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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Basilica Vaticana
Mercoledì, 25 novembre 1970
Messagero del Vangelo
Sembra a noi, alla vigilia del Nostro viaggio in Estremo Oriente, di non potervi
parlare d’altro, ancora una volta, anche se già voi tutto sapete a tale
riguardo, ed anche se oggi un simile viaggio è cosa tecnicamente semplice
(prodigio del progresso moderno!), è cosa comune e a tutti aperta. Il fatto
che il Papa si metta in viaggio non è più una novità. Novità, se mai, sono le
circostanze pratiche, circa l’itinerario, le tappe, la durata; ma il fatto
materiale merita poi tanto interesse? Personalmente poi Noi non vogliamo
lasciarci prendere dalla fantasia e dall’emozione. Ma non possiamo rinunciare a
meditare fin da ora al significato delle cose, al valore religioso e umano di
questa iniziativa, per il fatto ch’è da Noi intrapresa in virtù della Nostra
missione apostolica. Come Papa ci rechiamo laggiù, non come privato
escursionista, e nemmeno come protagonista di feste e di cerimonie, ma come
Vescovo e capo del Collegio episcopale, come Pastore e missionario, come
pescatore di uomini (Cfr. Matth. 4, 19), cioè ricercatore di popoli e di
gente del nostro globo e del nostro tempo; andiamo per una serie di incontri,
che ci sembrano riflettere scene e parole evangeliche, per visitare fratelli e
figli, per avvicinare uomini e istituzioni, per onorare persone che più lo
meritano: i responsabili, i poveri, i giovani, gli affamati di giustizia e di
pace, i sofferenti, i lontani.
IL DISEGNO CRISTIANO DELLA SALVEZZA
Vi confideremo, carissimi, che Noi avvertiamo come la Nostra iniziativa
acquista dimensioni grandi, molto più grandi della Nostra umilissima persona, e
ci sembra di ravvisare, quasi in visione plastica e in misure difficilmente
calcolabili il quadro caratteristico dell’economia del regno di Dio, cioè della
Chiesa che sta storicamente compiendo, quasi a sua insaputa, il disegno
cristiano della salvezza. Lo potremmo forse chiamare questo quadro il dramma
delle sproporzioni: quando Dio entra in scena, nella nostra scena umana, terrena
e storica, quale equilibrio di proporzioni vi può essere? Se l’uomo stesso è un
nodo di sproporzioni (Cfr. PASCAL, Pensées, 72), che sarà la sua statura
quando egli viene in confronto e in combinazione con Dio, anche se Dio si è
fatto uomo per stare con noi a nostro livello? (Cfr. Bar. 3, 38) E
potremmo figurarci, per comodità concettuale, questo quadro così: lo scenario è
la storia, questa nostra storia, questo nostro tempo, nel quale stiamo cercando
«i segni dei tempi»; uno scenario disuguale, pieno di luce e di tenebre,
devastato da raffiche d’uragano che sembrano irresistibili, le ideologie
moderne; e da qualche fresca brezza di primavera, i soffi dello Spirito, che
«soffia dove vuole» (Io. 3, 8). Su questo scenario tre personaggi: uno,
che tutto lo occupa, la moltitudine incalcolabile degli uomini d’oggi,
crescenti, salimenti, coscienti, come non lo erano stati mai, carichi di
strumenti formidabili che danno loro potenza, che sa di prodigio, angelico o
diabolico, salutare o micidiale, e che li rende dominatori della terra e del
cielo e spesso schiavi di se stessi; giganti sono, e barcollano deboli e ciechi,
agitati e furiosi in cerca di quiete e di ordine, sapienti su ogni cosa e
scettici su tutto e sul proprio destino, sfrenati nella carne e folli nello
spirito . . . Un carattere pare per tutti comune: sono infelici, manca loro
qualche cosa di essenziale. Chi li può avvicinare? Chi istruire su le cose
necessarie alla vita, quando tante ne conoscono di superflue? Chi li può
interpretare e può sciogliere in verità i dubbi che li tormentano? Chi svelare
ad essi la vocazione, ch’essi hanno implicita nei loro cuori? Sono oceano queste
folle, sono l’umanità. Essa occupa tutta la scena, essa vi passa lentamente e
tumultuosamente: è lei che fa la storia . . .
L'APOSTOLO E LA PAROLA
Ma ecco un altro personaggio. Piccolo come una formica, debole, inerme,
minimo fino alla quantité négligeable. Egli cerca di farsi largo
in mezzo alla marea delle genti, tenta di dire una parola, si fa ostinato, cerca
di farsi ascoltare, e assume aspetto di maestro, di profeta; assicura di non
proferire parole sue, ma una parola arcana e infallibile, una parola dai mille
echi, che risuona nei mille linguaggi degli uomini. Ma ciò che più colpisce dal
confronto che si è prodotto con questa presenza, ecco, è la sproporzione:
sproporzione del numero, sproporzione di qualità, di potenza, di mezzi,
sproporzione d’attualità . . . Ma il piccolo uomo, e voi avete compreso chi è: è
l’apostolo, è il messaggero del Vangelo, è il testimonio; in questo caso, sì, il
Papa, che osa misurarsi con gli uomini. Davide e Golia? altri dirà: Don
Chisciotte . . . Scena irrilevante. Scena superata. Scena imbarazzante. Scena
pericolosa. Scena ridicola. Così si sente dire! e le apparenze sembrano
giustificare questi commenti. Ma il piccolo uomo, quando riesce ad ottenere un
po’ di silenzio e qualche ascoltatore, parla con un tono di certezza tutto suo;
dice però cose inconcepibili, misteri d’un mondo invisibile, e pur vicino, il
mondo divino, il mondo cristiano, ma misteri . . . E alcuni ridono, altri gli
dicono: ti ascolteremo un’altra volta, come capitò a S. Paolo nell’Areopago di
Atene (Act. 17, 32-33). Però qualcuno là ha ascoltato, e sempre
ascolta e si accorge che in quella flebile e sicura parola si distinguono due
accenti singolari e dolcissimi, i quali risuonano meravigliosamente nel fondo
del loro spirito: l’accento di verità e l’accento di amore. Si accorgono che la
parola non è che strumentalmente di colui che la pronuncia: è una Parola a sé,
una Parola d’un Altro. Dov’era e dov’è questo Altro? Chi era e chi è questo
Altro? Non poteva e non può essere che un Essere vivo, una Persona
essenzialmente Parola, un Verbo fatto uomo, il Verbo di Dio. Dov’era e dov’è il
Verbo di Dio fatto carne? Perché oramai era ed è chiaro ch’Egli era ed è
presente! E questo è il terzo personaggio della scena del mondo: il personaggio
che la sovrasta e la occupa tutta là dove gli è fatta accoglienza, per una via
distinta, ma non insolita al sapere umano, per via di fede. O Cristo, sei
Tu? Tu la Verità? Tu l’Amore? Sei qui? Sei con noi? In questo mondo così evoluto
e così confuso? Così corrotto e crudele, quando vuol essere contento di sé e
così innocente e così caro, quand’è evangelicamente bambino? Questo mondo, così
intelligente, ma così profano e spesso volutamente cieco e sordo ai Tuoi segni?
Questo mondo che Tu hai amato, Tu, o fonte della i7ita, fino alla morte; Tu, che
Ti sei cioè rivelato in Amore? Tu salvezza, Tu gioia del genere umano? Tu sei
qui, dove la Chiesa, tuo sacramento e tuo strumento (Cfr.
Lumen gentium, 1, 48;
Gaudium et spes, 45), Ti annuncia e Ti porta? È questa la scena
perenne che nei secoli si svolge, e che nel Nostro viaggio vuole avere un suo
attimo di ineffabile realtà. Partecipiamovi spiritualmente tutti insieme,
Fratelli e Figli carissimi. Con la Nostra Benedizione Apostolica.
Ed ora un caldo, affettuoso saluto alla Comunità Filippina di Roma, che con
grande conforto del Nostro animo vediamo presente nell’odierna Udienza.
Figli carissimi, il desiderio che vi ha spinti a porgerci il vostro omaggio
prima della Nostra partenza verso l’Estremo Oriente, rappresenta una nota quanto
mai suggestiva di questa Udienza, ed accresce in Noi le emozioni della vigilia
del Nostro viaggio apostolico. Con ciò, mentre in qualche modo ci fate già
pregustare la gioia del Nostro prossimo incontro col vostro popolo, ci
manifestate altresì i sentimenti che vi animano e vi uniscono spiritualmente ai
vostri connazionali nella trepida attesa di questo avvenimento. Grazie,
figlioli, di questa vostra graditissima presenza, grazie dei vostri auguri e
soprattutto delle preghiere, con le quali - come ci avete voluto amabilmente
assicurare - non cesserete di accompagnarci lungo le tappe del Nostro laborioso
itinerario. Quando raggiungeremo la vostra nobilissima terra, Noi siamo
certi di trovare colà cuori ardenti come i vostri, pronti ad accogliere il
Nostro messaggio di fede, di fraternità e di pace, per un più prospero avvenire
del nome cristiano nel continente asiatico. Che il Signore vi aiuti a
corrispondere a queste vive speranze della Chiesa, mantenendo la vostra gente
fedele alle sue gloriose tradizioni civili e religiose, e salda in quella
fermezza di fede, che tanto la onora. Il gaudio, la pace e la grazia del
Signore siano sempre in voi con la Nostra Apostolica Benedizione.
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