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CONSACRAZIONE EPISCOPALE
DI DODICI CARDINALI DELL'ORDINE DEI DIACONI

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII*

Patriarcale Arcibasilica Lateranense
Giovedì, 19 aprile 1962

 

Venerabili Fratelli e diletti figli.

Il solenne rito di questo giorno commemorativo della divina istituzione Eucaristica — il Giovedì Santo — reca in sè come un riverbero degli ineffabili eventi del Cenacolo : e permette il compimento dei provvidi sviluppi che il Collegio Cardinalizio è venuto assumendo lungo i secoli.

Noi viviamo ora in un tempo in cui l'attività del Sacro Collegio veramente appare come sacra e genuinamente ecclesiastica, e tutta impegnata nel servizio delle anime e del Sommo Pontefice nel governo universale della Santa Chiesa.

Qui deve cogliersi la prima indicazione della convenienza — il sic decet omnino — della pienezza del sacerdozio appropriata a ciascuno dei componenti questo alto consesso.

Appunto per questa cooperazione decisa ed amplissima al governo della Santa Chiesa, ogni graduazione nei tre ordini del Sacro Collegio — Vescovi, Preti, Diaconi — ha perduto la sua primitiva significazione di riferimento a servizi di cooperazione restrittiva di amministrazione materiale e locale, e di azione caritativa, secondo le antiche tradizioni delle comunità cristiane dei primi secoli. Ne veneriamo ancora le sacre memorie legate a monumenti ed a nomi : ma ornai a solo titolo di storia e di archeologia.

La vita della Santa Chiesa durante le epoche millenarie ha assunto, in Roma stessa, proporzioni immensurabili di attività e di sviluppo. Che dire di quanto è avvenuto — ed il divenire continua — nel mondo intero?

Attività e sollecitudini pastorali si sono distese sulla faccia della terra da parte dei successori di San Pietro nel governo della Chiesa.

Il Sacro Collegio dei Cardinali, da quando, sull'aprirsi del secondo millennio dopo Cristo, prese la forma di un corpo sceltissimo di ecclesiastici chiamati a cooperazione diretta del governo di tutta la cristianità, è ben naturale che si dovesse sviluppare ed adattare alle nuove esigenze dell'apostolato e della collaborazione alle nuove forme di indole caritativa, in tutto ciò che non è di diretta istituzione divina, secondo le opportunità ritenute più sagge ed efficaci. Accadde perciò che lungo la via si dovessero modificare, secondo le nuove provvidenze dello zelo pastorale, o correggere, disparità di regime e di trattamento, a miglior speditezza, a più perfetto ordine di persone, di uffici, di iniziative.

Eccoci così innanzi alla opportunità, alla bellezza, alla più vasta efficacia dello zelo pastorale, rappresentata dalla parificazione di tutti i componenti il Sacro Collegio dei Cardinali in una stessa dignità di Ordine sacro, di episcopale sacramento, e di funzioni altissime nel servizio del governo pontificale in cooperazione al Supremo Gerarca della Santa Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.

Fin dagli albori del Nostro Pontificato dimostrammo quanto sensibile fosse l'animo Nostro alla dignità ed ai nobili servigi che il Senato dei Porporati rende alla Chiesa di Cristo ed al suo Vicario. E ad espressione di vivo interessamento, raccogliemmo, nella prima creazione cardinalizia del 15 dicembre 1958, nomi onoratissimi da ogni parte del mondo, sì da elevare il numero oltre il settanta, fino allora tradizionale dei Membri del Sacro Collegio.

Col Motu Proprio Ad suburbicarias dioeceses venne poi abrogata l'opzione per la scelta delle Sedi vescovili suburbicarie, e ne fu messa la nomina a libera disposizione del Papa.

Il motivo di una completa e totale offerta di ogni energia da parte dei Cardinali di Curia, per il servizio della Sede Apostolica e per gli interessi universali, Ci ha recentemente suggerito di dispensare i signori Cardinali dalle cure dirette delle Sedi vescovili, da secoli affidate al loro zelo pastorale, ma ornai peso troppo grave soprastante a quello gravissimo delle Sacre Congregazioni ed Uffici nell'Urbe. Per questo le Sedi suburbicarie, in virtù del Motu Proprio De suburbicariarum dioecesium redimine, otterranno, gradatamente, il proprio Vescovo residenziale con pienezza di poteri di giurisdizione.

In fine, con la Consacrazione Episcopale odierna dei Cardinali appartenenti all'Ordine dei Diaconi, risulta ancora più evidente quanto elevate e sublimi siano la dignità e le responsabilità spirituali dei venerabili Membri del Sacro Collegio, che, pur rimanendo distinti nei tre tradizionali Ordini — di Vescovi, Preti e Diaconi —, tutti partecipano, accanto al Papa, alle sue sollecitudini nel governo della Chiesa di Dio.

Signori Cardinali, venerabili Fratelli, diletti figli.

A cerimonia compiuta, come l'abbiamo desiderato qui nella nostra Sacrosanta Arcibasilica Lateranense, non vi pare che questa di oggi — Giovedì Santo — sia una grande festa di giovinezza della Santa Chiesa? Non è questo un ritemprarsi, nel giorno suo più intimamente sacro, le forze sempre giovani della Chiesa nella rievocazione, o meglio nella rinnovazione, di quel momento supremo, in cui il suo Divino Fondatore ha voluto dare il suo Corpo e Sangue come alimento delle anime, e istituire al tempo stesso quel sacerdozio, che, nel suo nome e per la sua autorità, continua nel mondo la sua missione?

Sì, veramente, in questa luce prende significato il rito augusto odierno, per cui la pienezza del sacerdozio è stata trasmessa a voi, Membri distinti del Sacro Collegio, ex Ordine Diaconornm : a voi che per l'universalità delle vostre provenienze, per le continuate vostre attribuzioni offrite personale testimonianza che, anche per voi, rifiorisce la perpetua giovinezza della Santa Chiesa.

Voi non siete più giovani di età. Ma per questa Consacrazione Episcopale al ministero e alla dignità degli Apostoli, nei fulgori dell'Eucaristia, il primo significato della festa odierna prende espressione, anche da voi, . di forte e gioiosa giovinezza : exsultatio iuvenum, fortitudo eorum (1).

Oh ! come si appropria alla età nostra il canto che sale al Signore : senes cum iunioribus laudent nomen Domini (2).

Questa Consacrazione è magnifica fusione di antico e di nuovo. Senza dubbio il carattere singolare di questo avvenimento è l'avverarsi in esso della parola del Signore. Questo è il mistero del paterfamilias qui profert de thesauro suo nova et vetera (3). Rammentate che l'avvenimento odierno resterà unico e nuovo nella storia della Chiesa : il triplice Ordine dei signori Cardinali associato, d'ora innanzi, nella perfezione del sacerdozio.

A farci coraggio e ad allietarci insieme amiamo ricordare le parole del vecchio Mosè al popolo suo. Esse si applicano bene così all'umile Pontefice, che arrivato sulla Cattedra Apostolica in tarda età, presso l'ora del tramonto, vi ha voluto e consacrato Vescovi della Santa Chiesa, come si applicano alla vostra dignità cardinalizia, a cui la Consacrazione Episcopale aggiunge corona ben meritata al preziosissimo e fedele servizio della Santa Sede.

Queste sono le parole di Mosè :

« Adduxit vos quadraginta annis per desertum : non sunt attrita vestimenta vestra, nec calceamenta pedum vestrorum vetustate consumpta sunt ».4

Il lungo cammino, compiuto già da tutti voi, venerabili e benemeriti servitori della Chiesa, non ha sdrucito le vesti, non ha consunto i vostri calzari.

Non sunt attrita vestimenta vestra. Il cammino compiuto vi ha preparati e disposti alla corona odierna, di cui tutta la Chiesa si congratula con voi, e particolarmente — lasciateCelo dire — l'umile successore di Pietro, Che si rallegra di avervi accanto a Sè, per la continuazione del buon lavoro. Mosè aggiunge queste parole : Custodite verba patti huius, et implete ea: ut intelligatis universa quae facitis (5). Custodite le parole di questo patto, e mettetele in pratica, affinché possiate avere successo in tutto ciò che fate.

Venerabili Fratelli e diletti Figli Nostri.

Ecco, la Nostra parola ha voluto suggellare i motivi dell'odierna letizia. Accogliete il Nostro augurio di pienezza di celesti consolazioni. Disponendoci ora, tutti insieme, ad accompagnare il Signore Gesù nella via dolorosa della Croce e ai trionfi della Risurrezione, sia gioia profonda dei cuori nostri, pervasi dalla grazia, rimanere congiunti nella preghiera e nel fermo proposito di buon lavoro, di carità ardente, di universale apostolato. Amen, amen.


*A.A.S., vol. LIV (1962), n. 5, pp. 286-290.

(1) Prov. 20, 29.

(2) Ps. 148, 12.

(3) Cfr. Matth. 13, 52.

(4) Deut. 29, 5.

 

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