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I ANNIVERSARIO DELLA MORTE
DEL CARDINALE DOMENICO TARDINI

PAROLE DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII

Chiesa del monastero delle religiose carmelitane
di Vetralla
Lunedì 30 luglio 1962

 

Giornata di mestizia è questa per il Papa, ma soffusa di soavità e di grazia.

Un anno fa il Cardinale Domenico Tardini lasciava la terra per le regioni celesti; ieri appena si spegneva rapidamente in una clinica romana il Cardinale Gabriele Acacio Coussa, Segretario della Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale.

A questi, poche ore prima della sua dipartita, potemmo dire le parole del vespero: Euge, serve bone et fidelis, intra in gaudium Domini tui [1].

Amiamo credere che il Cardinale Tardini goda già da un anno di questa letizia nel regno raggiunto; ma non cessiamo di pregare per la benedetta anima sua, secondo lo spirito e la dottrina della Chiesa.

Quell'anima ha ben meritato l'elogio vesperale da Noi richiamato come sospiro di cielo presso il letto del morente Cardinale Coussa.

Oh! quale commozione per l'umile Papa venire da Roma a Vetralla, a salutare ancora una volta il Suo caro Segretario di Stato, in questa cappella dove la salma giace, e chiamarlo, quale anch'egli fu, e lo fu in modo eminente fino al termine della laboriosissima, pia e nobile vita! Sì, sempre servus bonus et fidelis, dagli inizi del suo servizio al nuovo Papa che, subito ornatolo della romana porpora, lo volle accanto a Sé nelle funzioni più alte del governo della Chiesa e che di questa bontà ebbe a compiacersi nei tre anni di fedele e preziosa collaborazione.

Ci era tanto confortevole allietare la Nostra quotidiana fatica coi ricordi sempre vivi della comune giovinezza che insieme si educò nello stesso Seminario Romano a Sant'Apollinare, suo futuro titolo cardinalizio, a cui pensava di recare onore, più che col solo nome.

Quante, quante felici rimembranze di buon servizio della Chiesa santa; tutte insieme ci sarebbe caro di raccogliere e di illustrare, anche di questi brevi anni della Nostra spirituale convivenza! A dolce memoria e come fiore eletto di un serto, di cui amiamo circondare questa sua tomba, basti l'accenno della prima comunicazione che gli facemmo il mattino del 23 gennaio 1959 — a lui discorrendo con familiarità prima che a qualunque altro — della eventuale proposta di celebrazione di un Concilio Ecumenico, come risposta del nuovo Pontefice alle attese di tutto il mondo innanzi alle agitazioni complesse dell'epoca moderna.

Un Concilio! Oh, questa è una grande idea che vale ogni programma più alto di collaborazione alla prosperità della Chiesa cattolica nel mondo intero!

Primo adunque egli accolse con commosso entusiasmo sto grande progetto, e primo Ci offrì la sua generosa cooperazione — contenuta, modesta all'esterno, ma altrettanto valida nella sua sostanza — per il suo felice avviamento. Noi continueremo a pregare per la pace e per la gloria di questa nobile anima benemeritissima della Santa Chiesa. E siamo certi che si farà tesoro dei suoi esempi di grande servitore, sì lo ripetiamo, bonus et fidelis, a cui sono assicurate le gioie celesti dei Santi di Dio.

Quanti verranno dopo di lui si sforzeranno di imitarlo fervorosamente, perchè questa è la vera ragion d'essere della vita sacerdotale ed apostolica: conoscenza, amore e servizio del Signore e dei fratelli. Così sia per tutti: in aevum et in aeternum.


[1] Matth. 25, 21.

 
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