Domenica, 14 dicembre 1969
Come tacere la Nostra tristezza per i misfatti terroristici,
vili e scellerati, perpetrati in questi giorni, che hanno colpito tante
innocenti persone e addolorato tutta questa Nazione? Non possiamo sottrarCi alla
comune afflizione ed alla pubblica deplorazione, e, tanto meno noi cristiani che
rifuggiamo dalla violenza, dalla delinquenza e da ogni cattiveria, che offende
l’incolumità e il rispetto dovuto al nostro prossimo.
Ma procuriamo di trarre bene dal male; «Vince in bono malum» (Rom.
12, 21). Ripenseremo un po’ alle origini di queste efferate vicende, per
rintracciarle ancora una volta nelle idee, nei principii, negli esempi, che
possono traviare gli animi fino a rendere possibili simili aberrazioni. Un
trauma come questo può richiamare l’opinione pubblica a migliori sentimenti e a
più forti e coerenti propositi in ordine all’educazione del popolo e
all’apprezzamento di quei valori che lo fanno libero, civile, concorde e
cristiano. Può essere una riflessione salutare e sempre tempestiva.
E poi, noi che ci prepariamo al Natale, e che nella liturgia
odierna ne pregustiamo la letizia spirituale, - è la domenica così detta «Gaudete»,
- quest’oggi, procuriamo di trovare consolazione e quasi riparazione di quei
tristi delitti, facendo un po’ di bene, disponendoci a compiere qualche opera
buona, qualche atto benefico verso chi si trova nel bisogno, o nella solitudine,
o nella sofferenza.
Si fanno tanti preparativi e tante spese per le prossime feste;
mettiamo in preventivo qualche cosa anche per i Poveri. Festeggiamo il Natale
con qualche segno di umana fraternità, di cristiana carità.
L’egoismo, che ci ha fatto inorridire con le sue più feroci
esplosioni, sia oggi sconfessato dalla bontà, dalla pietà, dal genio del bene e
dell’amore. Ritroviamo la nostra pace favorendo quella degli altri. Torniamo
alla gioia del Natale ridonando qualche sorriso al volto di chi piange.
Aumentiamo il potenziamento del bene, dopo che il male ci ha mostrato la sua
insidiosa e tragica potenza. È qui il Natale: celebriamolo nella fede, nella
carità e nella pace. La Dolcissima ci aspetta al presepio.