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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 20 marzo 1977
Fratelli! si avvicina la Pasqua. Sarà quest’anno il 10 aprile.
Dobbiamo prepararci. È l’avvenimento supremo della storia del mondo; e la sua
annuale celebrazione ci richiama al centro del mistero di Cristo, la sua morte e
la sua risurrezione; mistero che si riverbera su tutta l’umanità, e ne penetra
gli ignoti destini; e mistero che si riflette, lo sappiamo o no, lo vogliamo o
no, su ciascuno di noi, personalmente. Arriva sul quadrante del tempo con la sua
puntuale memoria, che dà una misura, se non altro, alla filosofia della terra, e
per noi un senso alla teologia della vita.
Dobbiamo prepararci; innanzi tutto col rinnovare la memoria e coll’esplorare
il senso di questo immanente ricordo nella vicenda totale della storia: si
tratta della Redenzione dell’uomo operata da Cristo, fulgurazione della sua
misericordia e del suo amore: ognuno di noi vi è implicato. Poi si tratta di
stabilire la nostra singola scelta rispetto a questo incombente e trascinante
invito; l’invito a partecipare alla stupenda economia di grazia e di salvezza,
irradiante dalla Pasqua di Cristo per farla Pasqua nostra. In altri termini si
tratta di predisporci a «fare la Pasqua», cioè di celebrare, ciascuno nella
propria coscienza e ciascuno con adesione totale, il prodigio della liberazione
dalla morte, cioè dal peccato, e il prodigio del ricupero della nostra vita
perduta, di risuscitare cioè con Cristo risorto. Questa partecipazione
sacramentale non è sempre cosa facile; esige un atto interiore di umiltà, di
fiducia e di coraggio, che spesso il rispetto umano e l’indolenza abituale dello
spirito tentano di paralizzare; ma, se schiettamente compiuto, è l’atto più
significativo, più bello e più corroborante dell’anno.
Ed è questo il nostro voto per tutti, in questo duro e confuso momento
storico; un momento per altro che coincide con l’aprirsi della primavera, lieto
simbolo ed auspicio d’una vita in Cristo, nuova e risorgente. Maria, la Madre,
ad essa ci chiama e ce la offre.
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