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PAOLO VI

REGINA COELI

Domenica, 18 maggio 1969

 

Il nostro è un tempo di problemi, di problemi giganteschi: tutto si trasforma sotto l’influsso magico della scienza e della tecnica; e ogni giorno, se vogliamo vivere con gli occhi aperti, abbiamo un problema da studiare, da risolvere.

Oggi, per seguire ormai questo metodo di vigilanza intelligente ed operante, ci è presentato il problema delle comunicazioni sociali, cioè della stampa, del cinema, della radio, della televisione. E siamo invitati a considerare questo problema in ordine alla famiglia, al primo e sacro nucleo sociale in cui l’esistenza umana si apre, si forma, si definisce. È il nido della casa, è la prima scuola della vita, è il santuario della famiglia, quello in cui si forma dapprima la personalità dell’uomo, quello in cui il modo di vivere e di pensare diventerà costume, che è invaso dall’irruzione di queste «comunicazioni sociali», voci e immagini che hanno il sopravvento nella psicologia, sia individuale che familiare, se non sono vigilate e selezionate, e se non sono esse stesse sottoposte - ecco il nuovo compito della famiglia sana e cristiana - a una riflessione, a una critica, a una selezione, a un giudizio di valore morale.

Papà e Mamme, ecco un dovere nuovo per voi, quello di diventare bravi critici e sereni giudici di queste formidabili «comunicazioni sociali», che invadono la vostra casa.

E voi ragazzi, voi giovani, avete una bella ginnastica spirituale da compiere per non lasciarvi incantare e sopraffare dalle voci e dalle immagini che vengono in casa vostra, e per imparare a riceverle bene, a giudicarle, a escluderle se occorre, per rimanere liberi, intelligenti ed evoluti nel frastuono, con cui queste famose «comunicazioni sociali» vi assorbono e vi impressionano.

Occorre, come dice il Signore, avere l’occhio limpido, e allora la scena del mondo circostante si fa trasparente; e il cuore resta puro e la vita luminosa.

                                                   

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