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PAOLO VI
ANGELUS
DOMINI
Domenica, 20 luglio
1975
Anche noi confusi nella moltitudine dell'umanità, spettatrice dell'impresa
astronautica, compiuta in questi giorni, dell'Apollo e della Soyuz, anche noi
con gli occhi abbacinati dalla luce del cielo o spalancati verso le profondità
dello spazio notturno, e quasi incantati dall'inaudito incontro celeste,
grideremo il nostro evviva agli uomini eroici di così fantastiche gesta. Le
meditiamo come traguardo di impensabili e interminabili studi e di innumerevoli
esperimenti, scientifici, meccanici, psicologici, organizzativi: l'uomo ha
vinto! E non sappiamo frenare il presagio di altri meravigliosi sviluppi nel
dominio della natura, oltre la sfera terrestre: l'uomo vincerà! Ma ci commuove
il pensiero che il patto ha assunto il significato di un abbraccio nel cielo!
Un segno di umana amicizia, d'un impegno di collaborazione vissuta, d'usa gara
di progresso, d'un trionfo comune, oltre il globo terracqueo, teatro di tante
umane contese. Noi non possiamo, una volta di più, non concedere alla
meraviglia la sua più sapiente parola: tutto è potenzialmente precostituito,
tutto è scoperto!
E se tutto fosse inventato, lo stupore sarebbe ancora più
grande: donde l'origine, donde la causa, donde la spiegazione, donde la ragion
d'essere di tante cose prodigiose, donde l'arte di combinare tanti calcoli e di
penetrare tanti dormienti, anzi vigilanti segreti della natura, del cosmo, in
tutto ciò che è anticipato sul lavoro e sul pensiero dell'uomo? Una
risposta s'impone e sfolgora come sole: tutto è creazione; la scienza e la
tecnica sono, in fondo, dialoghi con l'Essere primo. Cioè tutto suppone ed
esige un principio trascendente e immanente; tutto è rivelazione d'un Pensiero
presente e operante, d'una parola creatrice, divina, diciamo: «In
principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo!».
Quale cosmologia! Quale filosofia! Siamo ricondotti - e questa volta su un
sentiero trionfale - al Vangelo . . . dalla rivelazione naturale a quella
soprannaturale. E la sentenza d'un sapiente, S. Ireneo, ci fa esultare: «La gloria di Dio è l'uomo vivente». Il nostro umanesimo, portato ad un
vertice di incomparabile gloria, si accende di luce divina e religiosa: la
nostra ammirazione si fa preghiera! La Madonna, umilissima, intona il «Magnificat»!
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