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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì delle Ceneri, 8 febbraio
1967
«Memento, homo . . .»
Diletti Figli e Figlie!
La vostra visita cade in un giorno specialissimo, in questo «Mercoledì delle
Ceneri», con cui si apre la Quaresima, quel periodo tanto denso di vita
spirituale ed ascetica che ci prepara alla celebrazione del mistero della nostra
Redenzione, cioè alla Pasqua del Signore e nostra. Esiste su questo tema una
immensa letteratura documentaria e commentaria, che costituisce una delle fonti
più ricche e più interessanti circa la spiritualità cristiana. Questa fonte
riserva tanche ai nostri giorni la sua autorevole testimonianza, registrata dal
Concilio Ecumenico, il quale, in tre punti della ormai celebre Costituzione
sulla Sacra Liturgia, ci parla della Quaresima; eccone uno: «Il duplice
carattere della Quaresima, che, soprattutto mediante il ricordo ovvero la
preparazione del Battesimo, e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla
celebrazione del mistero pasquale con l’ascolto più frequente della parola di
Dio e la preghiera più intensa, sia posto in maggiore evidenza tanto nella
liturgia, quanto nella catechesi liturgica» (n. 109). Dunque: rivolgendo oggi il
nostro pensiero non facciamo dell’erudizione archeologica, oppure una
rievocazione anacronistica; facciamo una professione fedele ed autentica di vita
religiosa, attuale e moderna, quale la Chiesa attende da noi tutti.
Troppo vi sarebbe da dire. Noi Ci fermiamo ora ad una considerazione
introduttiva, che giudichiamo importante e applicabile non solo alla Quaresima,
ma a tutto lo svolgimento del ciclo liturgico; e cioè vi invitiamo a riflettere
sulla relazione che il tempo, specialmente considerato nel suo corso annuale, ha
con un duplice ordine di realtà degnissime della nostra massima attenzione: il
nostro personale destino e la storia della Redenzione.
SAPIENZA DELLA CHIESA PER ELEVARE LA FAMIGLIA UMANA
Che il nostro destino sia legato al passare del tempo ciascuno lo sa: il
tempo misura la durata della nostra vita presente, condiziona ogni nostra
azione, e con la vicenda dei suoi giorni, delle sue notti, delle sue stagioni
segna il ritmo della nostra cronaca e della nostra storia, svolge la nostra
esperienza e ci porta a dare alle cose un loro valore, estremamente vile, quando
si pensa che il tempo tutto divora, ed estremamente prezioso, quando si pensa
che nel tempo si prepara e si decide la nostra sorte nella vita futura. È questa
meditazione sul tempo una delle più facili e delle più difficili; e finisce
sempre per mettere un certo disagio nello spirito. Voi, Studenti, allenati agli
studi scolastici, vi ricordate il respiro affannoso di quel famoso verso di
Orazio: «Postume, Postume, labuntur anni»! Postumo, un amico del poeta, è
da questi richiamato alla fatale realtà: «gli anni se ne vanno»! Ed è il
richiamo, che oggi la Chiesa con crudo, ma positivo linguaggio, a tutti ricorda:
«Memento, homo»: «ricordati, uomo, che sei polvere, e che in polvere
ritornerai». Perché tanto spietato realismo? Perché tanto radicale pessimismo?
Non è bella la vita? Perché metterci la disperazione nel cuore?
La Chiesa non ricorre a questo triste ammonimento per mettere la disperazione
o lo spavento nel cuore dei suoi fedeli; ma per mettervi la sapienza,
consapevole della nostra natura, e avvertita della necessità di ricercare se vi
sia un senso della vita, che comprenda e superi la vaniti e la fatalità, che
pesano sopra l’umanità; e il senso lo trova e lo insegna nella meravigliosa
venuta di Dio, l’eterno, nel tempo, cioè nella storia di Cristo, Verbo di Dio
fatto Uomo per la nostra salvezza: una storia ch’ella, la Chiesa, non si
stancherà di ripetere e di congiungere con la nostra storia, di celebrarla cioè
con quelle rievocazioni, le quali non sono soltanto commemorative, ma
misteriosamente continuative, della vita di Cristo, e che si chiamano, per
eccellenza; le feste liturgiche.
«ECCO ORA . . . IL GIORNO DELLA SALVEZZA»
Ecco dunque quello che volevamo ricordarvi: la Chiesta apre quest’oggi un
periodo estremamente istruttivo e salutare; è questo il
«tempus acceptabile» ; ascoltiamo la
voce di San Paolo, che la Chiesa fa propria in questa sua primavera spirituale
(perché tale è la Quaresima): «Come
cooperatori (di Cristo) noi vi esortiamo . . . a che voi non riceviate invano la
grazia di Dio. Poiché Egli dice: nel tempo propizio ti ho esaudito e nel giorno
della salvezza ti ho recato aiuto: ecco ora il tempo favorevole, ecco il giorno
della salvezza» (2 Cor. 6, 2).
A voi, giovani, specialmente, che allietate con la vostra presenza questa
cerimonia grave e profetica, con cui s’inizia il tempo quaresimale, Noi vogliamo
ripetere che la vita cristiana è la verità! Voi avete partecipato al Concorso «Veritas»:
Noi siamo felici di ciò, e vediamo in codesta partecipazione un segno della
vostra intelligente e generosa intuizione circa la concezione religiosa e
cristiana della vita; ve ne diamo sincero elogio; e vi ripetiamo: è la verità.
La verità austera e grave, che non illude sulle nostre cose effimere e
sull’inesorabile voracità del tempo, ma che insieme insegna e conduce dove la
Verità e la Vita coincidono, a Cristo Signore; nel Nome del Quale tutti di cuore
vi benediciamo.
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