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PAOLO VI

REGINA COELI

Domenica, 16 maggio 1971

 

Noi oggi abbiamo in San Pietro ricordato una storica parola liberatrice di Papa Leone XIII, Nostro grande predecessore, per la classe operaia, e abbiamo rinnovato il proposito di continuare nello sforzo cristiano per ogni dovuta giustizia al lavoro umano, alla sua dignità, alla sua libertà, alla sua promozione civile e spirituale.

Questo programma è già in corso nella società moderna, ma esige ancora molto impegno perché sempre nuovi problemi sorgono dal fatto che oggi tutti, in modo e misura diversi, sono obbligati al lavoro, e non tutti lo trovano e sono disoccupati, non tutti lo possono compiere in maniera sicura e adeguatamente retribuita ed assistita; e tutti poi aspirano a ricavare dalle loro fatiche maggiori diritti e maggiori soddisfazioni. Molti poi hanno idee sbagliate su questo grande problema del nostro tempo: e alcuni non ammettono che il lavoratore possa aspirare a nuove e migliori condizioni di vita; ed altri credono ancora che la causa del lavoro non possa progredire senza un perpetuo e violento conflitto sociale.

È il dramma del nostro tempo; e per la sua soluzione noi credenti dobbiamo innanzitutto pregare.

Noi dunque pregheremo per i lavoratori che soffrono ancora e sudano in una fatica dura, rischiosa, malsana; pregheremo per i disoccupati e per i poveri.

Poi pregheremo affinché il lavoro, invece di convertire la legittima tutela degli interessi particolari in odio profondo, in lotta permanente e insanabile, in demagogia rivolta al disordine pubblico, e alla finale sopraffazione degli uni sopra gli altri, ci sia invece scuola di comune rispetto e ci conduca a maggiore giustizia, alla fratellanza, al bene comune, alla pace.

Pregheremo perché, su l’esempio di Gesù Cristo, sappiamo amare e compiere bene il nostro lavoro, studiando non solo di ricavarne pane e mercede e benessere, ma altresì di scoprirvi un certo incontro con i segreti della creazione e quindi una vocazione al progresso, all’incontro con Dio.

Per questo, sì, infine pregheremo, affinché il lavoro non sia chiuso nella visuale materialistica ed atea, ma sia aperto agli orizzonti dello spirito, della preghiera, della ricompensa eterna.

Così, salutando i fratelli nel lavoro, nella fatica, nella speranza, preghiamo.

            

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