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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 17 luglio 1977

 

Salutiamo Voi tutti, qui presenti, come abbiamo già fatto al nostro arrivo a questa nostra dimora estiva, come salutiamo quanti ascoltano la nostra voce, tramite la Radio, a Piazza S. Pietro, o altrove. Vogliamo confermare questo momento di spirituale comunione che consente a Noi di avervi vicini, come sempre, nella nostra preghiera per voi, per le vostre persone e per le vostre necessità; e che consente a voi di condividere i nostri pensieri e le nostre cure apostoliche.

Questo riposo estivo non distoglie dal nostro sguardo del cuore la visione della Chiesa. Noi siamo oggi sensibili al lutto del Sacro Collegio, per la morte del Cardinale Francesco Roberti, un ecclesiastico degnissimo, bravo, buono, pio e fedele servitore della Chiesa. Ma ancor più in questa ora per Noi di isolamento e di silenzio il quadro del mondo, e in questo il volto della Chiesa che ne prende le dimensioni, ci appare più evidente, e come sempre avviene, l’occhio si arresta dove il dolore si fa palese. Come non compiangere il disastro di una città come New York, e conoscendone le meravigliose energie come non augurarle il pronto ricupero del suo ordinato aspetto civile e del suo mondiale prestigio? Come non partecipare al dolore delle numerose famiglie che nella tremenda disgrazia mineraria avvenuta in Colombia hanno perso così tragicamente tante persone a loro care?

Ma osserviamo la Chiesa. Quale fioritura di attività spirituali, in tanti Convegni religiosi, culturali, organizzativi: giunga agli innumerevoli gruppi, di giovani specialmente, riuniti per ristorare con le forze fisiche quelle degli animi, delle idee buone, dei programmi nuovi, il nostro beneaugurante saluto.

E dove ancora si soffre? nelle Case di cura o negli Ospedali non deve vigilare il nostro orante ricordo? e nei raduni inquieti dei disoccupati non dobbiamo noi pure essere in qualche modo presenti per incoraggiare quanti danno lavoro e pane e dignità di vita alle braccia inerti e alle menti depresse? Questo problema complesso e immenso del bisogno di lavoro per tutti, ordinato e fecondo, pesa anche sul nostro animo con solidale sofferenza.

E così via. Noi traduciamo in preghiera tutte le esperienze del nostro spirito vigilante e invocando l’assistenza provvida e materna della Madonna tutti benediciamo.

                                                          

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