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PAOLO VI
ANGELUS
Castel Gandolfo
Domenica, 6 settembre 1964
I grandi doveri verso il Concilio
Buon giorno e buona festa a tutti: a voi, figli carissimi, che siete così
cortesi di visitare il Papa; ai gruppi che sono raccolti davanti a Noi e
anche a quelli che ascoltano la Nostra voce in questo momento in Piazza S.
Pietro, collegata con Castel Gandolfo. Oggi desideriamo dedicare un pensiero
speciale, un ringraziamento, un augurio alla popolazione di Castel Gandolfo,
che celebra la sua festa patronale durante la quale avviene la premiazione
della gara catechistica: i bravi premiati saranno tra poco ricevuti in
speciale udienza.
Ma questa domenica, che conclude la serie di analoghi incontri durante
il Nostro soggiorno a Castello, Ci fa pensare al ritorno a Roma, e al grande
motivo che colà Ci chiama: la prossima apertura della terza sessione del
Concilio Ecumenico. Voi potete ben comprendere come si tratti di un
avvenimento tale da occupare tutti i Nostri pensieri in questo momento, i
Nostri voti, le Nostre speranze. Abbiamo scritto una Lettera - ieri
pubblicata - nella quale manifestiamo il desiderio che tutti i fedeli
abbiano a fissare la propria attenzione su uno degli aspetti del Concilio,
cioè su di un comune dovere.
Il Concilio è un avvenimento tale che solleva interesse ed impegni da
parte di ogni cristiano e anche in ogni uomo di buona volontà. Si tratta,
innanzi tutto, di sapere che cosa il Concilio rappresenta: occorrerà,
quindi, informarsi, e parteciparvi spiritualmente. Non riguarda soltanto i
Padri che lo compongono, ma concerne tutti i buoni cristiani, i quali devono
unirsi con l'anima alla Gerarchia della Chiesa per essere in comunione
spirituale col Concilio, e principalmente in due forme che sono consuete
alla prassi ecclesiastica. Dapprima, la penitenza che potremmo chiamare la
revisione delle anime, il ravvedimento, la rinascita spirituale. Proprio
oggi inviamo un Messaggio a Stoccarda ove si celebra il grande convegno
annuale dei cattolici di Germania sul tema: «Rinnovamento dello spirito». A
ciò dobbiamo tendere se vogliamo che il Concilio non passi inosservato e
inefficace per le nostre esistenze.
La seconda forma di partecipazione è la preghiera: il modo migliore e più
adatto per far circolare nella comunità gli stessi pensieri, le medesime
speranze, gli identici sentimenti e anche le stesse grazie, se vogliamo
vivere il Concilio in comunione con la Chiesa responsabile e orante.
Tutti, dunque, dobbiamo pregare in questo momento. È quanto Noi vi
raccomandiamo ed è quello che faremo adesso, perché il Concilio non riguarda
soltanto determinati schemi ed argomenti, ma proprio si proietta sul destino
religioso della nostra generazione, e forse di quelle successive. In una
parola, riguarda gli interessi generali del mondo, e riflette questa fede di
salvezza che è la fede cristiana. Occorre, perciò, di continuo e con ardente
cuore pregare affinché lo storico evento non resti fra le cose obliate ed
inerti, ma sia reale e vivida sorgente di tante benedizioni, per noi, per la
Chiesa e per il mondo intero.
E a chi rivolgeremo la nostra prece? Essa è già sulle nostre labbra e si
eleva alla Madonna SS.ma, la grande interceditrice di tutte le grazie sopra
di noi: la Madre di Nostro Signore Gesù Cristo, e la Madre nostra.
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