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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 17 ottobre 1976
L’atto che noi abbiamo compiuto questa mattina è uno dei più solenni e
dei più significativi della nostra religione cattolica; fortunati quelli che vi
hanno partecipato, e più fortunati se essi ne comprenderanno il significato in
ordine a certi grandi principii religiosi, morali e civili, che sono alla base
della sapienza umana.
Si chiama canonizzazione, come tutti sanno, questo atto, che vuol dire
l’iscrizione del nome d’una persona nell’elenco di quelli che la Chiesa
cattolica ha motivo di ritenere santi, cioè gloriosi e viventi in Cristo per
l’eternità, e che saranno ricordati e venerati con ricorrente memoria secondo il
giorno assegnato a ciascuno nel calendario che assume il nome vittorioso di
Martirologio, destinato a commemorare per secoli gli eroi della fede, i
cittadini della Chiesa trionfante.
È tutta una storia che non si consuma nel tempo e cerca di dominarlo, È una
galleria di immortali sollevati a modello e a protezione dell’umanità. È
un’esaltazione di valori che s’impongono alla civiltà. È la «comunione dei
santi», la «Città di Dio», la Gerusalemme celeste che sovrasta la prosaica,
caduca e infelice scena della città della terra. Apocalisse in fieri,
e fin d’ora meravigliosa.
Dunque: è in questo firmamento della vita eterna, che oggi vediamo splendente
una nuova stella John Ogilvie: bisognerebbe conoscere meglio questo Scozzese,
che da calvinista si fa cattolico, poi Gesuita, missionario nella sua patria,
per rivendicare a quel Popolo ciò che noi oggi, col tomo del Concilio alla mano,
chiamiamo la libertà religiosa e che, ancor oggi, nonostante le tante e belle
dichiarazioni, stenta ad avere un pacifico stato civile nelle società moderne,
facilmente pervase dai totalitarismi atei e anticlericali. Ma la dottrina ha nel
giovane e intelligente martire oggi canonizzato, John Ogilvie, un coraggioso
campione: la religione è sommo dovere per l’uomo, ma dovere libero nel consorzio
delle umane autorità, che non possono né imporlo, né impedirlo; dovranno
piuttosto tutelarne l’onesto e pubblico esercizio.
Lezione, come ognuno vede, modernissima, che il Santo canonizzato c’insegnò
col suo sangue. Gloria a Dio, onore alla Scozia, lode a chi ne accoglie il
messaggio.
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