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PAOLO VI
REGINA COELI
Domenica, 19 maggio 1974
Fratelli e Figli carissimi!
Onoriamo l’innocenza! Onoriamo l’infanzia, candida e lieta, nel rito che in
queste domeniche successive alla Pasqua, la riunisce intorno agli altari, al
centro delle nostre comunità, conquise dalla bellezza e dalla pietà dei loro
ragazzi e delle loro figliole, che si accostano alla loro prima comunione.
Sì, esiste ancora questo spettacolo, nelle nostre Parrocchie, nelle nostre
Scuole, nei nostri Santuari, nelle nostre Famiglie. Anzi queste cerimonie sono
ora perfezionate da una stupenda semplicità rituale, da un’incantevole armonia
di gesti e di animi, da una sorprendente convergenza di preghiera e di cuori, è
la liturgia che parla e che celebra; il mistero è presente e quasi apre i suoi
divini segreti, nel linguaggio evangelico, che i piccoli accolgono e gustano,
come proprio fatto per loro, nella fede degli umili e nella meraviglia dei
piccoli, come Gesù ci ricorda nel Vangelo (Cfr. Matth. 11. 25).
Lasciamoci, almeno un momento, incantare da queste trasparenti visioni. Sono
giardini viventi davanti a noi. Codesta è vita ideale. La sua ora, speriamo,
sarà ispiratrice per gli anni, a cui questi fanciulli in avvenire sono
candidati, anni che saranno forse carichi di ben altre esperienze.
E forse noi stessi, noi adulti, andiamo ricercando nelle sepolte memorie dei
nostri spiriti questi lontani momenti di limpido sogno. E noi non vorremmo che
fossero sogni dileguati, puerili ed ingenui, ma tuttora fossero documenti di
dolci e forti verità, ancora accese nell’oscurità dolorosa, tragica e cattiva,
che offusca ora il pubblico orizzonte. «Settimana di sangue», è stato scritto;
ed è purtroppo vero. Le cronache del tempo sono per la violenza, per la
vendetta, per il terrorismo. La scena del mondo è turbata da episodi
demoralizzanti; perfino cause intitolate alla giustizia si macchiano di vili
eroismi. La delinquenza diventa arte mostruosa e collettiva. Possiamo, Figli
carissimi, trovare conforto pensando all’innocenza, sì, all’innocenza, che
ancora esiste e fiorisce, profumata di pietà religiosa d’intorno a noi, e che,
inconsapevole, ma per divino carisma, ci insegna i sentieri del regno dei cieli
(Cfr. Matth. 18. 3). È questa innocenza che ora ridà ali alla nostra
preghiera mariana e pasquale.
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