CHIROGRAFO
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII AL CARDINALE AMLETO GIOVANNI CICOGNANI,
ELETTO SEGRETARIO DI STATO*
Sabato, 12 agosto 1961
Signor Cardinale,
La quotidiana sollecitudine del Sommo Pontificato, affidata alle Nostre umili
forze dal Signore «che non abbandona quanti in Lui confidano» (cfr. Iud.
6, 15), Ci fa ritenere come uno dei doveri più rilevanti e delicati la scelta
dei Nostri più vicini collaboratori, chiamati a conoscere da presso le ansie del
Nostro ministero, e a dividerle con Noi.
Se questo vale per ognuno dei Signori Cardinali, che nella Curia Romana sono
preposti ai vari Dicasteri e Uffici, tanto più deve dirsi del Segretario di
Stato, «l'aiuto più vicino e più forte... il primo collaboratore del Papa nel
governo della Chiesa universale » (L'Osservatore Romano, 31 luglio-1 agosto
1961). La nobiltà dell'ufficio, la molteplicità delle virtù sacerdotali da esso
richieste, la vastità dei disegni e dei compiti, che pongono il prescelto sul
candelabro di una grave responsabilità, vogliono mente vivace e aperta, cuore
saldo e ardente, non comune preparazione lungo le vie varie e impegnative del
servizio della Sede Apostolica: e dobbiamo dire ancora una volta che il
compianto Cardinale Domenico Tardini, Nostro primo Segretario di Stato, ebbe il
dono di queste doti mirabili, che tanto Ce lo resero apprezzato e caro
nell'adempimento del suo dovere.
Dovendo ora scegliere un successore di chi sì commosso rimpianto ha lasciato
nel Nostro cuore, abbiamo pregato, chiedendo al « Padre dei lumi » (Iac.
I, 17) quel consiglio, che Ci è di unica norma nelle azioni del governo
pontificale; e lo sguardo si è posato su di Lei, Signor Cardinale, che a Noi
pare particolarmente adatto all'incarico per le prove di sacerdotali virtù, di
dedizione alla Santa Chiesa, di zelo verace ed instancabile, che Ella ha sempre
dato nelle diverse mansioni a Lei affidate.
Invero, la Provvidenza Le ha fatto percorrere un vasto campo di attività,
tanto da permetterLe una ricca esperienza: dalla serietà degli studi giuridici,
resi più fecondi dall'insegnamento e da pregiate pubblicazioni, ai vari uffici
esercitati nella S. Congregazione Concistoriale, in quella per la Chiesa
Orientale come solerte Assessore, e nella Delegazione Apostolica presso gli
Stati Uniti d'America, in cui degnamente rappresentò la Santa Sede in una lunga
permanenza di anni assai densi di avvenimenti storici. Per dimostrarLe la Nostra
stima, abbiamo voluto che Ella fosse fra i Cardinali, elevati alla Porpora
Romana nel primo Concistoro del Nostro Pontificato; e Le affidammo poi il
governo, che a Noi tanto sta a cuore, della S. Congregazione per la Chiesa
Orientale, chiamandoLa in pari tempo ad altri incarichi importanti e delicati.
Questa provata esperienza in tante intraprese della Chiesa d'Oriente e
d'Occidente, dell'antico e del nuovo mondo, Ci dice che Ella è ben degno di
ricevere questo nuovo peso di responsabilità come Nostro Segretario di Stato,
soprattutto nel momento presente, pieno di intense attese, anche per quanto
riguarda la preparazione del Concilio Ecumenico.
Vogliamo altresì che in seno alla Pontificia Commissione per lo Stato della
Città del Vaticano, in cui ha dato prova di sì premurose sollecitudini, Ella
continui la sua opera in qualità di Presidente.
Nel suo gravoso lavoro non Le mancherà mai la Nostra affettuosa benevolenza,
che fin da ora Le confermiamo con piena fiducia e lieta aspettativa. E
specialmente Le sarà vicino, a guidarLa e a sostenerLa, l'aiuto onnipotente di
Gesù Redentore, che non può venir meno a chi ha fatto norma costante di vita il
motto: vigilat nec fatiscit.
Con questi paterni voti, siamo lieti di inviarle la Nostra larga e
confortatrice Benedizione Apostolica, pegno di continue abbondantissime grazie
su l'attività che L'attende.
Dal Vaticano, il 12 agosto dell'anno 1961, terzo del Nostro Pontificato.
IOANNES XXIII PP.
*AAS 53 (1961), p.525-527.
Discorsi, Messaggi, Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII, vol. III,
p.818-620.
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