 |
PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 11 luglio 1971
Questo, per la vita spirituale della Chiesa ed anche per il costume ormai comune
della vacanza, è un periodo di transizione.
Sarebbe bene impiegato questo periodo se fosse dedicato all’ascoltazione.
All’ascoltazione delle voci, che il frastuono delle consuete occupazioni
impedisce di intendere, e che il rumore dei cosiddetti «mass-media» e l’ipnosi
delle frivole canzoni di moda difficilmente ci lasciano percepire. Siamo
esteriorizzati e impoveriti di parola interiore dall’assordante chiasso
circostante.
Se ci è dato di godere d’un po’ di silenzio estivo, procuriamo di ascoltare
innanzitutto la voce della natura, che la nostra vita artificiale ha resa quasi
incomprensibile. Il cosmo - cielo, terra, vita e fenomeni della natura -, parla
a chi lo sa ascoltare un linguaggio, che solo il silenzio percepisce, e che,
all’apparenza facile e comprensibile ai sensi, si presenta poi pieno di segreti,
misterioso, quasi pauroso: «Il silenzio eterno degli spazi infiniti mi spaventa»
dice una sentenza di un celebre pensatore (PASCAL, 206). Ma per chi ascolta
bene, un linguaggio metafisico, religioso anzi, subito suggerisce: «I cieli
narrano la gloria di Dio» (Sal. 18, 2); e così le altre scene del mondo
che esiste, e che da sé denuncia di non avere in se stesso la propria ragione
d’esistere. Ritorniamo un po’ contemplatori e ammiratori del mondo creato, e
traiamo da questa prima ascoltazione l’avvio alla poesia della preghiera.
Poi vi è un’altra ascoltazione che ci invita, ed è quella della Parola di Dio,
della S. Scrittura, del Vangelo, che forse crediamo già di conoscere, e
che invece ci aspetta a più serio e metodico dialogo. Altra sentenza da
ricordare per noi cristiani specialmente: «L’ignoranza delle Scritture (sacre) è
ignoranza di Cristo» (S. GIROLAMO, in Is. Prob; PL 24, 17). Non
sarebbero certe ore tranquille delle vacanze da dedicare a questa ascoltazione?
E vi è una terza voce che merita d’essere ascoltata più che di solito non
facciamo, quella della coscienza, rimasta per molti l’unica maestra della loro
condotta. Ma è poi davvero ascoltata? Ed è maestra illuminata, o miope e cieca?
Anche essa deve ascoltare la Parola interiore della verità!
Vedete quale sinfonia di voci attende la nostra attenzione!
Vi auguriamo tempo e talento per bene ascoltare. E che Maria, l’ascoltatrice per
eccellenza (Luc. 1, 29; 2, 19; 2, 51; 11, 28), ci insegni quest’arte
superiore dello spirito.
|