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PAOLO VI

REGINA COELI

Domenica, 27 maggio 1973

 

Gli avvenimenti incalzano, la storia corre e ci trascina, i rapporti fra gli uomini si moltiplicano e si complicano. Per chi vuole ridurre questa non sempre facile e non sempre lieta esperienza al suo epilogo morale e personale una cosa è certa: dobbiamo cercare in ogni situazione, in ogni circostanza di fare il bene, e di farlo spontaneamente, col cuore, per amore.

La carità dev’essere al vertice delle nostre occupazioni, delle nostre preoccupazioni. Per fortuna noi ne abbiamo tanti stimoli e tanti esempi d’intorno. Ecco una bella prova. Noi vediamo fra voi, nella Piazza, un gruppo - duemila persone, ci dicono - di donatori di sangue provenienti da Forlì, premurosamente ordinati e guidati, i quali compiono questo viaggio a Roma per affermarsi nel loro gesto generoso, e per idealizzarlo civilmente con questa escursione, e spiritualmente con la nostra benedizione, che noi diamo ben volentieri col nostro elogio e col nostro incoraggiamento.

Siamo tempestati di telegrammi e di sollecitazioni per salvare le popolazioni, dico le Popolazioni di nove Paesi dell’Africa settentrionale, che per causa d’una ostinata e bruciante siccità muoiono di sete, col loro bestiame, unica loro risorsa.

L’aiuto privato qui non basta. Sia lode a quelle Nazioni e a quelle istituzioni internazionali, tra cui anche le nostre «Caritas», il Catholic Relief Service specialmente, e il nostro «Cor Unum», fanno prodigi di generosità e di bravura per destinare viveri, medicine e trasporti, per salvare quella gente infelice; si tratta di una calamità d’immense proporzioni. Non è bello vedere che a tanta sofferenza il cuore del mondo è sensibile ed è operante?

Simili parole dovremmo dire per gli aiuti implorati dalle regioni devastate dalle recenti alluvioni nell’Asia orientale. La sofferenza rende buoni gli uomini fratelli. E chi consolerà gli afflitti Genitori, che anche a noi ricorrono, del piccolo Mirko Panattoni? Qui al delitto del sequestro si aggiunge un silenzio crudele, e tutti soffriamo per questo pietosissimo caso.

Ecco le aree della carità, che sono tante e vaste, e dove tutti, in qualche modo, possiamo e dobbiamo operare.

E tutti vediamo di comprendere come la carità non sostituisce la giustizia, ma la precede e la segue; e come la giustizia, senza la carità, non sarebbe né sufficiente, né felice. Occorre che carità e giustizia diventino complementari: lezione evangelica, Fratelli!

                                         

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