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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 12 settembre 1976
Le vacanze estive sono finite. Un nuovo periodo di operosità
ricomincia per tutti. Ciascuno fa il preventivo circa l’impiego del tempo che
viene. Noi lo faremo in ordine alla nostra vita cristiana. Come sempre è
difficile fare programmi riassuntivi; più difficile è poi attenersi a quelli
fatti. Ma i buoni propositi non sono mai superflui.
Il primo proposito che può derivare da una pausa del lavoro ordinario, come
quella che a molti di noi è stata concessa, è quello di dare senso e valore
spirituale alla consueta fatica. Vi è certo chi nel periodo delle ferie estive
ha cercato ristoro non solo alle forze fisiche, ma ha dato risveglio alla facile
sonnolenza dello spirito, aggravato com’è di solito dagli impegni della vita
esteriore. E questo risveglio dovrebbe entrare nel preventivo di tutti per il
tempo che viene: tenere accesa la lampada interiore e personale della coscienza
pensante, giudicante e pregante. Sì, vigilare e pregare, come ci ha detto il
Signore.
E poi, secondo proposito, lavorare sodo. L’azione ordinata e forte dà
anch’essa senso e valore al tempo fuggente. Siamo poi in una fase storica di
necessaria e comune austerità; non dispiaccia, a noi cristiani specialmente,
accettare le esigenze. Superiamo la ricorrente tentazione della vita facile,
comoda, egoista. Onoriamo il lavoro col lavoro. E procuriamo di avere sempre il
senso di chi ha meno di noi ed ha bisogno di spontaneo, fraterno soccorso.
L’antico precetto dell’elemosina deve perfezionarsi e svilupparsi in pedagogia
di solidarietà sociale, organica e funzionale: ricordiamo: «È più bello dare,
che ricevere» (Act. 20, 35).
Ed ecco allora un terzo proposito per questo sognato programma d’imminente
attuazione: vediamo se è possibile promuovere, a tutti i livelli comunitari, la
concordia, la convergenza ideale e operativa, l’armonia sociale, l’amore,
piuttosto che la lotta, la divisione, la pluralità contestatrice; cerchiamo la
pace. «Beati gli operatori di pace - dice il Signore -, perché essi saranno
chiamati figli di Dio» (Matth. 5, 9).
Divagazioni queste di tranquille notti d’estate? Forse. Ma non vane
prospettive per la severa stagione che ci attende. Maria, laboriosa e
silenziosa, ci è maestra.
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