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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Commemorazione di tutti i defunti
Domenica, 2 novembre
1975

Oggi, giorno dei Morti, giorno di grandi pensieri. Sono innanzi tutto i ricordi dei nostri Defunti. Ciascuno ha i propri; tutti perciò dobbiamo essere docili all'onda di sentimenti con cui commuove la memoria di coloro che ci hanno preceduti nella scena della vita, e che con noi la condivisero. Questa memoria è una pietà molto umana: dai morti noi abbiamo ereditato la vita. Ed è memoria molto saggia; ci è maestra della storia; ci dice il prezzo pagato per la nostra civiltà, in molti casi anche per la nostra libertà; e ci riconduce sulle rive di quel fiume prezioso, che si chiama la tradizione, fiume spesso dimenticato e disperso dalle rivoluzioni, ribelli e poi conservatrici tenaci; e fiume, per noi sempre indispensabile, quando ci porta l'acqua sempre pura e viva del Vangelo. Poi la lezione dei ricordi diventa lezione di filosofia della vita, circa la sopravvivenza dell'uomo oltre la morte.

La morte diventa il cardine di giudizio circa il tempo, circa i valori che il tempo genera e poi divora, e circa quei valori che vanno al di là del tempo, primissimo fra essi la nostra stessa esistenza; l'anima umana non è forse immortale? e non trasferisce forse il nostro destino oltre il tempo, oltre la morte del corpo? E non è questo il massimo problema della nostra esistenza? problema così grande, la cui soluzione positiva sostiene l'uomo, anche nella valutazione della sua vita presente, e così misterioso che solo la Parola vivente della fede rischiara di luce e di speranza? Ed è proprio in virtù di questa luce e di questa speranza, che ci sono care le tombe dei nostri Defunti; esse diventano santuari di bontà e di preghiera, dove si celebra quella «comunione dei santi», ch'è la Chiesa di qua e di là della morte; comunione, dove Cristo tutti a Sé ci associa, e così ci conserva e ci unisce nella pienezza della sua beatitudine. Sì, così è; ed è bello oggi per noi attivare, con la preghiera, con la carità, che mai non muore (1 Cor. 13, 8), la circolazione di questa vita immortale e soprannaturale, che ci deriva da Cristo, divino capo del suo corpo mistico, nel quale noi siamo inseriti. Così pensando, invochiamo Maria, madre spirituale di quel corpo mistico, ch'è appunto la Chiesa.

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