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PAOLO VI
REGINA
COELI
Ascensione del Signore
Giovedì, 8 maggio
1975
Non sappiamo esimerci, oggi, festa dell'Ascensione, dal
ricordare una frase biblica che vi si riferisce, e che fa per il caso nostro:
si parla tanto di liberazione, ch'è un bellissimo aspetto del cristianesimo
riferito, specialmente dalla liturgia, a nostro Signore, il quale, dice la
Sacra Scrittura, «Salito in alto, trasse a sé vincolati molti prigionieri, e
colmò di doni gli uomini» (Eph. 4, 8; Ps. 67, 19). Possiamo interpretare
liberamente questa sentenza osservando che i vincoli, che ci legano a servitù
di questo mondo, e che senza quella forza emanante da Cristo, per cui è
trasferito nel suo regno celeste l'asse del nostro destino e del nostro
operare, la liberazione puramente terrena può costituire un ambiguo
cambiamento di vincoli. I rapporti, così detti verticali, della nostra
religione sono davvero liberatori, se bene compresi e bene impiegati, dai
vincoli così detti orizzontali, che spesso nascondono rapporti servili e
inumani.
Questo per dire oggi a voi, fratelli, che venite a S. Pietro,
ricordando la miracolosa liberazione dai vincoli della sua prigionia (Cfr. Act.
12, 4 SS), come il Giubileo, che state celebrando, vuol essere un principio di
libertà, nella purificazione e nell'elevazione dell'anima propria, e nella
carità generosa d'amore e di aiuto verso i fratelli stretti dal bisogno
proprio e dall'egoismo altrui. Cristo è la verità, possiamo dire,
costituzionale, dell'ordine umano; ed è, com'egli ha insegnato, è la verità
che sola ci può liberare (Io. 8, 32). Pensieri questi che possono essere per
tutti, in quest'ora del mondo, degni di riflessione e fonte di consolazione e
di speranza. Dunque, con S. Paolo, «pensate alle cose di lassù non quelle
della terra» (Col. 3, 2) oggi festa del cielo aperto da Cristo per noi.
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