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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AL TERMINE DELLA MESSA CELEBRATA
NELLA BASILICA VATICANA
AL PELLEGRINAGGIO DI VENEZIA
VENUTO A ROMA
A RENDERGLI OMAGGIO

Domenica, 15 maggio 1959

 

Figli dilettissimi di Venezia! Sono commosso per la vostra presenza, qui venuti come siete a salutarmi dopo oltre quattro mesi dal mio distacco da voi, che segnò l'inizio del nuovo compito che Gesù benedetto mi impose quale pastore della Chiesa universale.

Rivedendovi dopo queste prime prove, è connaturale il senso di tenerezza che invade il cuor mio: e voi sapete comprendermi senza chiedermi effusione di altre parole.

Così il Signore che ha diretto tutti i passi della mia umile vita, qui mi ha condotto per questi miei ultimi anni, prima di accogliermi, come spero, nella beata eternità.

Egli sia benedetto. E voi beneditelo tutti insieme con me, miei figliuoli della cara Venezia. Amo riguardare il vostro pellegrinaggio dalla incantevole Laguna a queste rive del Tevere come un atto di omaggio alla sacra persona di tre Pontefici, il cui nome resta particolarmente legato a Venezia, regina dell'Adriatico, dominatrice dei mari per secoli e secoli di storia gloriosa, sempre città fascinatrice e punto luminoso di attrazione da tutte le regioni della terra.

Tre Papi adunque. S. Pietro, S. Pio, Giovanni XXIII. Il primo Papa della Chiesa Santa di Cristo: il Principe degli Apostoli, legato in tanta familiarità spirituale col Patrono principale di Venezia, dico col nostro S. Marco Evangelista, da chiamarlo figlio suo: Salutat vos Marcus filius meus. Il secondo è San Pio X, che, qui trasferito dalla cattedra patriarcale di Venezia, splendette in luce di santità e di ministero universale, deponendo infine il suo corpo sotto le volte di questa stessa basilica, presso le tombe sacre degli Apostoli, dei Martiri, dei Pontefici di tutti i secoli. Terzo è il vostro ultimo Patriarca, che ancora vi parla. La Provvidenza si degnò di annoverarlo come il più recente nella serie dei Servi dei Servi di Dio: servus servorum Dei, chiamarlo, tuttoché indegno al grande onore di presiedere a tutto il gregge cristiano sparso in toto orbe terrarum, come egli si professa nel Canone della Messa.

Ed è da questi tre personaggi ancora sempre vivi: due nella gloria celeste, ed uno ancora del solco della sua vita di quaggiù, che amo trarre tre ammonimenti assai incoraggianti e preziosi per il vostro progresso spirituale di perfetti cristiani.

I. — Innanzitutto, miei diletti figli di Venezia, la fedeltà alla Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica. Gesù istituì non parecchie Chiese, ma una Chiesa sola: che è non la Chiesa Veneziana, o Mediolanense, o Gallicana, o Greca, o Slava dal nome delle singole nazioni: ma una Chiesa apostolica ed universale.

Sì: questa è la Chiesa di Roma: vera madre di tutte le genti: splendida nella varietà dei suoi riti, nell'uso delle varie lingue, e secondo gli sviluppi liturgici dei vari tempi e di vari popoli, ma sempre fiamma unica di credenze e di disciplina, di ordine e di sacra organizzazione. È di Sant'Ambrogio la formula:Ubi Petrus ibi Ecclesia. Per i protetti di S. Marco, discepolo e figlio di S. Pietro — piace ripeterlo — il motto fu applicato da S. Pier Damiani molto bene: Ubi Marcus, ibi Petrus! Là dove sta la famiglia di S. Marco, là vi è la Chiesa. Dunque divisioni, o suddivisioni. Tutti quanti viviamo sotto il ciel tutti cattolici ad un modo. Il Divino Fondatore questo intese e questo volle: questo fu il voto estremo nell'ora del sacrificio O Padre, di questo ti supplico: ut unum sint. Il principio della unità di tutte le Chiese fra loro è il vincolo sacro che assicura la perennità, l'eredità di Cristo nei secoli. Tutti insieme uniti al primo apostolo del Signore, secondo il motto del sigillo episcopale d'un gran Vescovo della Chiesa antica: Cum Petro pugnare et cum Petro regnare.

Io conosco così bene le mie pecorelle e i miei agnelli del gregge Veneziano da poter assicurare della serietà della loro fede, della loro professione religiosa.

In tempi difficili e lontani allorché il vento soffiava sulle onde marine minacciando il canneto, qualche flessione si poté temere qua e là: ma a Venezia meno che altrove: il popolo rimase sempre compatto intorno all'apostolica Sede Romana, e seppe guardare nell'orizzonte vastissimo con occhio sicuro e con calda amore.

Così sia sempre. Rammento il Corpus Domini dello scorsoi anno, celebrato colla processione in Piazza S. Marco. Il Cardinale Norman Gilroy, arcivescovo di Sidney era con noi. Gli cedetti l'onore di portare il Santissimo Sacramento. Quell'eminente Presule era commosso sino alla esaltazione. Lo spettacolo della pietà popolare lo toccò così fortemente da riferirmene ancora quando lo incontrai sulle soglie del Conclave. Venezia e Sidney: i due punti più lontani dei continenti: due panorami fra i più belli e impressionanti del mondo, insieme uniti in un solo canto di fede, di onore a Dio, e di gloria. Spettacolo indimenticabile ed incoraggiante!

II. — L'altro Pontefice familiare alla pietà Veneziana: Papa Pio X: il patriarca più illustre dopo S. Lorenzo Giustiniani, che fu il primo. I vostri padri lo hanno ben conosciuto, e ne benedicono ancora il caro nome.

Questa basilica di S. Pietro ne custodisce ora il Corpo glorioso, e per fare onore ad un impegno di lui quando era vivo, nel prossimo mese di aprile questo Corpo verrà recato in terra Veneta, sotto le volte d'oro della basilica che fu sua cattedrale, oggetto di venerazione da parte dei figli di coloro che ben lo conobbero e lo amarono. Queste onoranze dovrebbero riuscire trionfali, anche se riservate a svolgersi in poche settimane. La vostra visita odierna, diletti figli di Venezia, vuole essere un invito gentile all'antico Patriarca a lasciarsi ricondurre alla sua terra natia, resa così illustre dai ricordi della sua santità.

Santità e grandezza di Pio X, che fu alto esercizio di vita pastorale provatasi durante gli anni del suo patriarcato Veneziano: divenuto splendore di dottrina e di ministero sacro delle anime dalla Cattedra di S. Pietro, dove rifulse e resta glorioso il nome di lui.

Piacemi segnalare a perenne edificazione delle anime il quadruplice fervore dello spirito pastorale di S. Pio X:

1) per l'insegnamento popolare ma robusto e ordinato della sacra dottrina alle giovani generazioni, ed agli appartenenti ai vari gradi dell'ordine sociale;

2) per il culto Eucaristico portato a sviluppi inattesi, e prodigiosi, a divino nutrimento delle anime, delle famiglie, di tutta la Santa Chiesa;

3) per il riordinamento della ecclesiastica disciplina nell'apprestamento di una legislazione corrispondente alla dinamica dei tempi, suscettibile di aggiornamenti a seconda delle nuove condizioni succedentisi nella febbre del pensiero e delle attività moderne;

4) infine per la affermazione, che apparve sovente eroica, dei principi più sacri della libertà e della verità rivelata, della Santa Chiesa e del Vangelo di Cristo, la cui prevalenza vuole essere assicurata da ogni contaminazione dell'errore e del male.

Rifarci tutti insieme a questa traccia di dottrina e di disciplina significa provvedere al vero benessere spirituale che è la base di ogni progresso anche di ordine temporale della vita di quaggiù.

Per questo il culto prolungato ed intensificato di S. Pio X deve essere un impegno caratteristico della vita e della pratica attività di ogni buon Veneziano, a suo proprio conforto e successo, a benedizione sicura della propria famiglia e del proprio avvenire.

III. — Il terzo Pontefice che voi veniste a visitare, con significazione di omaggio alla sua persona, è ancora lo stesso umile uomo, sacerdote e pastore, quale si presentò e qualificò lui stesso a S. Marco, la sera del 15 marzo di sei anni or sono, iniziando il suo ministero tra voi.

Dirò anch'io col Salmo: — Dextera tua sustentavit me, et sollicitudo tua grandem me fecit: la tua destra mi ha sostenuto, Signore: la tua misericordiosa sollecitudine mi ha fatto grande [1].

Questo è il mistero della mia vita. Non cercate altre spiegazioni. Mi fu sempre familiare la frase di S. Gregorio Nazianzeno: Non voluntas nostra, sed voluntas Dei pax nostra: non la nostra volontà, ma la volontà di Dio è la nostra pace.

Entrai a Venezia nella domenica Laetare. Che conforto al mio spirito il ripetere queste cose nella domenica di Passione! Allietarci e soffrire è egualmente motivo di gaudio sereno nella volontà e nella virtù di Nostro Signore Gesù Cristo, la cui dottrina e il cui esempio sono luce e conforto alla nostra umana vicenda, alla unione intima di ciò che vi è in noi di umano e di divino.

Diletti figli di Venezia! Ancora vi ringrazio della vostra visita. Penso a quanti sono qui in ispirito: penso e prego e pregherò sempre per tutti voi e per ciascuno, nel ricordo anche di quelli che sono passati all'altra riva, e là lietamente ci attendono.

Quanto tempo ancora mi concederà il Signore a lavorare e a servirlo nei servi suoi, che oggi sono l'immenso gregge dei Cristiani, non lo so, e non sono ansioso di saperlo. Sempre mi tengo pronto a vivere ed a morire.

Riferendomi a voi, miei cari Veneziani, amo assicurarvi che non intendo rinunziare ad una paternità per tutti e per ciascuno, che sarà mia gioia tranquilla e serena, finché io viva et ultra.

Nel Breviario di venerdì scorso recitai e gustai il Salmo 105, il cui inizio contiene un ammonimento ed un augurio per me e per voi. Mi è dolce ripeterne le preziose parole, attraverso le quali tutto spira gioconda quiete, abbandono e pace.

— Celebrate il Signore perchè è buono, perchè in eterno continua la sua misericordia. Beati coloro che osservano i tuoi precetti, o Signore, che fanno in ogni tempo ciò che è giusto.

— Ricordati di me, o Signore, secondo la tua benevolenza verso il popolo tuo.

— Visitami col tuo aiuto, perchè io goda della felicità dei tuoi eletti, gioisca della gioia del tuo popolo. Possa io sempre gloriarmi della tua eredità.

O Venezia! O popolo di Venezia, sempre dilettissima al cuor mio: Gaudeam de gaudio populi tui: ut glorier cum hereditate tua. Amen: amen.

 


[1] Ps. 17

 

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