 |
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 1° settembre 1965
Nell'imminenza della sessione finale del Concilio
Diletti Figli e Figlie!
Se una visita, come a Noi la vostra, è un incontro spirituale che tende a
leggere nel cuore della persona visitata, voi potete oggi facilmente leggere
nell’animo Nostro pensando all’esortazione apostolica, che in questi giorni Noi
abbiamo rivolto alla Chiesa di tutto il mondo, invitandola a fare speciali
preghiere in occasione dell’ormai prossima riapertura del Concilio ecumenico,
giunto alla sua quarta e conclusiva sessione; e esortandola a dare a tali
preghiere un indirizzo particolare verso la Croce di Cristo, alla quale è
dedicata, secondo il calendario liturgico, una delle memorie con cui la Croce è
onorata, cioè il 14 settembre, affinché sia a tutti quanti ricordato che dalla
Passione del Signore deriva a noi la salvezza, e che alla Passione del Signore,
mediante l’orazione e la penitenza, dobbiamo avvicinare i nostri cuori, per
ottenere a noi tutti, alla Chiesa e al mondo, quelle grazie, quei lumi, quelle
virtù, che il Concilio va, quasi con supremo sforzo, cercando.
Cioè un’intenzione di corroborare e di santificare l’ultima fase del Concilio
ecumenico con una fervorosa e comune orazione penitenziale occupa in questo
periodo la Nostra mente; e la manifestiamo anche a voi, cari Figli e Figlie che
venite a visitarci, affinché siate più strettamente e piamente associati ai
Nostri pensieri, ai Nostri desideri e alle Nostre speranze. Noi siamo fiduciosi
che voi accoglierete questa Nostra confidenza e asseconderete questo Nostro
invito: pregare, in virtù di Cristo Crocifisso, per il buon esito del Concilio!
Voi lo farete certamente; e Noi vi ringraziamo. Lo faranno i Vescovi, i
Sacerdoti, i Religiosi, i Fedeli; e Noi Ci sentiamo molto confortati da questo
coro mondiale di suppliche sintonizzate. Attendiamo questa collaboratrice
adesione spirituale specialmente dalle anime votate alla preghiera e tese verso
la partecipazione alla vita orante e operante della Chiesa.
Non è nuovo questo invito alla preghiera concorde del Popolo di Dio; ma il
ripetersi di questo atto non toglie nulla alla sua importanza; anzi dimostra che
la preghiera collettiva è un atto vitale della santa Chiesa; è il suo respiro,
che si fa sospiro; è un atto docile all’esortazione di Cristo, che tanto ci ha
raccomandato d’essere perseveranti nel chiedere, nell’implorare, nel supplicare
quanto attendiamo da Dio per la nostra salvezza; e la raccomandazione del
Signore vale tanto per la durata della preghiera (Luc. 21, 36), quanto
per la sua ripetizione (Matth. 7, 7) e per la sua insistenza (Luc.
11, 8 e 18, 1-8), se pure ciò deve avvenire nella gravità e nella sobrietà delle
parole (Matth. 6, 7), per indicare che non la quantità verbosa e formale
deve prevalere sulla qualità interiore e morale della preghiera.
Aprendo a voi il Nostro animo circa questo grande e specialissimo bisogno di
comuni preghiere, crediamo di avviare le vostre menti ad un’esplorazione ben
nota, ma in questo caso molto istruttiva e caratteristica della essenza della
nostra religione cattolica. Esplorazione immensa per chi la volesse compiere,
come quella che ci introduce nella visione generale dei rapporti fra Dio e
l’uomo: sono rapporti che, mediante Cristo, ammettono la nostra conversazione
con Dio, quasi voce di figli al Padre; sono rapporti che ammettono non solo la
Provvidenza vegliante sulla nostra vita, ma che dimostrano come l’ordine
soprannaturale così penetri nella nostra vita stessa, mediante la grazia, le
virtù ed i doni dello Spirito, da doversi attribuire a Dio ed a noi, quasi
compiute in collaborazione, le nostre azioni: «siamo cooperatori di Dio», dice
San Paolo (1 Cor. 3, 9); sono rapporti perciò che esigono una
combinazione dei due principii, estremamente disuguali, Dio e l’uomo,
concorrenti ad un unico risultato, il nostro bene, la nostra salvezza. Ora
questo concorso di Dio nell’umile circuito della nostra personale operazione,
questo incontro della sua volontà, con la nostra, questa mirabile e misteriosa
fusione del suo Amore col nostro povero amore, esige da parte nostra, insieme al
modesto, ma totale contributo della nostra limitata efficienza, la disposizione
migliore per accogliere l’efficienza divina; esige uno stato di desiderio e di
implorazione, che si chiama orazione. L’orazione apre la porta dei nostri cuori
all’azione di Dio in noi; e se noi credenti e cattolici siamo convinti di questo
ordinamento soprannaturale delle cose della nostra vita, instaurato da Cristo,
ci persuadiamo che l’orazione è una attività fondamentale, è un atteggiamento
necessario e normale per il retto e santo svolgimento della nostra presente
esistenza e per il conseguimento di quella futura.
Così è. E questa considerazione semplicissima, ma fondamentale, ce ne
suggerisce due altre, che si possono riferire ad un’udienza, come questa.
Avete mai pensato al centro della Chiesa cattolica, alla santa Sede - al
Vaticano, come comunemente si dice - come ad una inesausta sorgente di desideri?
Come ad un cuore, che sempre attende, che sempre prega? L’immagine consueta, che
la gente si forma del Papato, è quella d’un posto di comando, di autorità, di
governo; e lo è per la direzione pastorale e dottrinale della Chiesa; ma non si
pensa abbastanza che qui, più che altrove, è avvertito, è alimentato, è sofferto
il senso della pochezza umana, il senso del bisogno di aiuto divino, il senso
umile della nostra radicale insufficienza, il tormento di molto desiderare, con
il conforto di molto sperare; e non si vede che qui i desideri acquistano
proporzioni immense, mondiali.
Appunto perché la missione della Chiesa è missione di carità, e qui la
missione della Chiesa si fa universale, qui la forza, qui la molteplicità, qui
l’ardore dei desideri si dispiegano in tutto il vigore possibile al cuore umano;
e siccome a questi supremi desideri le capacità umane non possono dare
soddisfazione, i desideri qui, più che altrove, si convertono in preghiera.
Ascoltate queste precise parole di San Tommaso: «Il desiderare cade sotto il
precetto della carità; il chiedere poi cade sotto il precetto della religione» (desiderare
quidem cadit sub praecepto charitatis; petere autem sub praecepto religionis
- S. Th. II, II, 83, 3 ad 2).
E prosegue: «Noi dobbiamo chiedere pregando ciò che dobbiamo desiderare; e
dobbiamo desiderare il bene non solo per noi, ma anche per gli altri» (S. Th. II,
II, 83, 7).
Ed ecco perché preghiamo per il Concilio, e perché invitiamo il Popolo di Dio
a pregare con Noi. È l’amore per la Chiesa e per il mondo, che ci spinge a
pregare. È l’interesse, che il Concilio riveste per la Chiesa, e per il mondo,
che a pregare ci spinge. È la fiducia, che abbiamo nella virtù dispositiva alla
divina misericordia dell’orazione, che ad essa ci invita.
È la certezza, che al contributo dell’orazione per il bene di tutti ogni
cuore buono e pio è valido, che Ci suggerisce di tutti esortare a pregare
insieme.
Sarete anche voi preganti con Noi e con la Chiesa? In questa fiducia tutti vi
benediciamo.
|