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DISCORSO DI PAPA GIOVANNI XXIII
AI PARTECIPANTI AI LAVORI
DELL'UNIONE INTERPARLAMENTARE*

Sabato, 28 aprile 1962

 

La varietà delle provenienze con la nobile comunanza di intenti: per assicurare, cioè, le migliori e più fattive intese tra i popoli nel grande ideale della pace; e l’aver prescelto Roma come sede delle riunioni, fa ripensare agli antichissimi e sempre attuali vaticini del regale Profeta.

Questi, nel Salmo 121, celebra la profonda e incommensurabile letizia di coloro che sono saliti alla Città santa ed hanno sostato nella Casa del Signore. Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus.

La pace fra tutte le genti ha sempre il sostenitore più assiduo e fervoroso nel Successore di Pietro: per la sua stessa missione, per l'insegnamento diretto del Salvatore Gesù e di quanto è espresso nel Vangelo. Pure il silenzio che, a volte, la Santa Sede vuole osservare – analogamente a quanto si legge di Giacobbe che, di fronte aile accentuate dispute dei figliuoli, non manifestava preferenze ma rem tacitus considerabat – è mezzo e sostegno eloquente della grande causa della pace.

Del resto, oltreché per i molteplici argomenti di dottrina, anche per quelli sussidiari di storia, arte, civiltà, la visita a Roma è una affermazione, anzi un cantico in onore delle concordie degli animi e dei cuori.

Vengono i rappresentanti dei popoli – come nella visione del Salmista – tribus tribus Domini ... ad confitendum nomen Domini.

È chiaro che in tale ambiente, e con lo spirito infervorato da cosi alti ideali, si è ben disposti a ricevere l'arcano e superno invito: Rogate quae ad pacem sunt. Cercate, desiderate, implorate tutto quanto può servire a questa vitale e mirabile causa di fratellanza e di intesa. In tal modo fiat pax in virtute tua et abundantia in turribus tuis. Ciascuna comunità, tutte le genti saranno, cosi, in grado di accogliere il mirabile auspicio di tranquilla e duratura prosperità, giacché si darà cooperazione e compimento all'opera generosa ed instancabile di Colui che realmente può, ripetere: Propter fratres meos et proximos meos, loquar: Pax in te.


*L’Osservatore Romano 30.4-1.5.1962 p.1.

Discorsi, Messaggi, Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII, IV, p.690-691.

 

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