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PAOLO VI

REGINA COELI

Domenica, 25 aprile 1976

 

Questa domenica era una volta, e lo può essere ancora, chiamata domenica in albis, espressione questa che si riferisce alla veste bianca, di cui erano rivestiti i neofiti, appena dopo ricevuto il battesimo, e che era indossata per tutta l’ottava pasquale, per significare l’innocenza battesimale acquisita per virtù del sacramento purificatore dal peccato e rigeneratore all’integrità della vita nuova nella grazia e nella fede. Costume questo antichissimo, ch’è già tradizionale quando è ricordato nei primi testi della letteratura cristiana (Cfr. S. AMBROSII De Mysteriis, 7, 34). La nostra liturgia ne ha conservato memoria, quando al neo-battezzato il celebrante, ancor oggi, rivolge l’esortazione, consegnandogli una veste alba, cioè candida: «Sei diventato nuova creatura e ti sei rivestito di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità: aiutato dalla parola e dall’esempio dei tuoi cari, portala senza macchia per la vita eterna».

Terminata l’ottava pasquale l’abito bianco era dimesso; e perciò questa domenica era detta: in albis depositis, ovvero post albas. L’esteriorità del simbolo cessava, ma non doveva cessare l’interiorità del suo significato, cioè la vita onesta e pura del cristiano battezzato.

E questa intenzionale innocenza della vita cristiana è il ricordo, è l’impegno che la celebrazione della Pasqua deve lasciare ed imprimere in ciascuno di noi. Ogni domenica è Pasqua; e la memoria di questa dignità della nostra esistenza dovrebbe essere ogni settimana rinnovata ed operante nella vicenda dei nostri giorni. Procuriamo davvero di dare alla nostra coscienza il senso dello stile battesimale, cioè soprannaturale che deve caratterizzare la nostra arte di vivere. Sia gaudio per noi, sia apologia per il mondo in cui ci troviamo.

Diventi ora preghiera inneggiante questo avvenimento pasquale ch’è stato un giorno il nostro battesimo, sotto lo sguardo della «Regina del cielo».

                        

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