo anno - che volge alla fine -
del Nostro pontificato, non Ci mancò l'occasione di esortare più volte il clero
e il popolo cristiano a preghiere pubbliche e private; ma ora intendiamo farlo
con un'esortazione più viva, diremo, e commossa, per motivi che brevemente
esporremo in questa Nostra enciclica. I Col prossimo ottobre si compie il primo anniversario del
piissimo transito del Nostro predecessore
Pio XII di v.m., la cui esistenza
rifulse di tanti e così grandi meriti. Venti giorni dopo, senza Nostro alcun
merito, per arcano disegno di Dio, siamo stati elevati al supremo pontificato.
Due sommi pontefici si tendono la mano, come a trasmettersi la sacra eredità del
mistico gregge e a conclamare la continuità della loro ansiosa sollecitudine
pastorale e del loro amore per tutte le genti. Non sono forse queste due date, l'una di mestizia, l'altra di
giubilo, la chiara dimostrazione davanti a tutti, che, nel perpetuo susseguirsi
delle umane vicende, il romano pontificato sopravvive lungo il corso dei secoli,
anche se ogni capo visibile della chiesa cattolica, scaduto il tempo stabilito
dalla Provvidenza, è chiamato a lasciare questo esilio terrestre? Volgendo lo sguardo sia a
Pio XII, sia al suo umile successore,
nei quali si perpetua l'ufficio di supremo pastore affidato a san Pietro, i
fedeli elevino a Dio la stessa preghiera: «Proteggi il papa, i vescovi e tutti i
ministri dell'evangelo, noi ti preghiamo, ascoltaci, Signore!».(3) E Ci piace inoltre qui ricordare, che anche il Nostro immediato
predecessore con l'enciclica Ingruentium malorum(4)
già una volta esortò i fedeli di tutto il mondo, come Noi ora facciamo, alla pia
pratica del santo rosario specialmente nel mese di ottobre. In quell'enciclica
vi è un ammonimento che qui ben volentieri ripetiamo: «Volgetevi con sempre
maggior fiducia alla vergine Madre di Dio a cui i cristiani sempre e
principalmente sono ricorsi nelle avversità, in quanto essa ‹è stata costituita
fonte di salvezza per tutto il genere umano›».(5) II L'11 ottobre avremo la grande gioia di consegnare il crocifisso
a una folta schiera di giovani missionari, che, abbandonando la patria, si
assumeranno l'arduo compito di portare la luce dell'evangelo a lontani popoli.
Nello stesso giorno, nel pomeriggio, è Nostro desiderio di salire sul Gianicolo
per celebrare con lieti auspici il primo centenario di fondazione del Collegio
Americano del Nord unitamente ai superiori e agli alunni. Le due cerimonie, sebbene stabilite non intenzionalmente per lo
stesso giorno, hanno il medesimo significato: di affermazione, cioè, netta e
decisa dei principi soprannaturali che muovono ogni attività della chiesa
cattolica; e della volonterosa e generosa dedizione dei suoi figli alla causa
del mutuo rispetto, della fraternità e della pace fra i popoli. Il meraviglioso spettacolo di queste giovinezze, che, superate
innumerevoli difficoltà e disagi, si offrono a Dio, perché anche gli altri
vengano in possesso di Cristo (cf. Fil 3,8), sia nelle più lontane terre, non
ancora evangelizzate, sia nelle immense città industriali - dove, pur nel
vorticoso pulsare della vita moderna, gli animi talora si inaridiscono e si
lasciano opprimere dalle cose terrene - questo spettacolo, ripetiamo, è tale da
commuovere e da incoraggiare alla visione di giorni migliori. Fiorisce sulle labbra degli anziani, che hanno portato sin qui
il peso di queste gravi responsabilità, l'ardente preghiera di san Pietro:
«Concedi ai tuoi servi di annunziare con ogni fiducia la tua parola» (cf. At
4,29). Desideriamo pertanto vivamente che, durante il prossimo mese di
ottobre, tutti questi Nostri figli siano raccomandati con fervide preghiere
all'augusta vergine Maria. III Vi è, inoltre, un'altra intenzione che Ci spinge a rivolgere più
ardenti suppliche a Gesù Cristo, e alla sua amorevolissima Madre, alle quali
invitiamo il sacro collegio dei cardinali, voi, venerabili fratelli, i sacerdoti
e le anime consacrate, gli ammalati e i sofferenti, i fanciulli innocenti, e
tutto il popolo cristiano. Ed è questa: affinché gli uomini responsabili dei
destini delle grandi come delle piccole collettività, i cui diritti e le cui
immense ricchezze spirituali debbono essere scrupolosamente conservate intatte,
abbiano a valutare attentamente il grave compito dell'ora presente. Noi perciò preghiamo il Signore, affinché essi si sforzino di
conoscere a fondo le cause che originano i contrasti, e con buona volontà le
superino; soprattutto valutino il triste bilancio di rovine e di danni dei
conflitti armati - che il Signore tenga lontani! - e non ripongano in essi
speranza alcuna; adeguino la legislazione civile e sociale alle reali esigenze
degli uomini, non immemori per altro delle Leggi eterne, che provengono da Dio,
e sono il fondamento e il cardine della vita stessa civile; e siano sempre
pensosi del destino ultraterreno in ogni singola anima, creata da Dio per
raggiungerlo e goderlo un giorno. È inoltre da ricordare che si sono oggi diffuse posizioni
filosofiche e atteggiamenti pratici assolutamente inconciliabili con la fede
cristiana. Noi continueremo, con serenità, precisione e fermezza, ad affermare
tale inconciliabilità. Ma Dio ha fatto sanabili gli uomini e le nazioni! (cf. Sap
1,14). E perciò confidiamo che, messi da parte gli aridi postulati di
un pensiero cristallizzato e di un'azione penetrata di laicismo e di
materialismo, si faccia tesoro di quella sana dottrina, che ogni giorno di più è
convalidata dall'esperienza, e si cerchino gli opportuni rimedi. Ora questa
dottrina conclama che Dio è autore della vita e delle sue leggi: che è vindice
dei diritti e della dignità della persona umana; di conseguenza che Dio è
«nostra salvezza e redenzione!».(6) Il Nostro sguardo si spinge verso tutti i continenti, là dove i
popoli sono in movimento verso tempi migliori, e in cui vediamo un risveglio di
energie profonde, che fa sperare in un impegno delle coscienze rette nel
promuovere il vero bene dell'umana società. Affinché questa speranza si compia
nel modo più consolante, cioè col trionfo del regno della verità, della
giustizia, della pace e della carità, desideriamo ardentemente che tutti i figli
Nostri formino «un solo cuore e un'anima sola» (At 4,32), ed elevino comuni e
ferventi suppliche alla celeste Regina e Madre nostra amatissima durante il
corso del mese di ottobre, meditando queste parole, dell'apostolo delle genti:
«Per ogni verso siamo tribolati, ma non oppressi; siamo esitanti, ma non
disperati; siamo perseguitati, ma non abbandonati; siamo abbattuti, ma non
estinti; portando noi sempre nel nostro corpo la mortificazione di Gesù Cristo;
affinché la vita di Gesù si manifesti nei nostri corpi» (2 Cor 4,8-10). Prima di terminare questa lettera enciclica, venerabili
fratelli, desideriamo invitarvi a recitare il rosario con particolare devozione
anche per queste altre intenzioni che tanto Ci stanno a cuore: e cioè, affinché
il sinodo di Roma sia fruttuoso e salutare per questa Nostra alma città e
affinché dal prossimo concilio ecumenico - al quale voi parteciperete con la
vostra presenza e col vostro consiglio - tutta la chiesa ottenga una
affermazione così meravigliosa, che la vigorosa rifioritura di tutte le virtù
cristiane, che Noi da esso Ci attendiamo, serva di invito e di sprone anche per
tutti quei Nostri fratelli e figli, che sono separati da questa sede apostolica. Con questa lietissima speranza e con grande affetto impartiamo a
voi, venerabili fratelli, ai fedeli a voi singolarmente affidati, e in special
modo a quanti, con pietà e buona volontà, accoglieranno questo Nostro invito, la
benedizione apostolica. Roma, presso San Pietro, 26 settembre 1959, anno I del Nostro
pontificato. GIOVANNI PP. XXIII (1) IOANNES PP. XXIII, Epist. enc. Grata recordatio de Mariali Rosario per Octobrem praesertim mensem
pie recitando, [Ad venerabiles fratres Patriarchas, Primates, Archiepiscopos,
Episcopos aliosque locorum Ordinarios pacem et communionem cum Apostolica Sede
habentes], 26 septembris 1959: AAS 51 (1959), pp. 673-678. – Ai nn. 151 e 166 è
detta «Encyclicae Litterae» – Versione italiana: L'Osservatore Romano, 30
sett. 1959; La Civiltà cattolica, 110(1959), IV, pp. 191-194. (2) Cf. Epist. enc. Supremi apostolatus:
Acta Leonis XIII, III, p. 280ss; EE 3; Epist. enc. Superiore anno: Acta Leonis
XIII, IV, p. 123ss; EE 3; Epist. enc. Quamquam pluries: Acta Leonis XIII, IX, p.
175ss; EE 3; Epist. enc. Octobri mense: Acta Leonis XIII, XI, p. 299ss; EE 3;
Epist. enc. Magnae Dei Matris: Acta Leonis XIII, XII, p. 221ss; EE 3; Epist. enc.
Laetitiae sanctae: Acta Leonis XIII, XIII, p. 283ss; EE 3; Epist. enc. Iucunda
semper: Acta Leonis XIII, XIV, p. 305ss; EE 3; Epist. enc. Adiutricem populi:
Acta Leonis XIII, XV, p. 300ss; EE 3; Epist. enc. Fidentem piumque: Acta Leonis
XIII, XVI, p. 278ss; EE 3; Epist. enc. Augustissimae Virginis: Acta Leonis XIII,
XVII, p. 285ss; EE 3; Epist. enc. Diuturni temporis: Acta Leonis XIII, XVIII, p.
153ss; EE 3. (4) Die 15 sept. 1951: AAS 43(1951), p.
577ss; EE 6/873ss. (5) S. IRENAEUS, Adversus haereses, III,
22: PG 7, 959. – AAS 43(1951), pp. 578-579; EE 6/876. © Copyright 1959 - Libreria
Editrice Vaticana
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