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PAOLO VI

REGINA COELI

Domenica, 3 giugno 1973

 

Si parla di «Giornata delle comunicazioni sociali», promossa in tutto il mondo dalla Chiesa in ordine all’affermazione e alla promozione dei valori spirituali.

Che cosa s’intenda per comunicazioni sociali tutti sappiamo: stampa, radio, cinema, televisione, teatro, pubblicità, propaganda, ecc. Tutto ciò che insomma trasmette e diffonde la parola, la notizia, l’immagine, il pensiero, la cultura. Il tema è quanto mai attuale, complesso e controverso. Merita d’essere studiato e promosso. Noi lo dobbiamo fare partendo dall’insegnamento della Chiesa, insegnamento che per la sua natura trova la sua base nel diritto fondamentale dell’uomo, quello di sapere, d’essere istruito e informato, di vivere in normale e continua conversazione con la società, con la sua storia e la sua cultura. Papa Giovanni, nell’Enciclica «Pacem in terris» afferma, forse per la prima volta, in termini così categorici, che «ogni essere umano ha diritto ad una informazione oggettiva». Di più la comunicazione sociale si trova proclamata nel Vangelo stesso. Che cosa è il Vangelo se non l’annuncio, la propagazione, la notificazione della «buona novella», della Parola misteriosa, vera e salvatrice comunicata, rivelata da Dio al mondo?

Quindi guardiamo con estremo interesse il fenomeno polivalente della diffusione dell’informazione da uomo a uomo, e specialmente da uomo alla cosiddetta « massa » degli uomini; guardiamo ai «mass-media», ai fattori della psicologia collettiva. E guardiamo con l’onestà e la responsabilità analoghe a quelle di chi studia la distribuzione degli alimenti, delle medicine, nella comunità popolare.

Ma oggi restringiamo la nostra osservazione allo schema della realtà che ci riguarda direttamente, il quale si riduce a due essenziali componenti: prima, il tesoro di verità e valori spirituali, che noi possediamo in esclusiva, sotto un certo aspetto; seconda componente, i mezzi per diffondere e per trasfondere questo tesoro ai fratelli che ne hanno bisogno e che da noi lo aspettano. Cioè: puntiamo l’attenzione sul problema dei «mezzi» a servizio del Vangelo, della parola vera e buona, della cultura sana e cristiana. E siamo subito desolati dalla pochezza e dall’inferiorità dei nostri «mezzi» rispetto al bisogno e rispetto a quelli di cui il mondo profano dispone. Ma un duplice conforto ci sostiene, quello della virtù intrinseca nella Parola, da noi annunciata anche con flebili ed umili mezzi, sempre impari alla sua dignità e alla necessità, che di essa hanno gli uomini; essa, la nostra Parola, ch’è verità e vita, si farà strada, noi confidiamo, anche senza le trombe della grande pubblicità moderna; e poi ci sostiene il conforto della coscienza dei buoni, i quali si faranno un dovere ed un onore di farsi essi stessi « mezzi », cioè apostoli delle sane comunicazioni sociali cristiane. Pregheremo oggi per questa causa di evidente urgenza spirituale, morale e civile. Maria, la Madre del Verbo, ci assista.

                                   

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