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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 17 luglio 1963
Dopo una sintetica rassegna dei tre gruppi partecipanti alla Udienza
(appartenenti Diocesani delle Donne di Azione Cattolica; Presidenti Diocesane
della Gioventù Femminile; partecipanti a un convegno sul tema «Pastorale ed
apostolato dei laici»), rilevando, nel contempo, il prezioso lavoro a cui essi
attendono ed i nuovi propositi per generosa ed entusiastica ripresa stabilita
nei rispettivi convegni, il Santo Padre vuole manifestare alcune considerazioni
che scaturiscono dal gradito incontro.
E dapprima Egli si compiace nel rilevare molto vive quelle sante energie che
devono rendere fiorente e benefica l’Azione Cattolica.
LE SANTE ENERGIE ALLA BASE D'OGNI ATTIVITÀ
Il Papa nota, con vero gaudio, che sull’encomiabile attività converge la
fiducia dell’apostolato moderno più esteso, più fruttifero e meglio collegato
con la grande rete dell’assistenza pastorale; e rileva che, con pari diligenza,
sono stati approfonditi i temi proposti nelle recenti giornate romane di studio,
atti a tracciare le linee delle attività da adeguarsi alle varie esigenze.
Alla lode Sua Santità aggiunge una parola di incoraggiamento, poiché ogni
fatica può, a un certo momento, stancare; e ogni opera che si misura con le
difficoltà oggi frapposte all’apostolato cristiano può far sorgere una
problematica, quando non si tratti di incertezza, sulla essenza e sui mezzi del
lavoro già compiuto, affacciandosi anche l’interrogativo se i sistemi usati fin
qui restino tuttora validi. Non di rado potrebbe ripetersi il lamento degli
Apostoli: «Praeceptor, per totam noctem laborantes, nihil cepimus». Ciò,
di certo, non si verifica per l’Azione Cattolica: tuttavia non si può negare che
anch’essa incontri ostacoli ed asprezze e, talora, accentuata sordità
dell’ambiente sociale, in cui deve svolgere la propria missione. Maggiore,
quindi, è il compiacimento nel vedere allineati e compatti coloro che attendono
a così alto ufficio, docili sempre alle indicazioni di chi dirige ed ha
peculiari responsabilità.
Per quel che riguarda, in modo speciale, gli Assistenti Ecclesiastici della
Unione Donne di Azione Cattolica Italiana, è interessante notare l’argomento
prescelto per il loro convegno. Di solito, quando si parla dell’apostolato,
viene subito fatto di pensare ad un’opera di conquista, di allargamento delle
frontiere della nostra area spirituale e pastorale. Questa volta invece gli
intenti e le applicazioni di tanto benemeriti Assistenti Ecclesiastici inducono
la loro attività quasi a considerare se stessa e a chiedersi come si possano
utilizzare le nostre associazioni (soprattutto quelle delle donne cattoliche)
per vitalizzare, rendere più operante, piena, santa la vita delle nostre
comunità parrocchiali; come si possa ottenere dalle benemerite persone che fanno
parte della U.D.A.C.I. l’auspicabile risultato di rendere la comunità cristiana
più rispondente alla sua vocazione, e più capace di dare buona, continuata
testimonianza a tanto nome. Proprio questo fa pensare ad uno degli aspetti che
il Santo Padre ritiene più essenziali del nostro momento spirituale: e cioè la
rinascita della comunità cristiana.
RINASCITA DELLA COMUNITÀ CATTOLICA
In che cosa questa consista, sarebbe troppo lungo esporre. Ma i fatti che ci
circondano, danno una chiara conclusione. Si direbbe che, in talune parti, la
comunità cristiana non esista più o sia logorata dall’usura del tempo, oppure
non abbia resistito ai nuovi costumi, mentre la fascinante voce del mondo, con
tutte le sue lusinghe esteriori, ha fortemente distratto le anime che erano
attente alla nostra lezione settimanale di dottrina cristiana, ai Vespri
cantati, alla celebrazione della Santa Messa. Perciò molta gente si è dispersa,
almeno spiritualmente.
Anche la presenza fisica alle Messe festive, alle nostre manifestazioni
liturgiche,. ha subito diminuzioni. Ciò significa che i fenomeni negativi più
gravi possono verificarsi anche in mezzo a quel che noi chiamiamo ancora il
nostro popolo, che vorrebbe essere il popolo cristiano, il popolo di Dio. Una
parte di fedeli è indotta da forze anticristiane ad allontanarsi, a non
ascoltarci, forse persino a militare contro di noi! Inoltre qua e là si nota,
nei nostri gruppi, un difetto di buona tessitura, scarsa coesione, o mancanza di
quella pienezza di vitalità, che alimenta nel fedele la gioia di essere
cristiano, di frequentare con alacrità convinta le nostre chiese e parrocchie,
di. prendere parte attiva ai nostri grandi e superiori problemi morali,
spirituali e sociali.
LE PREMESSE DI SICURA RICOSTRUZIONE
Ne è derivato un urgente compito: quello di ricompaginare l’intera comunità
cristiana, di rifare il senso della plebs Dei. Ed ecco un mezzo di sicura
ripresa. Queste bravissime donne si dimostrano non solo adatte ad una
collaborazione di buon lavoro ma, proprio dotate del genio della ricostruzione,
e perché le famiglie sono a loro facilmente accessibili, e perché nel fissare
una mèta esse sanno come raggiungerla. Oltre a ciò esse sono, ordinariamente,
molto docili e sensibili a quanto i sacerdoti propongono nel campo del bene, e
avvertono, con esemplare intuito, la grande avidità di vita spirituale e
cristiana, persino di santità che, nonostante vicissitudini e lotte, permane nel
nostro popolo, particolarmente in queste anime allineate nelle associazioni di
Azione Cattolica.
Adoperare, impiegare tali preziose energie per la ricostituzione della
comunità cristiana, per nuova fedeltà alla parrocchia, alla partecipazione ai
Sacramenti, alla liturgia, è opera egregia di luminoso apostolato, benché si
tratti di lavoro piuttosto ad uso interno che esterno.
PATERNA TENEREZZA PER L'INFANZIA
Cerchiamo adunque di dare alle nostre comunità una pienezza di vita
religiosa, di vita morale, caritativa, associativa; e vedremo allora come non
sia difficile ampliare, grado a grado, anche il nostro campo di azione sino a
ricomporre in tutte le nostre parrocchie la più vasta comunità della vita
pastorale.
Con vera effusione perciò il Papa sostiene e benedice un’impresa con sì
nobile finalità e invita gli Assistenti Ecclesiastici ad essere latori di questa
Sua parola nei rispettivi campi di lavoro e responsabilità. Ci troveremo così di
fronte - mercé il sicuro intervento dello Spirito Santo - quasi a benefica
circolazione ristoratrice di vita cristiana, ed ogni slancio verrà benedetto da
Dio, se animato da rettitudine, e, in ogni circostanza, sapiente, celestiale,
perseverante.
L’Augusto Pontefice aggiunge quindi alcune affettuose e paterne parole per il
movimento dei Fanciulli Cattolici, rilevando la serietà della formazione, la
bellezza degli ideali e, nonostante la tenera età, la loro profonda
consapevolezza di una missione che li impegna per tutta la vita. È una cosa - ha
detto il Papa - che commuove, e che certamente sarà coltivata sempre con grande
cura, con la tenerezza, la cautela e la premura della più fine e penetrante ed
anche della più bella educazione cattolica.
RISVEGLIO CONSOLANTE DI AUTENTICA SPIRITUALITÀ CRISTIANA
Alle Presidenti diocesane della Gioventù Femminile di Azione Cattolica
Italiana, infine, Sua Santità esprime la propria gioia per la tonalità vibrante,
viva, calorosa, piena di entusiasmo del loro Movimento. Le più belle e sante
energie della loro vita sono a disposizione del Regno di Dio. E anche questo non
può non meritare tutti gli incoraggiamenti, la compiacenza, le benedizioni del
Papa.
È oggetto infatti di speciale edificazione - e di ciò occorre ringraziare il
Signore - il vedere come la gioventù cattolica dei nostri giorni si interessi ai
problemi squisitamente spirituali: ad esempio quello proposto, nei giorni
scorsi, allo studio degli Assistenti Ecclesiastici della Gioventù Femminile di
Azione Cattolica, e cioè «L’educazione alla. vita della grazia, alla vita
soprannaturale, interiore».
Se si pensa che cosa è oggi l’educazione prevalente nella gioventù,
soprattutto in quella femminile, si rimane ammirati e commossi dinanzi ad un
risveglio consolante di autentica spiritualità cristiana. Non solo, infatti, un
gruppo ma tutta una schiera, che ben può chiamarsi nazionale, è intenta allo
studio e alla meditazione del mondo misterioso della grazia, di una bellezza che
non è in alcun modo raffigurata esteriormente, ma è vero incanto del nostro
essere, della nostra anima: la grazia che riflette in noi il volto di Dio.
È agevole quindi comprendere quanto il Sommo Pontefice sia lieto di rilevare
simile attitudine alla vita spirituale e come esorti a coltivarla, a progredirvi
con risolutezza e serenità. In tal modo, si riuscirà a considerare i problemi,
anche i più delicati e difficili, di questa vita interiore. Tra essi: il
colloquio con il Signore che abita in noi; tutta la nuova psicologia derivante
dai doni dello Spirito Santo; l’accrescersi in maniera visibile e, si direbbe,
sperimentale, della vita della grazia nelle anime unite a Dio.
Tutte coloro che si dedicheranno ad un compito tanto elevato, sublime,
avvertiranno subito che la propria giovinezza non sarà affatto né mortificata né
appassita dalla conquista di questo mondo interiore: sapranno, invece, risalire
con speditezza alla sorgente di ogni letizia, poesia, gioia, sapienza,
ardimento; allo Spirito Santo che fortifica ed arricchisce dall’interno tutta la
vita, a cominciare dalla età in cui più evidente si dimostra la innocenza, la
purezza e l’entusiasmo anche per le opere di valore squisitamente umano.
Un lodevole risultato è che le giovani di Azione Cattolica non si dimostrano
soltanto alunne volenterose in così eccelso tirocinio, ma già maestre,
educatrici, incominciando proprio dalle singole presidenti. Esse sanno come
parlare alle amiche, coetanee, e colleghe; sanno dire al momento giusto: questa
è la verità; qui è la vita degna di Dio.
Su queste felici disposizioni il Santo Padre, grato per il gran bene già
compiuto, vuole dirigere le Sue più ampie benedizioni ed assicura costante
preghiera.
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