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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 13 febbraio 1977
Fratelli! alcuni fatti dolorosi per la Chiesa, e possiamo soggiungere
per la civiltà, ci suggeriscono oggi un nostro invito alla preghiera, alla
riflessione, alla pazienza, e sempre alla carità e alla speranza.
Avrete certamente anche voi provato pena e stupore per i fatti sanguinosi di
Musami in Rhodesia: tre missionari e quattro suore di quella pacifica e
fervorosa missione cattolica sono stati senza ragione, né processo alcuno,
crudelmente ammazzati. È vero: laggiù è ora scatenata e repressa la lotta
razziale; ma alcun motivo non si può loro imputare, quando piuttosto la loro
presenza, la loro attività religiosa e benefica, la loro estraneità alla
guerriglia in atto, la loro solidarietà con la causa della giustizia
costituiscono piuttosto titolo alla riconoscenza e alla simpatia. Ma erano
Missionari, cioè annunciatori del Vangelo; e un episodio di cieca violenza noi
vogliamo credere, momentanea, ne ha fatto dei martiri. Così altri soffrono
punizioni molto gravi per opposti pretesti.
Ma situazioni analoghe e sofferenze motivate dalla professione della propria
fede cristiana, in forme diverse e senza spargimento di sangue, ma spesso non
meno oppressive, si verificano in altre parti del mondo, anche dove il diritto
alla libertà religiosa è formalmente riconosciuto.
Questo ricordiamo per invitare la vostra umana e cristiana sensibilità a
condividere spiritualmente la sofferenza dei fratelli. Dice S. Paolo che la
Chiesa è come un solo corpo (Cfr. 1 Cor. 10, 17), «e se un membro soffre,
tutte le membra soffrono insieme» (1 Cor. 12, 26). E poi a pregare per
chi è nella pena, specialmente, per i fratelli nella fede (Cfr. Act. 12,
5; Gal. 6 , 10). Non dimentichiamo mai questo consolante dovere della
pietà cristiana.
E infine questo accenno a fatti spiacevoli e deplorevoli vuol avere una
duplice altra conseguenza; e cioè dobbiamo ricordare che la reazione
anticristiana è inerente all’affermazione della nostra fede cristiana nel mondo
(Cfr. Io. 12, 24; 16, 20); e dobbiamo accrescere, quasi in ricambio delle
offese sofferte, la nostra premurosa e affettuosa carità verso coloro che ci
avversano e che ci fanno soffrire; ricordiamo la lezione di Cristo sulla Croce (Cfr.
Luc. 23, 34) e di Stefano nel suo martirio (Cfr. Act. 7, 60).
Maria, la madre tenera e forte a tanto ci assista.
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