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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 10 luglio 1963

 

Gli Assistenti Diocesani della Gioventù Femminile

Dopo un amabile saluto ai Vescovi presenti alla Udienza, - alcuni dei quali sono promotori e docenti dei corsi organizzati -, quindi agli Assistenti, dirigenti e a quanti altri hanno merito nel promuovere queste adunanze romane, di cui il Santo Padre ben conosce il valore e la utilità, la parola del Vicario di Gesù Cristo si dirige, anzitutto, agli Assistenti Ecclesiastici della Gioventù Femminile di Azione Cattolica Italiana.

Tema fondamentale del loro convegno, in questi giorni, è stato: «L’educazione soprannaturale della gioventù femminile». Egli trova in questa enunciazione quasi un ricorso storico, poiché identico fu il tema che si proposero, già ai primi anni di vita dell’importante ramo dell’Azione Cattolica, le egregie persone che ebbero grande merito nel promuoverlo e che vanno sempre ricordate in benedizione.

È un tema, per tanti aspetti, molto arduo: eppure si è rivelato valido argomento di istruzione e pedagogia.

Si tratta di una grande idea e forza, che ha dato cospicui risultati. Ora gli Assistenti desiderano ritornare ad approfondire il medesimo tema per farne movente precipuo di educazione e formazione ai nostri giorni, nelle nuove condizioni di vita che interessano lo spirito umano.

Ci si potrebbe chiedere se la gioventù femminile cattolica di oggi sia sensibile a una trattazione di questo genere, come dimostrava di esserlo un trenta o quaranta anni or sono. A prima vista sembrerebbe di trovarsi, oggi, di fronte a una gioventù meno idonea, meno disposta a temi così squisitamente religiosi, così profondamente interiori ed asceticamente impegnativi. Ciò in conseguenza anche della formazione sociale della stessa gioventù, proiettata - come dicono i competenti - verso le cose esteriori, cioè impegnata, in prevalenza, a considerare il mondo, come si presenta, con le tante suggestioni, gli spettacoli teatrali, cinematografici, televisivi, la multiforme stampa e, inoltre, anche con l’accresciuta varietà e libertà di studi, viaggi, conoscenze, sì che la tendenza generale è più verso l’immediatezza, il successo esterno, le tante attività momentanee, che per una base di pensiero e di riflessione.

Eppure, secondo la esperienza pastorale dei più recenti anni, in virtù di vero e proprio intervento di grazia della Provvidenza Divina, esiste tuttora, nell’anima giovanile, grande disponibilità per i problemi squisitamente religiosi e spirituali. Basterebbe considerare l’insieme dei progressi di vita interiore, maturati in questo nostro tempo, e cioè: maggiore cultura; attitudine più aperta al meditare; serietà di propositi e desiderio di giungere alle ragioni essenziali della vita, quale forse le generazioni precedenti non conoscevano nel medesimo grado. Perciò è consentito ritenere che la gioventù femminile di oggi sia, per diversi aspetti, più sensibile di ieri al richiamo dello spirituale.

Si possono annoverare come significativi atti di questa nuova ricchezza di vita interiore la sempre più perfezionata conoscenza della liturgia, la fervente consuetudine ai Sacramenti, la ricerca della direzione spirituale; in una parola, quanto concorre alla cognizione sempre più accentuata e profonda di Nostro Signore Gesù Cristo, del suo insegnamento, del suo Vangelo.

Da ciò conseguono - altrettante splendide luci -: l’amore sempre più intenso verso la Chiesa, il senso dell’appartenenza al Corpo Mistico, la cura a rendere sempre più degna tale partecipazione in noi e negli altri. Ecco un orizzonte meraviglioso di valori soprannaturali che, senza dubbio, hanno formato l’oggetto di premurose indagini nei giorni del Convegno degli Assistenti, sì da offrire a ciascuno ingente copia di dottrina e mezzi d’apostolato atti ad accrescere l’efficienza, educativa e formativa, del loro alto e delicato ministero.

Nel congratularsi per così nobili intenti, anche se un programma di tale genere non è scevro di difficoltà, l’Augusto Pontefice intende esprimere incoraggiamento, voti augurali, confortati da speciale Benedizione. Nel contempo raccomanda ciò che è regola fondamentale in un impegno di tanta importanza: serietà di preparazione, limpidezza di intenti, prudenza, linguaggio preciso, temperanza di modi: portandosi, in una parola, al vertice e alla pienezza di quel mondo soprannaturale, che deve essere familiare a ognuno di noi, e che vogliamo sempre più diffondere ed annunciare alle anime giovanili del tempo nostro.

I Maestri di Azione Cattolica

Ed eccoci ai partecipanti al Convegno Nazionale dei Dirigenti diocesani del Movimento Maestri di Azione Cattolica.

Dire maestro è, già di per sé, esprimere un elogio. Enunciare un tal nome e la professione che esso indica porta subito alle sublimi sfere della grandezza, dignità ed eccellenza di questa missione.

Ciò spiega perché il Divin Salvatore abbia voluto assumere per sé questo titolo, quasi rivendicandolo in una esclusività che non ammette paragoni, ed accentuandone il significato, così che i suoi avessero potuto sempre guardare a Lui come a Maestro: «Vos vocatis me, Magister . . .; et bene dicitis: sum etenim».

È quindi ovvio come solo la denominazione di quanti appartengono al Movimento dei Maestri Cattolici susciti compiacenza e letizia ed induca ad esaminare, nel modo migliore, tutti i numerosi problemi che concernono la scuola - anche quella di primo grado - e che oggi tanto devono impegnare l’educatore cattolico. È diffusa e giusta convinzione che, di fronte all’evolversi della vita scolastica, alle nuove leggi che la regolano, ai provvedimenti che si ritengono necessari per accrescerne sempre più l’influsso e la potenza, debba aumentare la necessaria presenza dell’attività pastorale nella scuola e per la scuola.

Non si svela mistero alcuno notando come in ogni buona diocesi, tra le opere ritenute indispensabili alla rigogliosa fioritura delle parrocchie, sia il desiderio di far sorgere la scuola. Non bastano il cinema, la ricreazione, il campo sportivo; la stessa aula di catechismo non è sufficiente. Occorre proprio la scuola. Si arriva così ad un traguardo, che in altre regioni - ad esempio in America - è stato un punto di partenza. Ivi, infatti, si è iniziato con la scuola, per quindi edificare il tempio e promuovere la nuova comunità cristiana.

Tutto ciò indica chiaramente l’importanza e l’attualità della professione del maestro; e il Santo Padre desidera - come ha fatto per il passato più volte, ed ora con più effusa sollecitudine - invitare gli insegnanti ad aver un alto concetto della propria attività; a sentire profondamente che non si tratta di un lavoro qualsiasi, ma d’una vocazione, di vera e propria missione. L’essere impegnati a schiudere le intelligenze, ad avviare i primi dialoghi del bene con i fanciulli, istillando nel loro spirito ciò che difficilmente dimenticheranno e che anzi rimarrà indelebile nei loro ricordi, per tutta la esistenza, è grandissimo servizio alla verità. E se anche, in talune nazioni, il livello sociale del maestro non corrisponde ancora alla importanza del loro ufficio, né raggiunge, sia economicamente, sia nella valutazione pubblica, il livello cui sono pervenute altre professioni, ciò non deve impedire al maestro di considerarsi come un preferito, un privilegiato dinanzi a Dio ed alla propria coscienza.

I diletti maestri abbiano dunque sempre - insiste Sua Santità - adeguata considerazione di ciò che la Provvidenza li chiama a fare. Il loro colloquio quotidiano con le anime infantili è della massima importanza: esso, se ben condotto, servirà a suscitare le più nobili energie e a custodire purezza, innocenza; a rendere agevole la familiarità col Signore.

Per raggiungere un così eccelso ideale di pensiero e di azione, il Santo Padre invita a non dimenticare mai che gli insegnanti saranno davvero idonei a così eccellente mandato, se, a loro volta, si sentiranno alunni del Divino Maestro, nutrendo nella propria anima l’ansia di imparare sempre, di ascoltare, di ricevere la parola, il pensiero, il linguaggio, l’indirizzo della via sicura. È quanto ci dà il Vangelo e ci offre la Chiesa, Quanto più il maestro sarà discepolo autentico e fedele di Cristo e più attivo e industrioso sarà il suo amore per la Chiesa, tanto maggiore sarà il successo di virtù e perfezione tra le anime a lui affidate.

A queste considerazioni di ordine generale, applicabili ad ogni buon sodalizio di educatori, Sua Santità è felice di aggiungere una nota personale di paterna benevolenza per il Movimento Maestri di Azione Cattolica. Egli lo ha potuto seguire sin dal suo sorgere, nell’immediato dopoguerra, continuando poi a gioire per i suoi sviluppi e ad aumentare per esso stima, amicizia, auguri. Tali sentimenti oggi è lieto di accompagnare con la preghiera del Padre di tutte le anime, e con la Sua speciale Benedizione.

Gli Assistenti Ecclesiastici delle ACLI

Gli Assistenti Ecclesiastici diocesani delle ACLI. Quanti e quanto vasti argomenti al solo enunciare il grande sodalizio delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani! Sono però ora presenti gli Assistenti Ecclesiastici; e a loro il Santo Padre desidera rivolgere una particolare parola.

L’arte di educare l’operaio è divenuta molto difficile, spesso ardua. In passato il linguaggio con l’uomo del lavoro si limitava ad essere bonario, paterno, usuale, con le raccomandazioni che ogni sacerdote poteva trarre dalla propria cultura ed esperienza e soprattutto dal proprio zelo. Ma ora è indispensabile un linguaggio delicatissimo. C’è infatti il rischio di non colpire nel segno, di non farsi comprendere, di parlare in termini diversi, o di non farsi valutare adeguatamente. Il mondo del lavoro ha acquisito esigenze singolari. Esso possiede importanza decisiva per le sorti del Paese, per la vita cristiana della Nazione. Perciò il rapporto tra il sacerdote e gli operai è da esplicare con profonda attenzione, con cautela, possedendo una vera e propria specializzazione, non già per complicare le cose, ma per dare efficacia, il dovuto mordente - come si dice oggi - all’insegnamento che il sacerdote deve impartire.

Se egli si limitasse ad usare forme di esposizione antiquate, già note al nostro buon popolo, troverebbe sì alcuni che ancora lo comprendono, ma vedrebbe molti altri rimanere lontani, assenti. Perciò egli non può limitarsi a metodi inefficaci. Deve comprendere bene la psicologia odierna del lavoratore. Altrimenti rimarrà incompreso, quando non venga addirittura respinto.

Può accadere, talvolta, che proprio la forma di esporre l’annuncio evangelico e di portarlo alle anime, non trovi queste disposte ad accoglierlo con tutto il trasporto e l’adesione che così alto dono merita e richiede. Va quindi subito elogiato chi ha promosso il convegno di questi giorni, il quale intende appunto specializzare, e rendere il sacerdote sempre più capace a comprendere la nuova psicologia cui si accennava. Né si deve dimenticare che larghi strati delle nostre popolazioni sono divenuti quasi insensibili, poiché languida è la fede, pressoché nulla la preghiera, affievolito il bisogno di Dio, il desiderio di approfondire i perché e le mète della vita umana.

Se i sacerdoti, maestri di spirito, non sanno penetrare le ragioni di questa atonia religiosa e’spirituale del mondo operaio, essi non riusciranno a trovare le parole convincenti e penetranti indispensabili perché la verità di Cristo penetri in quelle anime, in quel mondo, che viene su, giganteggiando intorno a noi, qualche volta accompagnato da agitazioni, speranze, passioni foriere d’impensabili conseguenze.

Occorre dunque conoscere a fondo questo uditorio; e per conoscerlo bisogna studiarlo, compenetrarsi del suo modo di pensare, di esprimersi. In realtà è un’arte o, se si vuole, una scienza, una disciplina, che occorre perfettamente acquisire.

Nessuno si meraviglierà se il Santo Padre, attingendo alla esperienza del suo passato ministero, porta qualche esemplificazione. Il mondo universitario - con il quale Egli ha avuto consuetudine durante lunghi anni - ha vere e proprie analogie con il mondo operaio, per la difficoltà di intendere bene la verità cristiana. Sua Santità ricorda di aver provato non lieve sgomento - e con Lui gli altri colleghi Assistenti Ecclesiastici - nel presentarsi le prime volte a quei giovani molto vivaci, inclini ai lunghi dibattiti, all’ironia, a godere dell’imbarazzo in cui riescono a porre l’interlocutore.

Tuttavia, compiuto il primo sforzo per comprenderli e preso nota della loro speciale psicologia, andando dritto a ciò che è essenziale nel nostro messaggio cristiano, e cioè le verità eterne, indispensabili, si finiva con l’intendersi. Anzi, a un certo punto, si aveva maggiore facilità a parlare agli universitari che ad altre categorie del pubblico. Tutto sta nel trovare i termini, il modo, l’esposizione, il tono, adatti al colloquio.

Ora, del pari avviene nell’apostolato per i lavoratori. Una volta conosciuti esattamente intenti, pensieri, temperamenti e caratteri, quando davvero si cerca di dare ciò che noi amiamo con ogni trasporto sino alla passione, cioè: Nostro Signore Gesù Cristo, la sua verità, il Vangelo, la grazia, gli insegnamenti che la Chiesa ci suggerisce e ci pone nel cuore e sulle labbra, la parola diventa pronta, limpida e facile, e anche i risultati non tarderanno: ampli, consolanti, sicuri.

Il Santo Padre, nella esperienza pastorale dei più recenti anni, ha potuto commisurare le tante difficoltà nel trattare col mondo operaio. Ricorda che le ACLI gli hanno offerto molti colloqui rimasti, sotto certi aspetti, alcune volte incompiuti. Ma ora il Papa è lieto di dichiarare, e proprio a lode del mondo operaio, soprattutto ad encomio di questa istituzione, che giammai ha avuto una ripulsa alla sua parola, giammai ha rilevato una incomprensione, sia nelle anime più semplici, sia in quelle talora più prevenute e lontane, allorché si è cercato di stabilire uno spirituale contatto partendo dalla necessaria intesa e volendo attuare il Messaggio evangelico.

Si deve dunque dire metodo eccellente quello che tende a conoscere il linguaggio, l’alfabeto, si direbbe, il gergo del mondo operaio, le questioni che appassionano le loro menti, e che va incontro ad esse con la dottrina che la Chiesa offre a nostro sostegno.

Vera enciclopedia è ormai la sociologia cristiana, nata dalle labbra, dal magistero dei Sommi Pontefici. Ognuno cerchi di assimilare qualche cosa di essenziale e di pratico, traendolo, non fosse altro, dai più recenti Documenti di Papa Giovanni XXIII, al quale dobbiamo . essere gratissimi per le monumentali Encicliche «Mater et Magistra» e «Pacem in terris». Cerchi ogni sacerdote, soprattutto ogni Assistente delle ACLI, di avvicinare queste grandi sorgenti di istruzione sociologica ed umana, per quindi abbandonarsi si allo zelo del ministro di Dio che ama, che si dona e che non teme ostacoli di sorta, ma che soprattutto vuole tradurre in amore la verità da annunciare a salvezza altrui.

A suggello e conferma di questo augurio, il Santo Padre dà agli Assistenti diocesani delle A.C.L.I., ai loro confratelli nella provvida nobile meritoria fatica, e a tutti i diletti iscritti alle ACLI la Sua Benedizione Apostolica.

                                 

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