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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 18 agosto 1965

 

L'autenticità della vita cristiana

Diletti Figli e Figlie!

Che cosa vi raccomanderemo questa volta? Null’altro che ciò per cui il Concilio ha espresso tante intenzioni e spesso tante stupende parole: l’autenticità della vita cristiana. Abbiamo noi il concetto di questa autenticità? ne abbiamo la professione pratica? Vi fu uno dei pensatori moderni più celebri, che scrisse essere noi arrivati ad un punto «in cui non sappiamo più esattamente che cosa sia il cristianesimo» (Kierkegaard). Veramente noi lo sappiamo, salvo che lasciamo confondere l’idea cristiana con tutte le correnti più varie di pensiero e di costume del mondo in cui ci troviamo. Non mancano cristiani che assorbono le idee del suo tempo: le idee nuove soprattutto, i dubbi, le negazioni, le utopie, specialmente quando queste ideologie sono professate da spiriti forti e intelligenti e sono sostenute dalla moda, grande fascinatrice e grande fabbricatrice di gregari. L’educazione cristiana stenta spesso a dare un’impronta precisa e robusta alle nuove generazioni, che minimizzando il contenuto e l’impegno della vita cristiana finiscono per sentirne più il peso, che la realtà, la pienezza e la gioia.

Il Concilio vuol essere un restauratore della coscienza cristiana; anzi, nel suo sforzo di meglio comprendere il significato della vocazione di Cristo alla sua sequela, il Concilio approfondisce e sviluppa tale coscienza; pensate a ciò che già esso ci ha insegnato sul Popolo di Dio, sul sacerdozio di ogni battezzato, sulla partecipazione dei fedeli alla celebrazione liturgica, sul dovere di ogni fedele d’essere testimonio e apostolo del nome cristiano; sull’invito alla santità rivolto ad ogni credente; e pensate a ciò che ci insegnerà nella prossima sessione circa i rapporti della Chiesa col mondo e circa la missione dei Laici all’apostolato, e così via, per comprendere come sia questa l’ora per restituire alla professione cristiana la sua autenticità, la sua integrità, la sua forza e la sua armonia con tutte le, manifestazioni della vita.

E questo con arte nuova. Lo sviluppo della cultura moderna ha riconosciuto la legittima e doverosa distinzione dei vari campi dell’attività umana, tributando a ciascuno di essi una relativa autonomia, reclamata dai principii e dai fini costitutivi di ogni singolo campo; così che ogni scienza, ogni professione, ogni arte ha una sua relativa indipendenza, che la separa dalla sfera propriamente religiosa, e le conferisce un certo «laicismo», che, se bene inteso, il cristiano è il primo a rispettare, non volendo confondere, come si d;Ice, il sacro col profano. Ma dove questi singoli campi di attività si riferiscono all’uomo, considerato nella sua interezza, cioè in ordine al suo fine supremo, tutti possono e debbono onorare ed essere onorati dalla luce religiosa, che rischiara quel fine supremo e ne rende possibile il conseguimento. Dove cioè l’attività diventa morale deve avere il suo riferimento al polo centrale della vita, che è Dio, e che Cristo ci rivela e ci guida a raggiungerlo. Ecco che allora tutta la vita, anche se profana, purché onesta, può essere cristiana. Non c’insegna San Paolo a tutto riferire al Signore?: «Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che altro facciate, fate ogni cosa alla gloria di Dio» (1 Cor. 10, 31).

E per nostra fortuna e nostra edificazione noi vediamo spesso anime desiderose di questa interezza spirituale, a cui la vocazione cristiana ci destina. Un bisogno di assoluta sincerità, un’esigenza di logica vissuta, un coraggio sprezzante del rispetto umano, delle viltà convenzionali, dei ripieghi vili e indolenti, e un’indefinibile attrattiva interiore alla perfezione, all’autenticità cristiana spingono oggi anime giovanili ad una franchezza cristiana, ad una fedeltà cattolica, ad un’originalità spirituale, che lasciano chi le osserva stupiti e commossi. È il vento dello Spirito? Spiritus ubi vult spirat (Io. 2, 8)! È uno dei «segni dei tempi», che ci danno gaudio d’appartenere a questa nostra grande e travagliata età e ci infondono nuova speranza per l’avvenire.

Non sentite voi stessi ch’è venuto il tempo d’essere cristiani per davvero? Provate dunque con coraggio e con fiducia. Vi esorta e vi accompagna la Nostra Benedizione Apostolica.

                                              

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