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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 26 gennaio 1975

Ieri, festa della conversione di San Paolo, abbiamo celebrato noi stessi, con tutta la Chiesa di Roma, con i Monaci benedettini, che vegliano la tomba dell'Apostolo medesimo, autodefinito «doctor gentium», maestro delle genti nella fede e nella verità (1 Tim. 2, 7; 2 Tim 1,11), e con il nostro Segretariato per l'Unione dei Cristiani, la settimana di preghiere per la ricomposizione dell'unità fra quanti credono in Gesù Cristo, sono battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e attendono da Lui, il Signore, la vera salvezza. È questo un momento di grande importanza, specialmente dopo il Concilio ecumenico, che si è prefisso come uno dei suoi scopi principali il ristabilimento di tale unità (Cfr. Unitatis Redintegratio, 1). E momento di grande commozione, che vorremmo partecipata da voi tutti, fratelli e figli della Chiesa cattolica, e da tutti i Cristiani delle Chiese e delle comunioni ancora da noi separate, per i quali abbiamo intensamente pregato e ai quali nella celebrazione dei santi misteri abbiamo spiritualmente mandato il nostro affettuoso, piangente e confidente saluto.

La parola divina, una volta di più, ci ha esaltati ed oppressi, la parola dominante nel pensiero e nel cuore di Cristo, quella dell'unità del suo ovile, cioè della sua Chiesa, del suo Corpo mistico: «che tutti siano una cosa sola!» (Cfr. Io 17, 21); parola avvalorata da quella di Paolo, dormiente sotto l'altare della nostra celebrazione: «ma è forse diviso il Cristo?», Voi tutti siete una cosa sola in Cristo Gesù» (1 Cor, 13; 12, 13; Gai. 3, 28; Col. 3, 11). Parola così semplice, così categorica; ma per noi, uomini di questa terra e di questa storia, così difficile! Solo una grazia speciale del Signore, assecondata da uno sforzo perseverante di umiltà, di buona volontà, di carità di preghiera potrà, quando a Dio piacerà, rendere attuabile. Proposito e speranza, che devono tenere in tensione forte e fiduciosa i cuori fedeli. Sì, ancora e sempre. Nonostante che un genio infelice diffonda anche fra noi un pluralismo equivoco, che va oltre la libertà delle possibili e molteplici ma fedeli espressioni della fede ferma ed univoca; e nonostante che qua e là, nell'interno stesso della Chiesa, il dissenso di certi gruppi si autoconceda la disobbedienza al suo magistero e un supino ossequio ad opinioni di moda e anche a tesi spesso pagane sia teoriche che pratiche. Ancora e sempre, Fratelli e Figli carissimi, noi dovremo essere fedeli all'ecumenismo dell'unità, che, nel rispetto e nell'amore, apre il cuore e la porta per tutti i buoni Cristiani. Così ci aiuti ora la preghiera alla Madre di Cristo.

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