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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 24 ottobre 1976
Oggi lo sapete, ma noi vi esortiamo a ricordare che oggi la Chiesa
orante ed operante ci invita tutti a celebrare la Giornata Missionaria mondiale,
istituita cinquant’anni fa dal nostro grande Predecessore il Papa Pio XI, e
diventata una ricorrenza annuale assai impegnativa.
Innanzi tutto essa costituisce un «segno dei tempi», indice cioè di un
fatto storico e spirituale caratteristico nella maturazione della coscienza
ecclesiale e civile. L’annuncio del Vangelo al mondo, impegno e programma
costituzionale della Chiesa, da Cristo in poi (Matth. 28, 19), dalla
Pentecoste in poi (Act. 1, 8; 4, 20) si fa oggi premente nell’animazione
apostolica del Popolo di Dio; e questo è un fatto misterioso ed evidente nel
nostro tempo, che è così investito da un’ora di grazia e di vita. Il Vangelo,
come un fiore primaverile, si apre ed effonde il balsamo del suo respiro.
Sì, i tempi sono maturi nel loro stesso processo civile; essi sono segnati
dall’urgenza dell’unità; i suoi mezzi stessi di comunicazione rivelano
all’umanità la sua vocazione, il suo destino ad essere una multiforme ma
fraterna famiglia; e se spesso, troppo spesso il suo movimento di convergenza si
inceppa e si trasforma in urti micidiali ed oppressivi sembra chiaro il perché.
Perché manca una animazione spirituale adeguata, la quale dia ragione
dell’armonia unitaria fra gli uomini e la renda possibile, libera e felice;
manca il Vangelo, l’indispensabile supplemento e nutrimento alla vera civiltà,
ch’è quella dell’amore.
Allora ecco la coscienza missionaria svegliarsi ed esplodere: il senso del
vuoto della verità che salva invade gli spiriti nobili e credenti. Una chiamata
squillante, nella notte si fa sentire, come quella udita da S. Paolo invitato a
dirigersi verso l’Europa: «vieni ad aiutarci» (Act. 16, 9). Piccoli
gruppi, poi carovane si mettono in cammino, un cammino avventuroso e spesso
eroico e fatale: sono i missionari che vanno ad annunciare Cristo Salvatore.
Pagina meravigliosa di spiritualità, di bontà e di civiltà. La solidarietà fra
gli uomini segna così una pagina stupenda!
Pagina non certo completa, ma non finita. Anzi la missione ora è sorpresa e
quasi sconvolta da travolgenti novità, tra cui una bellissima: il missionario si
apre al nuovo metodo in cui l’incontro con la civiltà locale, anche se incerta e
primitiva, si fa determinante; egli, il missionario, non va per sopprimerla o
sostituirla, ma per educarla e infonderle un nuovo vigore, quello unico e
polivalente della fede una e universale.
E allora! allora uniamoci e facciamoci tutti missionari! con la preghiera,
con la comunione di opere e di sofferenze, con l’obolo che si fa pane per il
Vangelo.
Quale visione del mondo! che la Madonna ci apra gli occhi e i cuori per
celebrare questa giornata missionaria!
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