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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 4 novembre 1970

 

Carattere spirituale e missionario del viaggio di Paolo VI in Asia e in Oceania

Avete sentito parlare del Nostro viaggio in Estremo Oriente? Forse anche voi avete desiderio di saperne qualche cosa. Lo scopo di questa lunga escursione corrisponde così alla Nostra missione apostolica, che crediamo offrire alla vostra riflessione qualche pensiero buono sulla vita della Chiesa in questo nostro tempo, e di avere in tal modo con Noi la vostra compagnia spirituale e la vostra preghiera per il buon esito del Nostro itinerario apostolico.
Dunque: quando sarà? Sarà, a Dio piacendo, alla fine di questo mese, il 26 novembre; e speriamo d’essere di ritorno a Roma il 5 dicembre. E dove ci porterà questo viaggio? È già stato pubblicato l’elenco geografico delle stazioni. Stazione prima Manila, nelle Isole Filippine, fra il mare della Cina e l’Oceano Pacifico; ma si dovrà fare uno scalo di poche ore a Teheran, nell’Iran (l’antica Persia). Perché a Manila? Perché è là convocata una riunione dei Vescovi dell’Asia Orientale: prima intenzione del Nostro viaggio è quella d’incontrarci con 1’Episcopato delle Filippine e con quello dei Paesi di quella immensa parte del mondo. Da parecchi anni Noi eravamo stati invitati a visitare quella Nazione, la cui popolazione è in maggioranza cattolica; e siamo debitori a quel Popolo d’una visita da lui tanto desiderata, e sollecitata da cortesi e insistenti pressioni sia delle Autorità ecclesiastiche, che di quelle civili, non che dai tanti Pellegrini, i quali, venendo a Roma, ci dicono sempre l’attesa che là ci chiama. Vi rimarremo tre giorni, fitti d’incontri, di riunioni, di cerimonie religiose, speciale quella d’una numerosa ordinazione sacerdotale di Diaconi provenienti da Paesi asiatici. Sarà poi, per l’occasione, inaugurata una Stazione-Radio cattolica, la così detta Radio-Veritas, dalla quale speriamo mandare a tutta l’Asia Orientale uno speciale saluto. Questa è la tappa pastorale.

DA MANILA A SYDNEY

Da Manila faremo un rapido viaggio ad una delle Isole lontane della Polinesia, in mezzo al Pacifico, per rendere omaggio simbolico alle popolazioni disseminate nell’immenso Oceano, e per salutare una delle Missioni cattoliche più tipiche, lo Stato indipendente della Samoa Occidentale nell’arcipelago delle Samoa: tappa missionaria.
Di là a Sydney, in Australia, tappa civile e apostolica. Vi incontreremo l’Episcopato di quel grande continente, quello della Nuova Zelanda e di altri Paesi dell’Oceania, le Autorità civili, il Popolo australiano. Tre giorni. Ai motivi propriamente religiosi del Nostro viaggio se ne aggiunge uno speciale, quello di associarci alle celebrazioni bicentenarie, che hanno luogo quest’anno in Australia, dove la civiltà occidentale ha rapidamente realizzato un magnifico sviluppo. Anche là sono fiorenti comunità cattoliche, molte delle quali sono in buona parte formate da immigrati europei.
Da Sydney a Giakarta. Un giorno, pieno d’incontri, con i Vescovi, le Autorità civili, le comunità cattoliche e con il Popolo dell’Indonesia. Come rinunciare a questa irrepetibile e ambita opportunità?
Da Giakarta un volo a Hong Kong, per poche ore, ma sufficienti, Noi speriamo, per testimoniare a tutto indistintamente il grande Popolo Cinese la stima e l’amore della Chiesa cattolica e Nostro personale.

DJAKARTA, HONG KONG, COLOMBO

Poi, sempre correndo, a Colombo, nel Ceylon. Poche ore, ma anch’esse piene d’incontri e di cerimonie. E finalmente a Roma, se Dio ci assiste, portando nel cuore un cumulo di visioni, di esperienze, di temi per la Nostra riflessione e per il Nostro ministero apostolico.
Il perché di questo viaggio? Abbiamo già accennato alle due importanti riunioni di Vescovi, per le quali principalmente ci muoviamo: essere con i Nostri Fratelli nell’Episcopato, in mezzo a loro e con loro, in questo periodo Post-conciliare, che vede sorgere e organizzarsi le Conferenze Episcopali, riunite a loro volta in incontri continentali, ci è sembrato motivo adeguato per intraprendere questo straordinario cammino; a questo motivo altri se ne sono aggiunti a darci stimolo e coraggio. Ci attrae certamente anche il desiderio di prendere personale contatto con nuovi Paesi e nuove comunità, sia nazionali, che ecclesiali. Ma dobbiamo dire subito che questo viaggio, come gli altri da Noi compiuti, non ha affatto né carattere turistico, né scopo politico di alcun genere. Desideriamo, sì, ammirare, correndo e di sfuggita, i panorami etnici e geografici aperti al Nostro sguardo, e rendere omaggio anche alle Autorità civili, le quali ci accolgono con ospitale deferenza; ma il carattere della Nostra peregrinazione vuol essere esclusivamente apostolico, perciò religioso, ecclesiale, spirituale e missionario; non feste esteriori, non ricevimenti profani, non onori ufficiali. Andiamo come modesti e frettolosi pellegrini; non avremo alloggio, come ormai è Nostro costume, se non nelle residenze dei locali Rappresentanti pontifici; procureremo di godere d’una sola cosa, dell’incontro umano e spirituale con quanto più numerosi possibile gruppi di ecclesiastici, di fedeli, di cittadini qualificati, cercando qualche intenzionale incontro con uomini di Chiesa, col popolo semplice, con Studenti e Lavoratori, con Poveri e Sofferenti, con famiglie umili e bambini, riservando ad ogni incontro una parola e una benedizione.

UN CHIARIMENTO

Chi sarà con Noi? I nomi del Nostro seguito ufficiale sono già stati pubblicati; in tutto sei personaggi; qualche altra persona di fiducia ci accompagnerà per le funzioni pratiche del viaggio. Dobbiamo a questo proposito alcuni chiarimenti per dissipare voci infondate, diffuse in questi giorni a questo proposito. Non avremo con Noi il Nostro Cardinale Villot; egli stesso, per non lasciare a lungo uffici tanto delicati, quali la Segreteria di Stato e il Consiglio degli Affari Pubblici della Chiesa, privi di direzione responsabile e già iniziata ad ogni possibile evenienza, si è spontaneamente offerto a rinunciare al viaggio e rimanere al suo posto di lavoro; gli dobbiamo grazie per questa esemplare permanenza al suo posto di non lieve fatica. Ci seguirà invece il Cardinale Agnelo Rossi, finora ottimo e zelante Arcivescovo di San Paolo in Brasile, e da Noi nominato, dopo la rinuncia, per età e malferma salute, del Cardinale Agagianian, Prefetto della Sacra Congregazione per la Evangelizzazione dei Popoli.

Le ipotesi, fatte da alcuni ad uso dell’opinione pubblica, che il Cardinale Rossi sia stato rimosso dalla sua sede arcivescovile per ragioni delle posizioni, chi dice di favore, chi invece di contrasto nei riguardi delle Autorità Brasiliane, ovvero chiamato a Roma per suoi particolari atteggiamenti, pro o contro certe tendenze nella vita della Chiesa, o in ordine a certi fatti della situazione politica brasiliana, sono tutte e del tutto infondate. Il Cardinale Rossi lo abbiamo voluto Noi, con il consiglio di persone esperte e prudenti, e senz’altra alcuna occulta intenzione, a capo del grande Dicastero Romano, che presiede all’enorme e complesso lavoro in favore delle Missioni cattoliche, per avere vicino a Noi collaboratore un Cardinale d’un continente in tanta misura ancora missionario, qualificato per la sua saggezza e per il suo zelo a dirigere con occhio sagace e imparziale la celebre Sacra Congregazione, come già si chiamava, «de Propaganda Fide». Combinazione ha voluto, forse non senza provvidenziale intenzione, che la sua chiamata in Curia coincidesse con la Nostra visita in Estremo Oriente, dove la medesima Sacra Congregazione ha in molte regioni diretta competenza, e dove il nuovo Prefetto di «Propaganda» potrà attingere notizie ed esperienze utilissime per il suo prossimo servizio curiale.

Ma un’osservazione d’insieme non possiamo infine tacere su questo Nostro viaggio, che ci porta a diretto contatto con i Paesi più lontani da questa Nostra sede romana, la quale viene per ciò stesso ad apparire, ancor meglio che mai, il centro visibile e terreno della Chiesa cattolica. Non soltanto il centro geografico e giuridico, ma altresì simbolico e spirituale di ciò che la Chiesa cattolica è, sia nelle sue profonde proprietà teologiche e misteriose e sia in quelle sue «note» esteriori e prodigiose, che ne fanno per se stessa e per il mondo l’eloquente apologia, quella che la dice «una, santa, cattolica ed apostolica», la vera Chiesa di Cristo.
Sia Egli benedetto Cristo Signore in questo episodio nuovo nella secolare storia ecclesiastica; e sia insieme onore al genio umano, che con i suoi modernissimi smezzi di trasporto, dominatori del tempo e dello spazio, lo rende possibile all’umile apostolo viandante per portare fino agli estremi confini della terra l’annuncio e la conferma del messaggio evangelico.
Voi, Fratelli e Figli carissimi, accompagnateci con le vostre preghiere e Noi avremo anche per voi la Nostra Apostolica Benedizione.

Collegio Vescovile «San Pio X» di Treviso

L’odierna udienza è onorata dalla presenza del pellegrinaggio del Collegio Vescovile «S. Pio X» di Treviso, guidato dal caro e venerato Mons. Mistrorigo. Sono con lui, oltre il Rettore con il corpo docente, più di ottocento alunni e illustri personalità della zona, anche un distinto gruppo di ancelle e barellieri del Segretariato ammalati della Diocesi. Salutiamo con animo commosso e grato questa folta e bella schiera di visitatori, che ci porta l’eco viva della religiosità della loro terra benedetta da Dio.
Siete venuti, figliuoli, principalmente per concludere ai piedi dell’umile Successore di Pietro le celebrazioni cinquantenarie di una data importante nella storia del vostro Collegio, erede di antiche e gloriose tradizioni cattoliche trevigiane, che ha dato e continua a dare un servizio incomparabile nella vita religiosa della diocesi. Conosciamo il prestigio che lo circonda per la serietà degli studi ed i metodi educativi, e specialmente la dedizione di coloro che vi consacrano le loro energie con la passione che merita tanta gioventù a loro affidata dalla fiducia delle famiglie cattoliche.

A questi benemeriti e fedeli servitori della Chiesa e della società vada la Nostra gratitudine e il Nostro plauso più sincero.
Noi confidiamo che primi a comprendere l’eccellenza di tale Istituzione siano gli alunni che hanno la fortuna di presentarla. Sì, figli carissimi, abbiate stima del vostro Collegio non solo per i suoi pregi didattici, ma anche e particolarmente perché vi educa a pensare e ad agire nella pienezza cosciente della vostra fede, e ad orientare l’entusiasmo della vostra età verso ideali cristiani. Che il Signore vi aiuti a corrispondere alle ardenti speranze dei vostri educatori per l’onore del vostro Collegio, per la fedeltà alle migliori tradizioni trevigiane e per la gioia della Chiesa, che cattolici veri, forti e coerenti vi vuole.
Vi accompagni la Nostra Benedizione che di cuore estendiamo ai vostri Superiori, genitori, familiari, qui presenti e assenti, e a tutto il vostro Collegio.

«Trofeo Italia 1970»

Dobbiamo ora un particolare saluto agli atleti delle squadre calcistiche, che partecipano alla fase finale del «Trofeo Italia 1970», in rappresentanza delle varie unità funzionali dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale; con essi sono i dirigenti e i familiari, in tutto settecento persone, un gruppo veramente cospicuo, che ha vivamente desiderato questo incontro col Papa. Ve ne ringraziamo di cuore: sappiamo che le gare, che state disputando, entrano nel quadro delle celebrazioni per il 70° anniversario di fondazione del benemerito Istituto, e del 25° anno di vita dell’associazione sportiva «Previdenza Sociale», che ha organizzato il Trofeo. La vostra presenza ci offre perciò l’opportunità di rallegrarci per le due ricorrenze, e di fare voti sia per l’attività altamente benefica e sociale svolta dall’Istituto in campo assicurativo e previdenziale in favore dei lavoratori, sia per il simpatico spirito agonistico che esso sa alimentare tra i suoi membri, attraverso lo sport direttamente esercitato, a irrobustimento delle membra e a svago dello spirito.
Noi invochiamo sul vostro lavoro quotidiano il continuo aiuto del Signore, e, nell’assicurarvi che vi seguiamo con l’augurio e con la preghiera, di cuore impartiamo a voi qui presenti, come a tutti i vostri colleghi, da voi rappresentati, la particolare Apostolica Benedizione.

                          

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