Domenica, 2 novembre 1969
Oggi più che mai, Noi vogliamo essere vicini a voi, se pur voi
siete compresi dal mesto e pio pensiero dei vostri defunti. È un giorno dedicato
alla memoria dei nostri morti. Il loro ricordo riempie l’animo d’immagini di
persone che la morte rende più venerabili e care. La loro scomparsa ci fa
sentire la precarietà della nostra vita presente e la nostra intima solitudine.
Ci pare così di camminare nella notte. Dove sono i nostri
defunti? E dove siamo noi, destinati alla medesima sorte? La paura, la
desolazione ci prenderebbe, se non avessimo in mano la nostra lampada, la
lampada della fede, che ci rischiara l’immenso vuoto notturno del regno della
morte. Noi vorremmo oggi accendere in ognuno di voi questa lampada. Subito una
costellazione di scintille riempie la nostra oscurità; una moltitudine di anime
ardenti della stessa luce si rivela d’intorno a noi: è la comunione dei Santi,
cioè della Chiesa credente e pellegrinante, come una grande processione sospinta
verso un’altra moltitudine di stelle lontane, oltre l’abisso del tempo, ma
vicine per una stessa comunione di luce, nella Chiesa sofferente nel sonno della
pace, dove forse sono ancora i nostri defunti.
Quali immensità, quali profondità avvolgono i nostri destini!
Ma vedete; sono sempre destini luminosi, destini vitali, se pur
Cristo, ch’è la risurrezione e la vita, ch’è la luce di questo mondo, e la
lucerna raggiante in quello futuro, è con noi. Sono destini di speranza. Noi
vorremmo infonderla oggi, la speranza, che ha nella fede il suo fondamento, con
quella certezza, che è propria del Nostro carisma apostolico, nei vostri cuori.
E la speranza ha il suo linguaggio nella preghiera, la quale varca ogni
distanza, e mediante le onde della carità, che non muore, può arrivare
nell’aldilà, a consolazione, a suffragio, a preludio di eterna beatitudine dei
nostri morti. Di tutti i morti. Di quelli specialmente vorremmo che il distacco
violento da questa vita, per causa di guerra, di incidenti fatali, di decessi
improvvisi ha portato via senza un previo viatico religioso.
Preghiamo.