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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 26 gennaio 1966
Lo spirito religioso del Concilio
Diletti Figli e Figlie,
Ai visitatori, che vi hanno preceduti nelle udienze generali di queste ultime
settimane, Noi abbiamo proposto di farsi una idea generale del Concilio
Ecumenico, terminato da poco, di darne una definizione morale e riferibile agli
animi di quei figli della Chiesa, che le vogliono essere veramente fedeli, e
riferibile altresì a quegli osservatori, che sanno scoprire il significato degli
avvenimenti, e ne vedono, per così dire, l’anima, lo spirito. Abbiamo allora
indagato sommariamente lo spirito del Concilio, e Ci sembra di averne potuto
indicare alcuni caratteri salienti, che dicono essere stato animato il Concilio
da uno spirito di fervore e di rinnovamento, da uno spirito comunitario, da uno
spirito apostolico, pastorale, missionario ed ecumenico, da uno spirito di
verità e di fedeltà alla dottrina religiosa della Chiesa. Vi sarebbero molti
altri aspetti da considerare, che ci direbbero quale spirito di libertà abbia
soffiato nel Concilio, quale di modernità, quale di interesse per i Laici e per
le realtà temporali, e così via. A Noi sembrò dover osservare, alla fine del
Concilio, quale ne era stato lo spirito propriamente religioso, e donde esso era
scaturito per un fatto così solennemente religioso, come vuole essere un
Concilio Ecumenico. Su questo punto Noi vorremmo che ciascuno di voi cercasse di
continuare la riflessione, e domandasse a se stesso: quale aiuto ha portato il
Concilio alla mia fede, alla mia preghiera, alla mia ricerca di Dio, alla mia
vita spirituale?
E la domanda si può estendere al mondo, alla società del nostro tempo, così
portata a dimenticarsi di Dio e a trascurare l’osservanza religiosa; un invito è
certamente arrivato al mondo da parte del Concilio per riavvicinare la
religione; ma è stato un invito comprensibile? efficace? accettabile? A chi
vorrà raccogliere queste interrogazioni e farle sue, per applicarle al Concilio
testé celebrato, si apriranno orizzonti vastissimi e interessantissimi, quelli
propriamente religiosi del Concilio. Noi confidiamo che vi siano non solo
teologi e predicatori, non solo Pastori di anime e studiosi di scienze
spirituali, ma persone altresì immerse nella vita profana, uomini e donne
intelligenti, che si propongano di accogliere dal grande avvenimento che fu il
Concilio qualche insegnamento propriamente religioso, qualche impressione,
qualche stimolo, qualche raggio di luce e di conforto.
Non osiamo, in un discorso così breve e così semplice come questo, impartire
alcuna lezione su temi di così ampio e profondo contenuto. Faremo appena alcune
domande; per esempio: non dice nulla il fatto, il fatto in se stesso, che il
Concilio, e quale Concilio, sia stato celebrato in seno alla nostra esperienza
storica e sociale? La religione, ci dice, esiste ancora; e come vissuta, come
professata, come amata, come goduta!
E abbiamo abbastanza riflesso alla tendenza, palese specialmente nella
Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo moderno (lo Schema XIII) a
valorizzare «religiosamente» il mondo della natura, la società umana in quanto
tale, l’amore e la famiglia, la cultura ed il lavoro, l’arte e l’economia, la
sofferenza e la speranza umana, ecc., non solo per scoprirvi l’opera di Dio, ma
la presenza di Dio, l’invito di Dio, la risposta di Dio? Noi siamo stati
abituati a porre la religione ai margini dell’esperienza sensibile e della
ragione scientifica, confinandola al limite delle nostre cognizioni sull’immensa
sfera del mistero della natura, quasi che la religione si fondasse
sull’ignoranza delle possibili soluzioni dei problemi oscuri, che un giorno la
scienza potrebbe risolvere; ed ecco invece un ritorno dell’istanza religiosa,
non tanto dai confini esterni della scienza, nei quali era stata relegata, ma al
di sopra del campo scientifico, per scendere nel cuore di esso e per ricavare
con antica e nuova sapienza, a sua esaltazione e ad onore dell’umana conoscenza
da quanto è, da quanto dice ordine, legge, fine, e bellezza un’apologia di sé,
una sua propria necessità, e una sua giovanile capacità di riprendere l’inno
della creazione e di tutto illuminare e beatificare. Rinasce, battezzata dalla
sapienza evangelica, una religione naturale, che anche i grandi scienziati del
tempo nostro non solo non hanno disdegnato di intuire nel cuore delle loro
ricerche, ma hanno presagito e riconosciuto. Se così è, Figli carissimi,
comprendete voi quale può essere il nuovo cammino del pensiero umano e del
progresso scientifico dopo il Concilio?
E se dalla sfera della rivelazione naturale volete passare a quella della
Rivelazione soprannaturale, quella della Bibbia, quella della religione
positiva, del cristianesimo e della nostra fede, non dirà nulla allo studioso,
nulla al semplice fedele la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione?
Sulla dottrina della Parola di Dio agli uomini, sulla autorità della Sacra
Scrittura, sull’esortazione a ritornare allo studio, alla meditazione, al
convito spirituale del Libro divino? Quale ricchezza di vita religiosa, quale
rinnovamento, quale avvicinamento ai Fratelli separati, che alla Bibbia sono
stati tanto legati, quale riconoscenza al magistero ecclesiastico che la Parola
divina custodisce e dispensa, può inondare le nostre anime, e quale nuova
primavera spirituale può fiorire nel nostro arido secolo?
Ecco il valore religioso del Concilio! Il quale per di più nella sua prima e
magnifica Costituzione, quella sulla Sacra Liturgia, ha compiuto un atto di fede
e di pietà, che deve penetrare tutta la mentalità religiosa della Chiesa, e deve
riaccendere in lei - diciamo principalmente nel popolo di Dio, nei fedeli tutti
- un senso di presenza e di comunione con Cristo, nello Spirito Santo, tale da
ravvivare magnificamente le attitudini religiose dell’uomo moderno, e da
rimettere nel suo cuore e sulle sue labbra la insuperabile e inebriante
preghiera evangelica: «Padre nostro, che sei nei cieli . . .». Pensate, Figli
carissimi, pensate allo spirito religioso del Concilio; e dite poi a voi stessi
se il vento di Pentecoste non viene, soave o impetuoso che sia, a invadere le
anime vostre. Questo vento, questo Spirito Santo vuole invocare su di voi la
Nostra Benedizione Apostolica.
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