MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
IN OCCASIONE DELLA FESTIVITÀ
DELLA SACRA FAMIGLIA
Diletti figli!
FESTA DELLA FAMIGLIA, oggi; con che vogliamo dire, dunque, esaltazione
commossa degli affetti umani, non soltanto più cari, ma più sacri, più santi. La
bella consuetudine vuole una Nostra parola, che, invisibile ma sensibile, la
radia possa diffondere, portandola, — saluto augurale e benedicente — in ogni
casa vicina e lontana, nell'intimità di quello che è il focolare, là dove sono
raccolti ad ascoltare i padri, le madri, la fioritura dei loro figli.
Sulla traccia luminosa che disegna sulla terra la stella di Betlem, amiamo
vedere in cammino, nella compagnia dei tre Savi dell'Oriente, tutte, tutte le
famiglie cristiane. E ci piace di veder Gesù che tutte le accoglie, tutte le
conforta, tutte le sostiene, indicando con infinita condiscendenza che è sola
del suo amore, gli esempi che si irradiano dalla sua santa Famiglia.
Oh sì, diletti figli, l'esempio sublime della vita familiare è qui; qui
splende come nel suo fuoco, in un grado di suprema perfezione, l'amore di Dio;
qui arde l'affetto muto della carità.
Sapete voi quali sono le luci che rendono la notte di Natale e poi la visita
dei Ss. Magi un paradiso di luci? Tutte quelle luci si chiamano dolcezza e
obbedienza, semplicità e umiltà, rassegnazione e sacrificio : una decorazione
luminosa che brilla su tutte le famiglie cristiane. Questa luce benedetta che si
è accesa a Betlemme, e si è poi irradiata da Nazareth : luce del mattino e luce
del tramonto, luce che non cessa nemmeno quando le nubi la coprono. Oh, regnino
la pace e la concordia, sian tenute in onore la preghiera e l'osservanza della
Legge di Dio, osservanza che è insieme affetto e rispetto della Legge di Dio.
Senza Iddio, o figli, non c'è che infelicità e inquietudine : siano i coniugi
generosi, esemplari, e i figli saranno obbedienti e volenterosi. Come Gesù visse
a Nazareth, così viva in ogni famiglia cristiana; la tenga Egli unita con la sua
carità in un vincolo perenne, per ogni ora del tempo e per l'eternità. Tutelerà
Gesù quella pace domestica, che solo tempera le amarezze della vita.
È il comune sospiro dei cuori, e trova eco di paterna comprensione nel
Nostro.
Ecco, figli carissimi, in questo momento ci pare proprio di entrare
personalmente, come il padre delle anime vostre, in ciascuna delle vostre case:
casa degli amici ferventi del Signore, casa degli amici tiepidi, persino casa di
coloro che non conoscono Gesù, o, cosa terribile anche soltanto a dirla, gli
sono nemici: Egli però, voi lo sapete, non è nemico di alcuno.
Ci sembra di entrare specialmente in quelle case ove abitano famiglie
numerose, testimonianza visibile di fedeltà a Dio, prova concreta di abbandono
nella sua buona provvidenza. Entrare in quelle case che nel silenzio racchiudono
l'infermità, il dolore fisico e morale, o forse lo smarrimento spirituale.
Entrare nelle case visitate da una invincibile indigenza, provate dalla dura
mancanza, non soltanto del pane ma persino del lavoro, desolate dalla ansia
della sempre instabile occupazione.
E vorremmo, oggi, assicurare tutti che la Nostra parola, umile ma fermissima,
non cessa di esortare i responsabili dei pubblici poteri e gli uomini tutti di
buona volontà a non darsi pace, sinchè non hanno trovato le soluzioni urgenti
per nel bisogno. Vorremmo come Gesù e con Gesù entrare case dei potenti,
esprimere anche a loro l'intima partecipazione del Nostro affetto ai loro
affetti più vari e più grandi e porgere Noi ad essi, con i desiderii, i voti di
tutti gli uomini.
In nome di Dio, in nome degli uomini.
Una parola ancora. Bella, dolce rappresentanza del popolo romano, ci vediamo
innanzi nella piazza luminosa accogliente i vetturini di Roma, così bravi, così
vivi, accompagnati dalle rispettive famiglie. Avete interrotto per qi istante le
caratteristiche occupazioni, diletti figli per poi il vostro saluto, dirCi a
voce il vostro affetto, esprimer presenza la fedeltà e la devozione che vi lega
al Papa.
Ricambiamo la fragrante delicatezza del gesto con una particolare preghiera,
la quale su di voi, sui vostri cari, e su le famiglie ora in ascolto, invoca le
benedizioni del cielo e terra: de rore coeli et de pinguedine terrae
(Gen. 27, 28)
La pace del Signore rimanga sempre con tutti voi e r pegno lietissimo la
Benedizione Apostolica, apportatrice di serenità e di conforto, propiziatrice
delle superne predilezioni.
Dal Vaticano, 7 gennaio 1962
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