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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 22 dicembre 1974

 

Fratelli e Figli carissimi!

Il Natale è ormai vicino! con l’apertura della Porta santa, quest’anno! Noi vi anticipiamo i nostri auguri. A tutti quanti siete qui presenti. A tutti i fedeli della nostra Diocesi di Roma.
A quelli, vicini o lontani, che ascoltano la nostra voce. A tutta la Chiesa, a tutto il mondo. Fin d’ora la nostra preghiera per voi, per l’umanità, si fa speciale, si fa più intensa.
E vogliamo oggi ricordarvi due cose. La prima riguarda lo spirito del Natale. È uno spirito meraviglioso. Potete farne tutti l’incomparabile esperienza: procurate di fissare i vostri pensieri, forse dispersi fra tante cose, pur belle e care, sul cuore della festa, cioè sul fatto storico e essenziale del Natale, che è la nascita di Gesù, figlio di Dio e figlio di Maria, su questa terra, a Betleem: è il fatto più straordinario e più lieto, che sia mai capitato, tanto che dobbiamo definirlo un mistero; il mistero della Incarnazione, che prepara quello della Redenzione. Si tratta della venuta del Verbo di Dio nella scena del nostro mondo, dicevamo mercoledì all’udienza generale, uomo come noi, con noi, per noi. Vi è di che rimanere sbalorditi di meraviglia e di gioia. Prima conseguenza: questa nostra vita umana acquista una nuova dignità superiore, stupenda. Guai a chi ne profana l’innocente bellezza! (Cfr. Matth. 18, 6) Guai a chi ne disconosce il diritto primario: esistere; o fin dal seno materno ne spegne l’origine!

La verginità si fa ideale; la maternità si fa sacra; un titolo nuovo le nobilita; ed è la parentela che le unisce alla Madonna, la Vergine-Madre, e a Gesù, il Dio bambino.
Il Natale ci invita così ad onorare la purezza della vita consacrata all’unico Amore di Dio; e ad onorare la Donna-Madre. E poi dobbiamo, pensando al presepio, onorare, amare, proteggere l’infanzia.
Procuriamo che i nostri piccoli siano felici nel giorno di Natale. Ed assistiamo le famiglie bisognose, e tanto più se sono numerose. Amiamo i Poveri: Gesù non nacque forse povero, poverissimo?
Nessuno si goda il proprio Natale senza farlo godere, almeno un po’, a qualcuno che, in quel giorno benedetto, abbia bisogno di pane, o di lavoro, o di casa, o di cure, o di amicizia, o di conforto, o di fede . . . La pietà religiosa del Natale deve esprimersi anche in umana bontà: ve lo raccomandiamo, Figli e Fratelli!
Poi la seconda cosa: celebriamo bene quest’anno, meglio del solito, il Natale. Noi inaugureremo, come sapete, in quella notte beata, l’Anno Santo a Roma. Comincia un’annata singolare, storica e felice, speriamo, per la pace e per la salvezza nostra e del mondo. Non restiamo insensibili, non indifferenti; ma aderenti, fervorosi, giovani e vivi nello spirito.
La Madonna, dal presepio e dal cielo, ci sta a guardare.

                                           

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