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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 7 marzo 1976
Questa settimana, prima di Quaresima, sarà, speriamo, anche per noi un
periodo, per quanto breve, di clausura. Cioè sospenderemo le Udienze, le
cerimonie, ogni altra occupazione esteriore per concedere a noi stessi il
raccoglimento, il silenzio, la preghiera di alcuni giorni di ritiro spirituale,
come facciamo ogni anno, in preparazione alla Pasqua e in preparazione alla
morte, che per noi non può essere lontana. Vi diciamo questo per assicurarvi
tutti, fratelli e figli presenti e lontani, che durante questo breve ritiro noi
vi saremo tanto più vicini nel Signore in orante memoria (Cfr. Rom. 1,
9), e per raccomandare ancora la Chiesa intera alla vostra fervorosa e solidale
preghiera. Anzi profittiamo di questa confidenziale occasione per osare di
ripetere a voi le parole di San Paolo: «Fatevi miei imitatori, come io di
Cristo» (1 Cor. 4, 16; 11, 1; Phil. 3, 17). Cioè procuriamo tutti
di dare al problema «preghiera» lo studio e la soluzione che esso si merita.
Noi dobbiamo pur troppo osservare che con la mentalità laicista oggi
invadente la preghiera si spegne in molta gente, che crede essere progredita
nella promozione moderna e adulta del pensiero e del costume abbandonando ogni
espressione, ogni pratica di preghiera. Essa è vanificata, come un fenomeno
caduco e puerile dello spirito ormai educato alla scienza e alla critica
dell’umanità nuova. Si tollera al più da molti la preghiera come una lingua
morta. Non si avverte il vuoto irrazionale e antistorico che questo
analfabetismo religioso scava nello spirito umano. Ricordiamolo bene: la
preghiera non è inutile, non è superstizione, non è infantilismo dello spirito.
Essa sta alla sommità della ragione, sta al vertice della psicologia, sta
all’apice della moralità e della speranza. La filosofia, la vera sapienza,
postula uno sforzo di dialogo trascendente con Dio; la preghiera poi prende
coscienza e vigore nella più intima avvertenza della divina presenza dentro di
noi.
Diremo con Santa Teresa, donna d’altissima intelligenza della vita
spirituale: «se avete letto in qualche libro di orazione consigliar l’anima
d’entrare in se stessa, è proprio quello che intendo io» (S. TERESA, Castello
interiore, 1, 5). Potremmo ripetere la stessa cosa con S. Agostino (S.
AUGUSTINI Confessionum, X, 27). Noi siamo degli estroflessi, e perciò
facilmente aberranti. Chi trova Dio trova anche se stesso. Che la Madonna ci
guidi a questo appuntamento interiore.
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