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III ASSEMBLEA GENERALE DEL SINODO DEI
VESCOVI ANGELUS
DOMINI DEL SANTO PADRE PAOLO VI
Domenica, 13 ottobre 1974 Sì, questo
Sinodo dei Vescovi, adunato in questo mese a Roma, qui, proprio accanto alla
tomba di San Pietro, si mostra una magnifica rivelazione della Chiesa, nella
coscienza viva della sua vocazione e della sua missione, strumento di salvezza
per chi ha la fortuna di appartenerle e per il mondo che la circonda;
rivelazione a se stessa: un popolo a cui Dio ha parlato e che ha elevato ad una
partecipazione ancora in grande parte implicita nel mistero, della sua stessa
vita ineffabile: un popolo investito d’un mandato diffusivo, esplosivo, quello
di annunciare il vangelo a tutta l’umanità: così è la Chiesa. I termini stessi
del suo essenziale disegno sono così grandi, sono così belli, sono così
dinamici, da straripare da ogni confine, che tenta definirlo. Straripa nel
tempo, cioè nella storia, che viene a confronto con questo disegno, che le dà
luce e senso e che possiamo chiamare Chiesa vivente e paziente; straripa nello
spazio, cioè nella geografia della terra, perché destinato ad invaderla tutta
con il suo messaggio di supernaturalità e di salvezza.
Ma questa iperbolica realtà, cioè la Chiesa nel suo essere vero e misterioso
e nel suo drammatico divenire, pone una tale quantità di problemi da dare le
vertigini: dove le forze per compiere questa impresa d’una evangelizzazione
sproporzionata a tutte le forze native di cui l’uomo dispone? Occorre la fede,
occorre lo spirito; forze queste superiori all’umana natura. E dove trovare
l’arte difficilissima, multiforme e audace di arrivare al colloquio con il
mondo, così vario, così mobile, così distratto, così ostile, come esso
dappertutto si dimostra? e fin dove può giungere l’adattabilità della parola
divina, tradotta in linguaggio elastico e relativa alle condizioni dell’uomo,
sordo o uditore che sia? E chi ci darà i mezzi per trasfondere questa silenziosa
e univoca Parola evangelica? I mezzi! v’è da rimanere scoraggiati in partenza:
come li può avere oggi il ministro povero della religione sottratta dal regno di
questo mondo?
Ad un certo punto di questa selva di problemi si apre un sentiero: veramente:
tocca all’uomo ad aprirlo, all’uomo che ascolta e accoglie la vocazione
comunicativa, missionaria propria di ogni cristiano. Si, ricordiamo: ogni fedele
deve essere diffusore della fede, testimonio del vangelo. Tutto, si direbbe,
dipende dal buon volere del cristiano, d’ogni singolo cristiano! Quale volto
luminoso e vivace acquista subito così la Chiesa! il grande tema del Sinodo
«l’Evangelizzazione del mondo contemporaneo» irradia scintille da ogni lato:
dapprima, certamente, dal lato dei Pastori responsabili, chiamati oggi a
moltiplicarsi nell’esemplarità del loro ministero, nella novità delle
iniziative, nella fiducia verso l’uomo d’oggi, ch’è pur sempre, e forse più che
mai, bisognoso, inconsciamente desideroso d’essere amato e curato. Poi miriadi
di scintille apostoliche arrivano a tutti: ai religiosi, ai laici, ai maestri
della penna e della parola, ai sofferenti, al popolo dotato di senso di
solidarietà; e specialmente a due categorie di persone infiammabili: i giovani,
disponibili a dare un significato generoso e trascendente alla vita, e le donne,
sì, le donne buone e sagge che hanno capacità superlative per fare della loro
bontà e del loro spirito di sacrificio un amoroso veicolo di educazione
spirituale e di apostolato cristiano (Cfr. 1 Petr. 3, 1). Ecco il
Sinodo visto di scorcio. Assistiamolo con la nostra preghiera.
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