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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 11 settembre 1968

 

«Edificare la Chiesa» in unità di opere

VERSO UNA CHIESA SEMPRE EGUALE A SE STESSA E SEMPRE GIOVANE E NUOVA

Diletti Figli e Figlie!

Dopo il Concilio la vita della Chiesa presenta fatti ed aspetti, bisogni e doveri, trasformazioni e novità, pericoli e speranze, che certamente voi conoscete e che è bene considerare. Si parla di riforme, di trasformazioni, di «aggiornamento», che riempiono gli animi di attese e di sorprese ed anche di dubbi e di riserve. Noi dobbiamo guardare con attenzione e con fiducia questo grande fenomeno, scorgendo in esso un elemento generale positivo, quello della vitalità, della vivacità, e, sotto certi riguardi, quello dello Spirito del Signore, che risveglia e percorre il suo Corpo mistico, lo rianima, lo spiritualizza, lo vivifica, :lo santifica. Questo era lo scopo dei Concilio: ridestare, riformare, ringiovanire la Chiesa; illuminare la sua coscienza, rinvigorire le sue forze, purificare i suoi difetti, corroborare le sue strutture, allargare i suoi confini, ricomporre la sua unità, disporla a nuove difese e a nuovi contatti col mondo, rimetterla a contatto con le sue fonti e insieme accelerare il suo pellegrinante cammino verso la meta escatologica, ch’è l’incontro finale, aperto e glorioso, con Cristo Signore. È opera grande e difficile; nessuna meraviglia ch’essa dia luogo a resistenze e a difficoltà, come pure ad effetti inattesi e talora irregolari e controproducenti, ma più spesso promettenti e mirabili. Non camminiamo all’oscuro: il Concilio ci ha lasciato un corpo d’insegnamenti, che tutti faremo bene a ricordare e a tenere come stimolo per l’opera di rinnovamento e di sviluppo, di cui la Chiesa ha bisogno, e come criterio orientatore circa la rettitudine della via da seguire. Abbiamo altra volta parlato di fedeltà al Concilio; è bene che questa bussola sia nostra guida, per garantire l’indispensabile coerenza con la tradizione e la lineare continuità del nostro progresso verso un cristianesimo sempre più vivo ed autentico, verso una Chiesa sempre eguale a se stessa e sempre giovane e nuova.

CARATTERISTICA DI ALCUNE ENERGIE SPIRITUALI

Una delle manifestazioni di questo risveglio è la spontaneità di pensiero e di azione, che ha invaso molti figli della Chiesa. Noi vogliamo vedere con rispetto e con simpatia questa fioritura di energie spirituali. Scaturiscono da un atto di riflessione, da una presa di coscienza, da un gesto di liberazione verso consuetudini stanche e diventate irrazionali, da un proposito di serietà e d’impegno personale, da una ricerca dell’essenziale, da un approfondimento interiore delle espressioni religiose, da un tentativo fiducioso di dare alla vita spirituale un nuovo linguaggio suo proprio e alla teologia qualche nuova espressione originale, da qualche sacrificio pratico e coraggioso che dia testimonianza di insolita autenticità cristiana: tutto questo merita attenzione e spesso anche ammirazione. Sono germogli di primavera, che spuntano freschi e vigorosi su vecchi tronchi, dove non si pensava potessero aversi segni di vita nuova. Sono energie preziose, e tanto più degne di affettuoso riguardo quanto più spesso è ingenua e giovanile la loro sorgente. Chi ha senso della psicologia della rinascita ideale d’una generazione, chi ha intuito per le correnti di opinione che domani si affermeranno, chi soprattutto ha cuore pastorale per le vicende del mondo umano non può disprezzare, non può trascurare simili pronunciamenti di spontaneità spirituale, che sovente da individuali che erano prendono forma collettiva, donde le correnti indeterminate di spiritualità o di attività, che si polarizzano intorno ad una persona intraprendente, ovvero ad una formola singolare, o ad una scuola, o ad una rivista. Spesso è un Sacerdote, o un Religioso il promotore, il responsabile di simili fervorosi cenacoli. Osano talvolta attribuirsi vocazione e perfino virtù carismatica.

IL PERICOLO DI DEVIARE DAI SOLCHI NORMALI DEL CAMPO APOSTOLICO

Ma questa vegetazione spirituale cresce di solito fuori dai solchi normali del campo apostolico (cf. 1 Cor. 3, 9). È d’istinto un fenomeno con tendenza «anti-istituzionale». Si appella oggi alla libertà religiosa, all’autonomia della coscienza, alla maturità del cristiano moderno. Si vale d’un genio critico, spesso indocile e superficiale, che rasenta talora il libero esame; tollera a malincuore il magistero ecclesiastico e ne contesta talvolta l’estensione e l’autorità; vuole uscire dalle file organizzate delle forze cattoliche, che sono considerate come un ghetto chiuso, e non avverte di formare altri ghetti più chiusi ed arbitrari, dove solo gli iniziati sono ammessi e stimati; sente fastidio dei superiori e dei fratelli, e simpatizza più facilmente con gli estranei e con gli avversari; difetta spesso d’integrità dottrinale e di vissuta carità familiare e sociale; si forma un senso della Chiesa suo proprio, affrancato dagli impegni consueti della comunità compaginata dalla norma canonica; e si propone invece impegni singolari, buoni e austeri forse, ma staccati dal contesto ecclesiale, e perciò facili a decadere. Sono ruscelli che non fanno fiume. Sono spesso forze magnifiche, che, senza volerlo, poco costruiscono e talora disturbano, e che, dopo momenti di grande fervore, di solito si affievoliscono e si disperdono.

I COSTANTI INVITI ALLA UNITÀ CONTRO OGNI DISPERSIONE

La Chiesa ammette il pluralismo delle forme di spiritualità e di apostolato, e spesso incoraggia il sorgere di libere associazioni (cf. Apost. Act. n. 19); ma non cessa di raccomandare che l’apostolato sia ordinato e organizzato, e che sia evitata la dispersione delle forze (ibid. nn. 19 e 20). «I laici, dice espressamente il Concilio, agiscano uniti a guisa d’un corpo organico, affinché sia meglio espressa la comunità della Chiesa e l’apostolato riesca più efficace» (ibid.). E la medesima ripetuta raccomandazione è fatta ai Sacerdoti dal Concilio; essa attinge da una radice derivante dalla più antica ed autentica tradizione della Chiesa, e ricorda che «l’unione tra i Presbiteri e i Vescovi è particolarmente necessaria ai nostri giorni» (Presbyt. Ord. n. 7); e che «ciascuno dei Presbiteri è legato ai confratelli con il vincolo della carità, della preghiera e dell’incondizionata collaborazione» (ibid. n. 8).

Si potrebbe dire che questa esortazione interpreta veramente lo spirito del Concilio e tende a caratterizzare il rinnovamento della Chiesa nel nostro tempo. La così detta «pastorale d’insieme», o per meglio dire «organica», trae da essa il suo impulso più autorevole. Ne aveva già avvertito la necessità il Nostro venerato Predecessore Pio XII, il quale, parlando, il 10 marzo 1955, ai Parroci ed ai Quaresimalisti di Roma, osservava: «Quando da una parte si nota il fervore di tante intraprese, ove nessuno si ferma, ove nessuno rallenta il passo, nessuno si risparmia, e dall’altra si deve riconoscere che gli effetti non sono quali tanto impiego di energie e tanta abnegazione farebbero prevedere, nasce il dubbio se forse non si combatte troppo da sé soli, troppo slegati e disuniti. Chi sa . . . che non giovi riesaminare il lavoro apostolico al lume dei principi che regolano ogni retta collaborazione. Per quanto Ci consta - egli diceva -, questa è oggi una delle esigenze più imperiose del clero e del laicato» (Discorsi e Rad., vol. XVII, p. 9).

PASTORALE ORGANICA NELLA COMUNITÀ ECCLESIALE

«Pastorale organica nella comunità ecclesiale»: ecco una formola programmatica veramente felice. Noi siamo lieti di osservare come essa vada affermandosi nella Chiesa di Dio, e come voi, Sacerdoti che Ci ascoltate, ne fate oggetto dei vostri studi e dei vostri propositi nelle riunioni e nelle discussioni della XVIII Settimana di aggiornamento pastorale, in via di svolgimento. Conosciamo l’autorità e l’esperienza dei promotori e degli oratori di questa ricorrente manifestazione, da cui il clero italiano trae preziosi lumi ed impulsi per essere pari, nell’attualità delle circostanze e nell’urgenza dei bisogni, alla sua provvida e santa missione. Non possiamo che compiacerCi di ciò, e volentieri incoraggiamo quanti promuovono ed assecondano codesta attività.

A voi tutti, Sacerdoti e fedeli qui presenti, si rivolge il Nostro plauso e la Nostra esortazione, affinché in tutti sia chiara la coscienza, in tutti generoso l’impegno di «edificare la Chiesa», con unità di intenti, con fedeltà di fatica, con organicità di disegno, con dedizione di cuore e di opera, nell’ineffabile e quasi sperimentata certezza d’essere in così grande, in così moderna, in così santa impresa, collaboratori umili e necessari, strumenti attivi e meritori di Cristo, di Cristo stesso, dell’unico architetto, costruttore indefettibile e sempre presente, che ponendo Pietro alla base del mistico edificio ha pronunciato le fatidiche parole: «Io edificherò la mia Chiesa» (Matth. 16, 18). A voi tutti la Nostra Benedizione Apostolica.


Paterno saluto a due gruppi di cecoslovacchi

La vostra presenza ravviva il Nostro interesse per le condizioni del vostro Paese, del quale tutto il mondo parla come di Nazione sottoposta a gravissima prova.

Noi comprendiamo i vostri sentimenti e partecipiamo alla vostra prova.

Noi preghiamo per voi; Noi facciamo voti che le vostre presenti difficoltà valgano a temprare i vostri animi nella ricerca e nella certezza dei valori superiori dello spirito: nel senso buono di giustizia, di libertà, di concordia e di pace, fra voi e con tutti; e nel risveglio e nella perseveranza di quella fede cattolica che ha illustrato la vostra storia, nobilitato la vostra coscienza nazionale e dato alla vostra vita la migliore sua forza morale e la sua trascendente speranza.

                                   

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