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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica delle Palme, 11 aprile 1976
Settimana Santa! Noi vogliamo onorare il vostro senso religioso, il vostro
gusto della bellezza delle cose spirituali, la vostra intelligenza del poema
della liturgia esortandovi a considerare questi giorni della settimana santa
come giorni da scoprire sempre nuovi, sempre eccezionali, sempre degni del
massimo interesse. La visione suprema del mondo, della nostra vita, del dolore,
del male, del nostro destino finale passa davanti al nostro sguardo, mentre il
dramma della redenzione, con la crudele Passione di nostro Signore Gesù Cristo e
con la sua morte e con la sua risurrezione, esercita un fascino incomparabile su
lo spirito umano e su la Chiesa intera, mentre la suggestione di ineffabili riti
ci attrae e ci commuove, se appena vi prestiamo umile e intelligente attenzione.
Cristo è presente. Non possiamo noi essere assenti. Non basta darvi un fugace
pensiero. Non basta nemmeno assistere ai riti celebrativi come spettatori. Ora
più che mai la liturgia reclama una nostra personale e comunitaria
partecipazione. Lasciamoci invadere dallo Spirito che emana dalla celebrazione
di questi misteri, e che tutti ci attrae, ci sconvolge e ci rinnova. Questa è
l’ora.
E lasciamo che l’impeto dei problemi, evocati ad agire sulle nostre
coscienze, prorompa; dapprima con prepotenza per ristabilire la vera pace
interiore; poi per tonificare in noi l’esatta sensibilità delle inevitabili
questioni della nostra esistenza, prime fra queste la chiarezza su idee
religiose del nostro tempo, poi il segreto del dolore, il valore da attribuire
alla cultura contemporanea, i doveri incalzanti per la giustizia e per l’ordine
sociale (Cfr. AAS 48 (1956) 724), eccetera; e finalmente la nostra
personale decisione a portare la nostra croce, cioè al dovere, all’amore, al
perdono, al sacrificio; sì, con Cristo, per Cristo.
Questa è l’ora di Cristo ed è l’ora nostra.
Non perdiamo l’appuntamento della salvezza. Ci incontreremo con Maria, data a
noi per madre dal figlio morente.
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