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PAOLO VI
REGINA COELI
Domenica, 8 maggio 1977
Chi di voi ha partecipato alla cerimonia di Beatificazione della
Religiosa Spagnola Maria Rosa Molas y Vallvé, fondatrice delle Suore della
Madonna della Consolazione, diffuse nel mondo per assistere l’infanzia e la
vecchiaia sofferente, e ogni altra umana necessità, ha di che meditare, di
benedire il Signore che suscita nella Chiesa e nella Società le energie della
carità, e di ammirare come il Vangelo, attuato con sapienza, con coraggio, con
sacrificio di sé e con fiducia nella sovrana e operante bontà di Dio e al tempo
stesso nella fondamentale bontà dell’uomo bisognoso, possa compiere prodigi di
rinascita morale e sociale, oggi più che mai. È una meditazione da continuare,
figli carissimi, specialmente al confronto, primo, dell’esperienza che il
progresso assistenziale, confortato anche dall’esempio che questa nuova Beata, e
altre come lei, dà e può dare ad una civiltà che abbia l’amore come sua prima e
inviolabile ispirazione; secondo, come al confronto con una opposta e convivente
esperienza, quella che sembra scatenarsi dalla inguaribile e incontenibile
debolezza dell’uomo privo di superiori principii e da una sfrenata licenza di
costumi, non abbia in se stesso la coerenza del bene e la capacità della
perseveranza nei programmi ideali.
E questa complessa, ma pur semplice meditazione c’insegna che il bene, il
bene verso il prossimo specialmente, così spesso refrattario e ostile al nostro
interessamento per lui, non deve fiaccarsi per le difficoltà che incontra,
talora inaspettate e fatali, ma aumentare e prendere stimolo per affermarsi e
per prodigarsi dalle stesse contrarie difficoltà.
Bisogna che il bene sia forte; forte per quelle ragioni superiori che gli
vengono dall’esempio e dalla grazia di Cristo. Così c’insegnano i Santi, alla
scuola dei quali, presentandoci questa nuova, umile Beata, ancor oggi la Chiesa
ci chiama.
Come la Madonna del resto.
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